Il nuovo triumvirato Xi-Putin-Modi suona la sveglia all’Occidente

xi jinping, putin e modi

Lo chiamano “vero multilateralismo” ma di fatto quello che è nato nel vertice di Tianjin è l’asse per una nuova egemonia globale. Dall’Atlantico all’Eurasia: l’obiettivo di Cina, Russia e India è esplicito, e non fa piacere a Trump.

L’attivismo cinese per rafforzare ed espandere l’alleanza anti-atlantica restringe lo spazio d’azione per il presidente Usa che scuote il mondo con le minacce di dazi producendo instabilità e incertezza. In questo quadro, la Cina che si sogna impero si propone al mondo come gigante di stabilità, interessata a tessere relazioni commerciali con ogni Paese disposto ad accettare la sua leadership (attraverso la piattaforma per la “Nuova Via della Seta”, lanciata nel 2013).

Putin e Modi che camminano tenendosi per mano sono una risposta alle minacce trumpiane di sanzioni verso l’India colpevole di continuare a comprare petrolio russo a buon mercato (finanziando indirettamente la guerra in Ucraina). Ma il nazionalista Modi non è sfiorato dall’idea di rinunciare alle fonti energetiche russe, più convenienti, perché la sua priorità è trainare la crescita del proprio Paese. E Xi supera le annose tensioni con l’India pur di offrire al mondo una photo opportunity che equivale a una dichiarazione di guerra: il mondo è più grande dell’Occidente, e noi siamo pronti ad assumerne la leadership.

Xi usa un linguaggio duro contro l’Occidente reo di coltivare una “mentalità da guerra fredda” e di portare avanti “atti di intimidazione”, e non sorprende il plauso del leader supremo Ali Khamenei che osserva positivamente il risultato del vertice: “Sta nascendo il nuovo mondo”.

Nel tentativo di ampliare il raggio d’azione della Sco, il presidente cinese ha anche proposto di istituire una piattaforma internazionale per la cooperazione energetica e di accelerare la creazione di una Banca di sviluppo promettendo 2 miliardi di yuan (240 milioni di euro) in aiuti gratuiti quest’anno e 10 miliardi di yuan (1,2 milioni di euro) in prestiti nel prossimo triennio.

Ha annunciato inoltre di voler consentire ai Paesi Sco di utilizzare il sistema satellitare cinese BeiDou alternativo al sistema Gps controllato dagli Usa invitandoli a partecipare alla stazione di ricerca lunare cinese.

I Paesi della Shangai Cooperation Organization, che si sono riuniti nel vertice di Tianjin, rappresentano il 40 percento della popolazione mondiale, l’80 percento delle terre emerse e quasi il 23 percento del Pil globale; se ad essi si sommano i membri Brics, si passa a metà del Pil globale.

Insomma, il Sud Globale somiglia, per molti versi, alla “Maggioranza globale” evocata, proprio a Tianjin, da Putin. A voler evidenziare una vocazione maggioritaria che, dalla difesa alla tecnologia, sembra ormai a un passo dal superamento degli equilibri sanciti dalla pax americana.

Russia, Cina e India possono contare, rispettivamente, sul secondo, terzo e quarto esercito più grande del mondo per un totale di quasi 5 milioni di effettivi. Come ha notato Maurizio Molinari, anche l’equilibrio nucleare si è spostato a favore dei Paesi Sco che superano quelli Nato (6339 testate atomiche contro 5792).

La supremazia tecnologica occidentale potrebbe essere presto archiviata visto il vantaggio competitivo cinese nell’ambito dell’AI. Sul fronte della sicurezza non c’è partita: da tempo Cina e Russia guardano con stupore alla deriva di un Occidente incapace di controllare i confini, di garantire la sicurezza dei propri cittadini e di preservare la popolazione dalle minacce esterne (non solo economiche ma anche sociali e culturali).

Si dirà: sono dittature. Certo, ma la democrazia non dovrebbe per forza associarsi all’inerzia delle frontiere aperte che hanno reso di fatto ingovernabili le nostre città – in Italia e non solo – aumentando enormemente i casi di criminalità, acuendo le disuguaglianze, minacciando la nostra identità.

Questi problemi, a Mosca o a Pechino, non esistono perché chi non ha i titoli per entrare non entra. Sono società controllate ma non sono società rotte, come quelle europee. Le frontiere, in quei Paesi, esistono e vengono fatte rispettare. Sul punto la Casa bianca rappresenta una storia a parte e lo stupore per la deriva europea è stato denunciato, con parole inequivocabili, dal vicepresidente Usa JD Vance che alla Conferenza di Monaco sferzò i colleghi europei: “Nessun elettore in questo continente ha votato per aprire le porte a milioni di immigrati non controllati”.

Insomma, da Tianjin arriva un campanello d’allarme per l’Occidente che troppo a lungo si è crogiolato nell’illusione di un primato insuperabile. Si potrebbe dire, forse in modo semplicistico, che il confronto sia tra democrazie e autocrazie. Ma poiché la democrazia fa acqua anche a Ovest, e non si può certo intendere “il governo del popolo” come la rassegnazione al declino, appare urgente un colpo di reni in Europa e oltreoceano.

Non vogliamo rinunciare alle nostre Costituzioni ma l’offensiva del nuovo triumvirato globale – Xi, Putin, Modi – ci ricorda che, oltre alle norme e alla burocrazia, esiste l’urgenza di rilanciare gli investimenti e la crescita economica, di tornare a credere in un futuro radioso, fondato sulla sicurezza e sull’innovazione.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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