Tradizione in movimento: parla il presidente eletto dell’Aci Geronimo La Russa

Geronimo La Russa (Aci)

Il presidente eletto dell’Automobile Club d’Italia (Aci) Geronimo La Russa racconta le priorità del suo mandato: innovazione, tutela del patrimonio storico e impegno per la sicurezza stradale.

Geronimo La Russa è il presidente eletto dell’Automobile Club d’Italia. Con oltre il 78 percento di voti in assemblea, è diventato uno dei presidenti più giovani dell’ente di cui era già componente attivo in qualità di presidente dell’Automobile club di Milano e fondatore di Aci storico.

“Questa nuova avventura punta all’innovazione nella tradizione – spiega a Fortune Italia il neopresidente La Russa – Dobbiamo avere una maggiore consapevolezza del nostro glorioso passato. Aci ha centovent’anni di storia, pochi enti in Italia possono vantare una storia così importante, insieme all’ambizione di guardare verso il futuro per continuare ad offrire ai cittadini e ai soci servizi di qualità e un racconto pieno di passione”.

Qual è il ruolo di Aci nel panorama italiano?

Aci è un ente peculiare, quasi unico, che unisce due diverse responsabilità: quella affidata in quanto ente pubblico e quella in quanto federazione sportiva dell’automobilismo affiliata al Coni.

Sulla nostra prima responsabilità il nostro ruolo è di arricchire ulteriormente il patrimonio di competenze e di capacità da mettere ogni giorno a disposizione dei cittadini, degli automobilisti e, naturalmente, di chi ha il compito di individuare le politiche e le scelte più efficaci per il nostro futuro.

Sulla nostra seconda, ma non per rilevanza, responsabilità abbiamo il dovere di tutelare e sostenere il movimento motoristico sportivo italiano che è alla base dell’eccellenza tecnologica delle nostre imprese del settore automotive. In entrambi i ruoli di Aci daremo quindi sostegno e supporto all’Italia nel delicato quanto strategico settore della mobilità, nella fondamentale riduzione delle vittime della strada, nel supportare il settore automotive in cui lavorano, a vario titolo, centinaia di migliaia di donne e uomini.

Quali saranno le coordinate della sua presidenza?

Per prima cosa, serve il coraggio di trovare soluzioni alle grandi trasformazioni in atto nel settore dell’auto e della mobilità. E di farlo attraverso un grande lavoro di confronto, dentro l’ente come con tutti gli attori del settore. Aci è la più grande e articolata organizzazione a base associativa e democratica italiana, presente in ogni provincia d’Italia con oltre un milione di associati, sentiamo forte la consapevolezza di dover fare la nostra parte.

Quindi le coordinate passano dal supplemento di impegno, come Aci nazionale e nelle oltre cento Automobile Club provinciali, perché le trasformazioni, più sicurezza e mobilità sostenibile si devono concretizzare nei tanti territori italiani. Vedo pertanto una massiccia dose di innovazione e un ritorno alle origini di Aci, quando con orgoglio si esponeva sul parabrezza il logo dell’Aci.

Tra i fili rossi della contemporaneità c’è la transizione energetica applicata all’automotive. Qual è il suo punto di vista?

L’ecosostenibilità è nelle corde di Aci già da tempo, ma oggi la sfida maggiore è far capire alle istituzioni che la neutralità tecnologica è la chiave vincente.

Le imposizioni, tanto più ideologiche, non funzionano. La transizione ecologica della mobilità è innanzitutto un tema sociale e di pari opportunità per tutti, perché pochi possono permettersi veicoli nuovi e a bassissimo impatto. Per questo, Aci ha lanciato un chiaro principio: la mobilità è davvero sostenibile a condizione che riduca il suo impatto ma che sia accessibile a tutti (sia sotto il profilo economico che per la facilità all’uso delle nuove forme di mobilità), e che sia soprattutto più sicura per tutti gli utenti della strada a iniziare dai più vulnerabili (pedoni, ciclisti, monopattini).

Aci ha un imperativo: offrire ai cittadini la mobilità che a loro serve, sempre più sostenibile ma tarata sulle loro esigenze e più sicura per tutti. Dobbiamo avere come bussola per la transizione fatti e dati scientifici, senza ideologie o interessi da difendere, se non quelli di chi ogni giorno deve muoversi.

È un fatto che la mobilità è uno dei principali fattori strategici di crescita sociale ed economica di una nazione, e va affrontata con questa consapevolezza. I dati scientifici ci dicono che l’impatto ambientale del traffico privato è solo una piccola quota parte delle diverse emissioni derivanti dalle attività umane, inferiore al dieci percento anche nelle aree metropolitane padane. Crediamo allora che la mobilità sostenibile debba coniugare le diverse necessità e rispettare i 37 milioni di automobilisti, disposti a rivedere l’uso dell’auto senza dovervi rinunciare totalmente.

Lei accennava alla sicurezza stradale: avete iniziative in cantiere?

Da decenni la sicurezza sulle strade è il primo impegno di Aci. A partire dagli anni Settanta, quando le vittime superavano abbondantemente le diecimila persone, si è lavorato molto sulla sicurezza attiva e passiva dei veicoli, sulla sicurezza dell’infrastruttura stradale, sulla cultura dell’automobilista per i corretti comportamenti alla guida e anche con norme più repressive. Ma non basta. Vittime e gravi lesioni sono sempre troppi, dobbiamo impegnarci con maggiore energia.

Le cito alcuni dei tasti dolenti: un parco veicoli troppo vecchio che non offre le nuove tecnologie per la sicurezza, l’elevata distrazione al volante determinata spesso dall’uso degli smartphone, l’uso di sostanze stupefacenti e alcol che specialmente nelle notti dei fine settimana e tra i giovani mietono tante, troppe vittime.

Aci lavorerà affinché cresca la consapevolezza di come piccole attenzioni, osservando facili regole, possano salvare migliaia di vite umane.

C’è poi un settore che è sinonimo di identità nazionale, memoria, cultura. Parlo dell’automobilismo storico sul quale Aci è pure attivo.

Dalla Targa Florio alla 1000 Miglia, sono numerose le iniziative per promuovere e tenere viva la memoria delle auto d’epoca. Senza voler lontanamente scomodare i grandi del Novecento, da Primo Levi a Sepúlveda, è chiaro a tutti che senza il passato non si ha un futuro.

Il passato italiano dell’auto è glorioso, invidiato nel mondo, e ancora oggi alla base del successo dell’operosità italiana. Per questo è così rilevante per Aci, per l’Italia. Bisogna tutelare il futuro del motorismo storico, con una visione più inclusiva e di sistema, dinamica e nei tempi che viviamo.

Il fascino delle “youngtimer”, ad esempio, rappresenta una nuova frontiera per avvicinare un pubblico più ampio e variegato, composto non solo da esperti e collezionisti, ma anche da chi vede nella propria auto un pezzo di storia personale e culturale da preservare. Solo così, tra innumerevoli anni, avremo preservato il nostro formidabile passato e offerto un futuro di eccellenza mondiale ai nostri motori.

Capitolo motorsport: cosa c’è da cambiare o migliorare?

Innanzitutto, c’è da mantenere l’altissimo livello del motorsport italiano, tra i più significativi a livello mondiale perché poche nazioni possono vantare un calendario così ricco di eventi mondiali e internazionali come il nostro. Un livello elevato che non riguarda solo gli eventi internazionali, dalla Formula 1 al Mondiale Rally, che coinvolge tutti gli ambiti: dalla pista, alla salita, ai rally, al motorismo storico, ai Campionati Italiani e all’eSport.

Per migliorare è essenziale pianificare e programmare iniziative strategiche, adottare un approccio orientato alla sostenibilità, rafforzare i canali di comunicazione con una strategia più capillare ed unitaria, capace di valorizzare tutti i campionati ed i piloti per espandere la presenza di Aci come Federazione Sportiva sia in Italia che all’estero.

La digitalizzazione giocherà un ruolo chiave in questo processo: l’abitudine, perpetuata dal Calcio, a guardare principalmente gli highlight degli sport (e solo dopo semmai vedere l’intero evento) ci chiama a sfruttare anche nuove piattaforme e formati innovativi, coinvolgendo un pubblico sempre più ampio, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni.

Un altro tema centrale è la crescente difficoltà legata all’aumento dei costi che rischia di mettere in difficoltà organizzatori e partecipanti, compromettendo l’accessibilità del motorsport. Intendiamo affrontare questo problema impegnandoci per trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza senza gravare eccessivamente sugli eventi, servono alternative che possano calmierare i costi e proteggere in particolare le competizioni locali, salvaguardando così il futuro dell’intero settore.

Il Gp di Monza prosegue mentre Imola è sospeso. Che succederà?

Per la prima volta, quest’anno non si tengono i due Gran Premi. L’anno prossimo certamente rimarrà Monza, che anzi va prolungata ancora di più nel tempo, ma confidiamo di recuperare anche Imola che è parte della nostra storia.

E la storia dell’auto deve continuare perché è anche la storia dei grandi costruttori italiani, a partire da Enzo Ferrari. Proprio Ferrari è la nostra prima licenziataria. Ovviamente tifiamo Ferrari, ma anche il giovane Kimi Antonelli è un grande campione italiano e ci farà sognare in Formula 1.

L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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