Il presidente Donald Trump ha lanciato un appello alla Corte Suprema, chiedendo di salvaguardare gran parte del regime tariffario da lui negoziato per le importazioni dai principali partner commerciali, avvertendo che la rimozione dei dazi potrebbe innescare quella che la sua amministrazione ha definito una “catastrofe economica“.
La richiesta di Trump, formulata sia in dichiarazioni pubbliche sia in atti legali, arriva in un contesto di crescente incertezza sul futuro della sua autorità tariffaria, dopo che le sentenze dei tribunali federali hanno stabilito come molte delle sue azioni fossero, di fatto, illegali, come era apparso chiaro ad analisti e studiosi costituzionali.
Al centro della controversia c’è l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), legge su cui Trump ha fatto leva per imporre i dazi nel “Giorno della Liberazione”, includendo nuove imposte su Cina, Messico e Canada all’inizio di quest’anno.
Gli avvocati del presidente hanno avvertito che la sentenza 7-4 della Corte Federale, che ha dichiarato i dazi illegittimi, mette a rischio sia le trattative commerciali in corso sia gli accordi quadro già negoziati. Hanno insistito per una revisione accelerata, proponendo di discutere la questione davanti alla Corte Suprema entro l’inizio di novembre.
Tale decisione ha gettato “un’ombra di incertezza giuridica sugli sforzi del presidente per proteggere il nostro Paese prevenendo una crisi economica e di politica estera senza precedenti”, ha sostenuto l’amministrazione Trump nel suo appello, secondo ScotusBlog e Lawrence Hurley di NBC News. Gli avvocati dell’amministrazione hanno avvertito: le conseguenze economiche sarebbero catastrofiche”.
L’allarme economico di Trump
Trump ha rafforzato il suo messaggio con dichiarazioni pubbliche in cui afferma che la rimozione di questi dazi rischia di avere conseguenze devastanti per i lavoratori e i produttori statunitensi. “Se eliminassimo i dazi, potremmo finire per diventare un paese del terzo mondo”, ha insistito Trump in una recente conferenza stampa alla Casa Bianca, definendo la protezione tariffaria essenziale per la sicurezza economica e la leva finanziaria nei negoziati commerciali.
L’amministrazione ha generato ingenti entrate dai dazi, con Morgan Stanley che prevede un incasso sconvolgente di 2,7 trilioni di dollari nel prossimo decennio. Se la Corte Suprema avesse aspettato fino a giugno 2026 per pronunciarsi sul caso, gli avvocati di Trump hanno calcolato che entro quella data sarebbero stati riscossi dazi per un valore compreso tra 750 miliardi e 1 trilione di dollari.
La loro revoca “potrebbe causare notevoli disagi”, secondo la Casa Bianca, avvertendo che anche gli investimenti precedentemente concordati nell’economia statunitense potrebbero essere revocati. Le aziende americane, da parte loro, potrebbero ricevere un rimborso di 150 miliardi di dollari, come riportato in precedenza da Fortune.
Dietro i titoli: realtà economiche e politiche
Il dibattito ha diviso economisti e leader aziendali. Gli esperti osservano che i dazi hanno aumentato i costi medi per famiglia di oltre 1.300 dollari l’anno – un onere regressivo soprattutto per gli americani a basso reddito – mentre le famiglie a basso reddito spendono una quota maggiore del loro denaro su beni importati. Al contrario, l’abrogazione dei dazi potrebbe ridurre drasticamente questi costi, riducendo l’aliquota effettiva dal 25% a poco più del 4%.
Settori manifatturieri come l’acciaio hanno beneficiato della protezione tariffaria, ma l’economia in generale ha dovuto far fronte a costi maggiori per le materie prime, soprattutto per le aziende automobilistiche ed elettroniche. Alcuni economisti definiscono esagerati gli avvertimenti apocalittici di Trump, prevedendo invece un doloroso processo di aggiustamento e una volatilità di mercato piuttosto che una vera e propria catastrofe.
Il caso della Corte Suprema potrebbe creare precedenti cruciali sull’equilibrio tra potere congressuale e presidenziale in materia commerciale. Gli esperti affermano che le sentenze dei tribunali di grado inferiore rafforzano i controlli costituzionali e diffidano dell’autorità tariffaria illimitata prevista dall’Ieepa. Se i giudici si schiereranno con i magistrati d’appello, potranno seguire rimborsi tariffari e rapide riforme della catena di approvvigionamento, con ripercussioni per industria, investitori e consumatori.
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