C’è un portale Web dove vengono messe in vendita le immagini (di momenti privatissimi) di telecamere provenienti da tutto il mondo, anche dall’Italia. Al sito si può accedere con una semplice ricerca su Internet. A qualche giorno dalla scoperta della società trevigiana Yarix, che ha indagato sul fenomeno, il sito è ancora online e accessibile. Secondo quanto riportato da alcune testate, è lo stesso portale su cui sarebbe finito il video del conduttore Stefano De Martino, spiato insieme alla fidanzata Caroline Tronelli. Ora i contenuti italiani sono spariti, ma ci sono altri portali simili e altrettanto grandi, racconta a Fortune Italia Diego Marson, Chief Technical Officer di Yarix.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, sul portale indagava, prima ancora della segnalazione di Yarix, già la Polposta di Roma. Intanto Yarix ha segnalato tutto alla Polizia Postale Veneto, con la quale ha firmato un Protocollo di Intesa dal 2016 e ha già collaborato per diverse inchieste.
Da quando è intervenuta la società trevigiana, centro di competenza per la cybersecurity di Var Group (inizialmente coinvolta per un’inchiesta del programma televisivo Quarta Repubblica), nei giorni scorsi c’è stato un cambiamento rilevante: dal sito sono spariti i feed delle telecamere situate in Italia. Ma sono ancora online le immagini di quelle di tutto il mondo (circa 2.000). E poi ci sono i sistemi di messaggistica: nel caso di De Martino, ad esempio, il filmato continuerebbe a essere visibile sui gruppi di Telegram.

Marson spiega che le telecamere italiane in vendita sul portale erano circa il 10% del totale. I momenti privati catturati, ha fatto sapere la società trevigiana, vengono messi in vendita con costi che vanno da pochi dollari fino a quasi seicento.
I ‘clienti’ li selezionano in base a diverse categorie (‘young couple’, ‘mature’, eccetera) e accedere a questi video è particolarmente facile: bastano alcune parole chiave sul motore di ricerca. “In un pomeriggio abbiamo trovato i primi riscontri”, racconta Marson, mentre il lavoro di ricerca sul ‘business’ delle immagini rubate va avanti: altri portali mettono in vendita i feed delle telecamere, e secondo Marson sono siti web dello “stesso ordine di grandezza” di quello già scoperto.
A questi siti si aggiunge “un sottobosco nutrito di informazioni non accessibili semplicemente da motore di ricerca: soprattutto comunicazioni tra gruppi Telegram e altri servizi di messaggistica, ovviamente più difficili da trovare”, dice l’esperto.
Il team di threat intelligence della società ora è “alla ricerca di briciole” che possano portare a maggiori informazioni sulla vicenda, racconta ancora. Intanto, le precauzioni da usare per proteggere la propria privacy sono quelle conosciute (e spesso ignorate): “Utilizzare credenziali robuste e il doppio fattore di autenticazione. Cercare di affidarsi a produttori che si ritengono affidabili e che rilascino firmware puntuali”, ricorda Marson.
Cosa sappiamo sul portale
Il sito portato alla luce da Yarix era attivo almeno da dicembre 2024.
Mentre sul portale si possono vedere, gratis, brevi estratti delle registrazioni, con un clic in più si può acquistare l’accesso alla videocamera, con possibilità di accedere ad ulteriori contenuti o al controllo della videocamera stessa. Il costo? Variabile in base alle visualizzazioni del video, che arrivano fino alle 20.000.
“I video sono classificati in base al luogo, alla stanza, alle persone e alle attività registrate”, ha raccontato la società. “L’esplorazione dei contenuti può essere eseguita come in una normale barra di ricerca attraverso dei tag, che selezionano il contenuto in base alla richiesta. Il team di Yarix ha poi analizzato gli Id delle telecamere, codici univoci che identificano in modo esclusivo e inequivocabile i singoli dispositivi, stabilendo che le registrazioni provengono da numerosi paesi europei ed extra europei, come Francia, Germania, Russia, Ucraina, Messico e Argentina”.
Il dominio del portale è registrato alle Isole Tonga, nel Sud Pacifico. Il ricorso a domini extra Ue o riconducibili a determinati Paesi facilita l’anonimato del gestore del sito e la flessibilità legale: in alcuni Stati per registrare un dominio basta un indirizzo mail fasullo, spiega Marson.
Senza accordi di cooperazione legale con altri stati e senza leggi restrittive in materia di privacy è più difficile per autorità estere ottenere dati o chiudere un sito. Nella sezione “About” del sito si legge che l’obiettivo del portale è quello di “attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della fuga di dati personali causata da imperfezioni nell’hardware e nel software”. Evidentemente l’attenzione nel caso del nostro Paese è stata anche troppa, visto che i video sono spariti.

