luciano buonfiglio (coni)

Il nuovo presidente del Coni Luciano Buonfiglio raccoglie la sfida di Milano Cortina 2026 puntando su rinnovamento e visione strategica.

Ricambio generazionale, promozione della pratica sportiva di base, preparazione verso i Giochi di Milano Cortina 2026, rispetto delle normative internazionali e rafforzamento del dialogo con le istituzioni: sono queste le priorità che attendono Luciano Buonfiglio, nuovo presidente del Coni.

Ex atleta olimpico e figura di riferimento nello sport italiano, Buonfiglio ha guidato per oltre vent’anni la Federazione Italiana Canoa Kayak, distinguendosi per capacità organizzativa e visione strategica. Il suo mandato si apre in una fase cruciale per il movimento sportivo nazionale, chiamato a valorizzare il proprio impatto sociale ed economico all’interno di un sistema che richiede competenze manageriali, coesione istituzionale e lungimiranza.

Un percorso che parte dai valori fondanti dello sport per affrontare, con pragmatismo e progettualità, le sfide del prossimo quadriennio.

Presidente Luciano Buonfiglio, lei è il nuovo presidente del Coni. Da numero uno della Federazione Canoa, è passato a presiedere la principale istituzione sportiva italiana. Se lo aspettava?

Ci ho creduto sin dal primo minuto. Non era facile lasciare una federazione che durante i vent’anni della mia presidenza ha ottenuto innumerevoli successi a partire dalle sei medaglie olimpiche, di cui due d’oro, tanto per citare le principali affermazioni, ma anche una medaglia paralimpica e un’infinità di successi mondiali ed europei. Lascio un gioiello organizzativo e sportivo per tuffarmi in una nuova esperienza con l’entusiasmo dell’atleta.

Lei è il primo atleta che ha partecipato alle Olimpiadi a diventare presidente del Coni in oltre un secolo di storia.

È un primato di cui vado fiero. Dopo l’elezione, la prima telefonata l’ho ricevuta dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a ragionare sul futuro e su iniziative congiunte che possano fare il bene di tutti ma soprattutto del movimento sportivo italiano.

E il secondo ministro che ha incontrato?

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con il quale, in questi anni, ho interloquito in più occasioni. Ho ricevuto innumerevoli chiamate da parte di esponenti del Governo: in tutti ho riscontrato la volontà di stare al fianco del Coni. E questo per me è uno sprone per il futuro.

Come giudica lo stato attuale dello sport italiano, sia a livello professionistico che dilettantistico?

Lo sport italiano è in salute. Negli ultimi anni abbiamo conquistato un numero record di medaglie olimpiche. Il nostro obiettivo è ripeterci e – laddove possibile – migliorare. Per quanto riguarda lo sport professionistico, sono troppe le variabili che incidono in questo ambito. Faremo presto una riflessione con le federazioni coinvolte, soprattutto con quelle degli sport di squadra.

Olimpiadi Milano Cortina 2026: a che punto siamo?

Ho da poco ereditato il dossier su Milano Cortina. Ho partecipato alla cerimonia di presentazione delle medaglie avvenuta a Venezia a metà luglio. Devo ancora raccogliere una serie di elementi per una valutazione completa dell’organizzazione e del supporto che il Coni dovrà dare all’organizzazione, nonché del ritorno economico in termini di marketing che ci spetta in base agli accordi stipulati.

Come si stanno preparando gli atleti italiani? Il Coni ha introdotto novità nel supporto alla preparazione olimpica?

Mancano cinque mesi ai Giochi di Milano Cortina per cui non c’è più tempo per nuove iniziative. Il Coni è sempre stato al fianco delle atlete e degli atleti. Attraverso il Club Olimpico li sostiene economicamente e attraverso l’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport li segue per la preparazione, la metodologia e i programmi scientifici condivisi. Nulla è lasciato al caso. Poi con le due Federazioni interessate, vale a dire Sport Invernali e Sport del Ghiaccio, ragioneremo su eventuali nuove esigenze e se sarà necessario forniremo ulteriori supporti.

Con lei alla guida del Coni, possiamo aspettarci una battaglia per non vedere più atleti uomini o con forte caratterizzazione maschile competere con atlete donne?

Le rispondo senza remore: lo sport è fatto da regole sovrannazionali. Chi governa lo sport, da un punto di vista normativo, sono il Comitato Olimpico Internazionale, il CIO, e le Federazioni Sportive Internazionali. Il Coni non può far altro che applicare queste norme. E non le può cambiare. Altre discussioni in un senso o nell’altro sono solo demagogia e fanno perdere tempo. Noi dobbiamo stare ai fatti e alle norme.

Durante la corsa per la guida del Coni, lei è stato presentato dalla stampa come il candidato voluto e sostenuto dall’uscente Giovanni Malagò che, in quanto membro del Cio dal 2019, resterà membro di diritto della Giunta del Coni. Che contributo si aspetta dal suo predecessore?

La mia candidatura è nata in modo autonomo, mi sentivo pronto ma ho comunque voluto vincolare la mia corsa alla possibile permanenza di Giovanni. È stato un percorso pianificato, stile azienda. Resta il fatto che Malagò ha una leadership indiscutibile, ha rapporti con chiunque nel mondo e una capacità straordinaria di occuparsi dei problemi di tutti. È una risorsa per il mondo sportivo italiano. Credo che pensare di copiare Giovanni sia concettualmente sbagliato. Io cercherò di dare un’evoluzione a quanto di buono Malagò ha fatto nei suoi dodici anni di presidenza, poi il resto verrà da sé.

Dopo la sua elezione, si è tornati a parlare di “gerontocrazia” nel mondo dello sport. I due terzi dei presidenti federali hanno più di sessant’anni, il trenta per cento è addirittura over 70.

Più che una domanda questa è un’osservazione statistica. Le elezioni dei presidenti sono la conclusione di un processo democratico. Per essere eletti bisogna prima candidarsi. Se un under 60 non si candida o magari se ne candidano in pochi non è colpa del sistema ma magari bisogna ricercare le cause nelle prospettive che ha quel giovane nell’ambito della sua vita.

È chiaro ed evidente che se la carica di presidente federale, in molti casi, non è un’attività che offra garanzie economiche certe, è complicato per un giovane avventurarsi rapidamente verso quella carriera. Dovresti avere già delle possibilità economiche autosufficienti e questo è più difficile reperirlo sul mercato.

Poi non ci si inventa presidenti federali. Oggi le federazioni sono piccole, medie o grandi aziende a seconda della dimensione. E per guidare le aziende servono manager esperti. Gli elettori lo sanno e si comportano di conseguenza. Ecco perché c’è la tendenza ad eleggere persone con esperienza.

Giovanni De Gennaro, Campione olimpico di canoa, medaglia d’oro a Parigi 2024 nello Slalom K1

Il ricambio generazionale è un obiettivo per lei?

Le do una notizia: il ricambio generazionale è già stato messo in atto con la mia elezione. Abbiamo la Giunta Coni con l’età più giovane della storia. Penso che sia un ottimo biglietto da visita per dare il via a questo quadriennio che abbiamo davanti carico di sogni e di prospettive. Sono certo che tutti i componenti della Giunta, ognuno per le sue competenze, riusciranno a dare quel contributo necessario per migliorare un ente che ha già riscosso successi importanti e prestigiosi.

Farete di più per promuovere lo sport di base e il coinvolgimento dei giovani?

Guardi, io credo molto nelle sinergie, l’ho sempre detto e l’ho scritto anche nel mio programma di candidatura. Da soli non si fa molta strada, insieme si possono raggiungere obiettivi importanti. Su questo ho intenzione di confrontarmi al più presto col Dipartimento dello Sport del ministero competente e con Sport e Salute.

La diffusione della pratica sportiva è un obiettivo di tutti e tutti dobbiamo contribuire attraverso idee e iniziative per far sì che in Italia ci siano sempre meno sedentari. Il picco percentuale di chi non pratica nessun tipo di sport sta calando. Noi dobbiamo far sì che continui a calare sempre più per riportare il Paese nella media europea. Le Federazioni, il Coni e le associazioni sportive sono forti se la squadra di comando è coesa, trasparente e coerente con i valori che lo sport ci insegna.

Qual è la sua visione dello sport da qui a dieci anni?

La ringrazio per la fiducia ma sono stato eletto per un quadriennio e preferisco concentrarmi sulla stagione che va da qui a Los Angeles 2028, passando per un’Olimpiade domestica, quella di Milano Cortina 2026. Al solo pensiero già tremano i polsi.

Il modello sportivo italiano è un esempio nel mondo ed è anche l’unico veicolo per salvaguardare le nostre giovani e i nostri giovani in un mondo sempre più conflittuale, che ha bisogno di etica, passione ed entusiasmo. Siamo piacevolmente condannati a vincere. Vi assicuro che sentire l’inno d’Italia all’estero è qualcosa di gratificante. E io intendo gratificarmi tutti i giorni.

Lei è stato un canoista di successo, ha partecipato a cinque campionati del mondo e ai Giochi olimpici di Montreal 1976: che messaggio vuole lanciare agli atleti, alle federazioni e ai giovani che sognano lo sport?

Lo sport è una cosa meravigliosa che ti può cambiare la vita. A me l’ha cambiata. Le racconto un aneddoto personale. Dopo Montreal mi presentai per un colloquio di lavoro in un’importante società di assicurazioni. Il capo del personale mi chiese: “Lei cosa ha fatto finora?”. Io risposi: “Le Olimpiadi”. E lui di rimando: “Assunto!”. Ecco, guardiamo lo sport come una palestra di vita con tutti i suoi insegnamenti etici e morali ma anche come un trampolino di lancio verso orizzonti nuovi.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

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