India e Pakistan si contendono il riso basmati. L’Ue temporeggia

riso basmati

Il riso basmati, emblema di tradizione ed eccellenza nel subcontinente indiano, è protagonista di una battaglia diplomatica ed economica senza precedenti tra India e Pakistan. Al centro dello scontro c’è il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) nell’Unione Europea, una questione che intreccia rivalità storiche, orgoglio nazionale ed equilibri commerciali globali. La minaccia è di complicare la spinta di New Delhi verso un accordo commerciale con l’Ue. Bruxelles si trova così a gestire una delicata – e scomoda – mediazione, con possibili pesanti ripercussioni sul commercio internazionale.

India – Pakistan: cosa sta succedendo

Il basmati, coltivato principalmente nella storica regione del Punjab – cuore della comunità indiana dei sikh, oggi divisa tra i due rivali – è da tempo simbolo di orgoglio nazionale per entrambi. Dopo un periodo di collaborazione, collocabile nei primi anni 2000, la cooperazione è venuta meno a seguito degli attacchi terroristici di Mumbai nel 2008, attribuiti da India e governi occidentali a milizie sostenute dai servizi pakistani.

Da un lato l’India ha avanzato una domanda per ottenere nel mercato europeo il diritto esclusivo all’uso del nome ‘Basmati’, escludendo di fatto il Pakistan dal commercio di uno dei prodotti più rappresentativi e remunerativi della regione. Dall’altro il Pakistan ha presentato un ricorso concorrente, includendo anche aree del Kashmir amministrate da Islamabad, ma rivendicate da Nuova Delhi, aggiungendo così un ulteriore elemento di complessità a una vicenda già delicata.

L’Ue tra diplomazia, commercio e regolamentazione

Questo braccio di ferro tra India e Pakistan rappresenta un banco di prova per l’Unione Europea che fatica a bilanciare diritti economici, rivendicazioni culturali e necessità di mantenere buoni rapporti con due paesi dagli equilibri geopolitici fragili, ma strategici.

Riconoscere l’esclusiva all’India significherebbe danneggiare gli esportatori pakistani, ma accogliere la richiesta di Islamabad implicherebbe una pericolosa legittimazione territoriale. L’Unione Europea si trova così costretta a un ruolo di mediatore scomodo.

Mentre l’Ue temporeggia, la pressione di New Delhi per ottenere il riconoscimento esclusivo della denominazione si fa sempre più insistente. Bruxelles rimane prudente, consapevole che questa scelta potrebbe provocare una rottura diplomatica con il Pakistan.

Il riso basmati in numeri

Nel 2023, l’India ha esportato circa 4,9 milioni di tonnellate di riso basmati, confermandosi il principale esportatore mondiale con una quota di mercato del 65%. Il valore delle esportazioni indiane ha raggiunto un record di 5,4 miliardi di dollari, segnando un incremento di quasi il 21% rispetto all’anno precedente, grazie all’aumento dei prezzi e all’espansione della produzione. Tuttavia, da gennaio 2024 le esportazioni indiane hanno iniziato a rallentare, complici i rincari dei costi di trasporto e le condizioni climatiche meno favorevoli che potrebbero pesare sulla produzione.

Al contrario, il Pakistan, che detiene il restante 35% del mercato del basmati, sta assistendo a una crescita delle proprie esportazioni, che potrebbero raggiungere i 5 milioni di tonnellate nel 2024, rispetto ai 3,7 milioni del 2023. Questa ripresa è favorita dalla competitività dei prezzi, legata anche al deprezzamento della rupia pakistana.

Inoltre, dal valore economico del basmati nell’export mondiale dipende un indotto significativo per entrambe le nazioni, che vedono nell’Europa uno dei principali sbocchi commerciali. La missione negoziale dell’Ue, attualmente a New Delhi, è quindi delicata: bilanciare la tutela della qualità e dell’autenticità del prodotto a livello europeo, evitando di compromettere relazioni multilaterali fondamentali.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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