Paola Aragno e Cristina Cenci di Eikon Strategic Consulting Italia Società Benefit raccontano la mission e i risultati dell’audit BIC a sei anni dal lancio.
Nella sua sesta edizione, BIC conferma la sua vocazione come punto di riferimento in Italia per la valorizzazione della misurazione scientifica della comunicazione nei media e si afferma come osservatorio privilegiato della qualità dell’ecosistema mediatico nazionale.
I dati consolidati dei 6 anni di BIC confermano che le organizzazioni certificate Best in Media Communication mantengono una reputazione eccellente e costante nel tempo. Questa stabilità non è staticità, ma capacità di mantenere una bussola valoriale solida, anche nei momenti di maggiore turbolenza: il Covid, le guerre, i nuovi assetti geopolitici ed economici mondiali. In questo scenario di imprevedibilità, le aziende BIC riescono a conservare negli anni una comunicazione attrattiva e costantemente centrata su narrazioni che veicolano fiducia.
Nella sesta edizione è stato certificato il 71% delle aziende che hanno aderito, contro il 76% dell’anno precedente. Costruire una comunicazione incisiva e positiva, rispetto a spazi giornalistici ridotti e un’agenda mediatica incerta, è una sfida sempre più complessa che anche grandi aziende non sempre riescono a presidiare.
Pur nella specificità della comunicazione di ogni organizzazione, emergono dei filoni narrativi delle aziende BIC che prescindono dall’area di business e convergono intorno a valori comuni che contribuiscono alla reputazione del Sistema Paese. Attraverso l’analisi Monimedia Moodscape di Eikon, che ogni anno analizza decine di migliaia di prime pagine di testate nazionali e locali, è stato possibile misurare l’impatto della comunicazione delle aziende Best in Media Communication sulla rappresentazione mediatica dell’Italia.
I dati Moodscape mostrano una narrazione caratterizzata da allerta globale, fragilità sociale, incertezza economica e scarso orientamento verso il futuro. Il lessico dominante veicola tensione e preoccupazione, delineando l’immagine di un Paese che sembra aver smesso di rappresentarsi in transizione, per riconoscersi invece in una vulnerabilità strutturale. In questo contesto, le aziende certificate BIC mostrano che una narrazione diversa è possibile.
La mappa valoriale dell’Italia nelle prime pagine si articola in quattro aree caratterizzate da mood prevalentemente negativi, sintetizzati da quattro parole-chiave: autonomia vigilata, vulnerabilità, turbolenza, sospensione.
La comunicazione delle aziende BIC disegna una mappa valoriale alternativa caratterizzata da: presidio, cura, solidità e progetto.
Nell’area Leadership e Scenari Globali, l’autonomia vigilata diventa nella narrazione delle BIC capacità di presidio: una presenza autorevole che offre stabilizzazione indiretta senza entrare direttamente nel discorso geopolitico.
Nell’area Società, alla vulnerabilità crescente del tessuto sociale le aziende oppongono la cura, declinata come impegno attivo nelle comunità, che restituisce la volontà di agire nel lungo periodo, costruendo reti sociali, digitali e progettuali che aiutano a mantenere la coesione.
Nell’area Economia e Lavoro, alla turbolenza di un’economia percepita come instabile e reattiva, le aziende contrappongono solidità proattiva, veicolando continuità nelle scelte, affidabilità nei risultati e investimenti mirati che testimoniano fiducia progettuale nel Paese.
Nell’area Futuro e Innovazione, alla sospensione che caratterizza il dibattito pubblico, le aziende rispondono con progetto: una parola forte e concreta che indica visione applicata. Il futuro è un cantiere operativo già in atto, attraverso roadmap di sostenibilità, processi di trasformazione digitale e nuovi modelli organizzativi, con impatti misurabili.
Le quattro parole chiave emergenti nel racconto delle BIC – presidio, cura, solidità, progetto – formano una costellazione narrativa coerente in cui la fiducia nasce da una capacità di visione che va oltre il Roi aziendale.
In un momento storico in cui il Sistema Italia appare sospeso tra incertezze globali e fragilità interne, la funzione mitigatrice di queste narrazioni non rimuove i problemi né li minimizza, ma li affronta attivamente traducendoli in risposte concrete e percorsi strutturati, con una comunicazione che sa essere al tempo stesso realistica e propositiva, locale e globale, tecnica e valoriale.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

