Le aziende rivali di intelligenza artificiale, Anthropic e OpenAI, hanno pubblicato due ricerche parallele per analizzare come le persone utilizzano i loro prodotti di punta: Claude e ChatGPT. Entrambi gli studi hanno esaminato grandi quantità di conversazioni degli utenti, distinguendo tra interazioni legate al lavoro e conversazioni personali.
Nonostante l’obiettivo comune, i due team hanno usato metodi e basi dati diverse, arrivando però a una conclusione chiara: ChatGPT è più orientato all’uso personale ed esplorativo, mentre Claude viene scelto soprattutto per attività lavorative come programmazione, ricerca ed educazione.
ChatGPT si impone come strumento personale
Secondo lo studio di OpenAI, la maggior parte delle conversazioni su ChatGPT non riguarda il lavoro. Oltre il 70% dei messaggi ha finalità non professionali, un aumento significativo rispetto al 53% di giugno 2024. Le interazioni legate al lavoro, invece, sono scese al 27%, contro il 47% di un anno fa.
Questi dati indicano che ChatGPT si sta trasformando in un prodotto consumer generalista, utilizzato principalmente per attività quotidiane. I ricercatori hanno individuato tre categorie di utilizzo principali: consulenza pratica, scrittura e ricerca di informazioni. Insieme, queste aree coprono quasi il 78% delle conversazioni totali.
Va precisato che lo studio ha analizzato solo i piani consumer (Free, Plus e Pro) e non ha incluso i servizi Teams, Enterprise ed Education.
Quando ChatGPT viene usato per lavoro, gli utenti ottengono maggior beneficio quando lo trattano come un consulente o un assistente di ricerca, piuttosto che affidargli l’esecuzione diretta dei compiti. Secondo OpenAI, il chatbot migliora la produttività soprattutto supportando il processo decisionale.
Le attività di scrittura dominano l’ambito lavorativo: rappresentano il 42% delle conversazioni professionali e oltre la metà di quelle provenienti da manager e figure del settore business. Due richieste su tre riguardano la modifica di testi esistenti, non la creazione di contenuti da zero.
L’uso per la programmazione rimane molto limitato: solo il 4,2% dei messaggi totali riguarda il coding, un dato lontanissimo dal 36% registrato da Anthropic per Claude. Inoltre, l’assistenza tecnica – la categoria che include la programmazione – ha ottenuto il punteggio di soddisfazione più basso tra i sette ambiti analizzati.
Claude, la scelta per produttività e automazione
La ricerca di Anthropic dipinge un quadro diverso. Claude si concentra sulle attività lavorative, in particolare programmazione, ricerca ed educazione.
A livello globale, le attività matematiche e di coding risultano le più frequenti su Claude.ai. Altri ambiti stanno crescendo velocemente: l’educazione ha registrato un aumento del 35% da dicembre 2024 e rappresenta oggi quasi il 13% dell’utilizzo totale. Anche la ricerca scientifica è in crescita e ora copre circa il 7% dell’attività complessiva.
Al contrario, i compiti tipici da ufficio sono in calo. Le attività manageriali sono scese dal 5% al 3%, mentre quelle legate a business e finanza dal 6% al 3%.
Le aziende che usano Claude tramite API lo impiegano soprattutto per automatizzare processi complessi. Qui la delega è quasi totale: il 77% delle attività via API è completamente automatizzato, contro il 50% circa sulla piattaforma Claude.ai. La programmazione rappresenta il 44% dell’utilizzo via API, seguita dal supporto amministrativo. Un altro 5% riguarda lo sviluppo o la valutazione di altri sistemi di intelligenza artificiale.
Due chatbot, due percorsi distinti
Le ricerche di OpenAI e Anthropic mostrano come gli utenti scelgano strumenti diversi per esigenze diverse. ChatGPT si sta consolidando come strumento personale ed esplorativo, ideale per scrivere, cercare informazioni e ricevere consigli, mentre Claude emerge come piattaforma di lavoro, con un forte orientamento alla produttività, alla programmazione e all’automazione aziendale.
Questa divisione di ruoli suggerisce che i due sistemi non competono direttamente su ogni fronte. Al contrario, potrebbero occupare nicchie complementari nel mercato dell’intelligenza artificiale, servendo bisogni differenti di utenti privati e aziende.
L’articolo originale è su Fortune.com

