San Francesco, per l’Italia 12 feste nazionali: il confronto con l’Europa

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A partire dal 2026 l’Italia potrebbe avere una nuova festa nazionale: il 4 ottobre si festeggerà San Francesco, e per farlo chiuderanno scuole e uffici pubblici, mentre i lavoratori privati potranno vedere riconosciuta la ricorrenza in busta paga. Il ritorno della festività, abolita nel 1977, dovrebbe avvenire grazie a una proposta di legge che celebra gli ottocento anni della morte del santo, e ora deve passare dall’approvazione parlamentare. La Camera ha iniziato la discussione del ddl approvato all’unanimità venerdì scorso dalla commissione Affari costituzionali.

Con quella di San Francesco in Italia dodici feste nazionali

Con questa nuova festività (della quale i lavoratori beneficeranno pienamente dal 2027: il 4 ottobre 2026 cade di domenica) il totale delle feste nazionali sale a 12, verso i primi posti in Europa insieme a molti altri Paesi mediterranei, mentre al Nord le festività non lavorative scendono drasticamente, anche se non sempre.

Davanti all’Italia ci sono Cipro (15) Slovacchia, Spagna, Islanda, Croazia, Malta, Bulgaria, che ogni anno godono di 14 festività nazionali.

Francia, Germania e Regno Unito sono meno fortunati, raggiungendo rispettivamente le 11, 9 (i tedeschi come Olanda e Danimarca) e 8 ‘bank holidays’. Nel caso britannico però la Scozia ne ha 9 e l’Irlanda del Nord 10.

Quest’anno proprio in Francia è stata avanzata la (sfortunatissima) proposta di ridurre le festività nazionali, eliminandone addirittura due, tra le quali la Pasquetta.

La possibilità di ridurre le festività non lavorative è stata paventata, in un post sul suo Truth Social, anche dal presidente americano Donald Trump.

 

I costi

Visto che il prossimo anno il 4 ottobre cadrà di domenica, nella documentazione della Camera si legge che le autorizzazioni di spesa per la nuova festività iniziano dal 2027. In particolare si prevede “con riferimento agli oneri derivanti dalla corresponsione delle indennità e delle maggiorazioni dei compensi per il lavoro festivo svolto”, un maggior costo “pari a complessivi 10.684.044 euro in ragione d’anno, di cui 1.890.164 euro per i corpi di polizia, le Forze armate e i Vigili del fuoco e 8.793.880 euro per il comparto del Servizio sanitario nazionale”.

E gli effetti sull’economia? Difficile stabilirli in un Paese dove il settore turismo ha un ruolo così importante. Secondo le stime di Federalberghi per i ponti di altre festività, ad esempio, oscillano sui 14 milioni di viaggiatori e i 7 mld di giro d’affari. Per quanto riguarda le attività produttive, una vecchia stima pubblicata su LaVoce (dove si ricorda che prima della riforma del 1977 le festività erano addirittura 16) stima un impatto contenuto delle festività sulle statistiche relative alle ore lavorate.

In Francia, quando l’ex primo ministro François Bayrou ha suggerito di eliminare due festività, è stato stimato che il Paese avrebbe avuto 44 mld di entrate fiscali in più grazie all’aumento della produttività, ma che l’economia francese in generale sarebbe cresciuta solo dello 0,06%, secondo l’istituto nazionale di statistica francese. Quello che è sicuro è che eliminare feste nazionali non aiuta a farsi volere bene dal popolo: il nuovo primo ministro francese, Sébastien Lecornu, si è affrettato a ritirare il piano del suo predecessore.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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