Brand Journalism Festival, ecco Fuori Festival il vodcast su come le aziende comunicano e informano

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Le aziende non sono più soltanto attori economici che comunicano per promuovere prodotti e servizi, sempre di più stanno diventando agenti politici che producono informazione su temi di pubblico interesse, trasformandosi spesso in vere e proprie media company. Da questa consapevolezza nasce il Brand Journalism Festival, arrivato alla sua seconda edizione che si terrà martedì 11 novembre presso il Talent Garden di Roma, in via Ostiense, ma anche il Fuori Festival, il vodcast dell’evento che giovedì 18 settembre è stato inaugurato con l’intervista a Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations, Corporate Reputations and Digital Pr di Gruppo Unipol.

 

 

Unipol oltre ad essere un main partner del Brand Journalism Festival e costituire “un osservatorio sui giovani, sul loro rapporto con l’informazione e sul brand journalism”, come ha dichiarato Ilario Vallifuoco, fondatore del Brand Journalism Festival e conduttore del Fuori Festival, è anche un esempio di come le aziende si stiano dotando di strumenti di giornalismo vero e proprio.

Ha infatti dato vita a Changes, una testata registrata all’Ordine dei giornalisti e dotata di un proprio direttore responsabile e ospita approfondimenti di osservatori, esperti e leader di pensiero riguardo a tematiche di pubblico interesse. Il numero di quest’anno riguarda la geopolitica, una tematica che dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e le crescenti tensioni in Medio Oriente è tornata prepotentemente a interessare l’opinione pubblica.

“Questa scelta può sembrare strana questa decisione perché, se si vanno a vedere le attività industriali di Unipol, queste sono essenzialmente in Italia, abbiamo solo una piccolissima partecipazione in una controllata in Serbia ma sostanzialmente siamo italiani”, spiega Vacarini.

“Quindi perché Unipol si occupa di geopolitica che è un fenomeno mondiale, con conflitti che attualmente sono, almeno in apparenza, lontani dall’Italia? Per due motivi. In primo luogo, perché fin dalla sua nascita Changes ha voluto affrontare tematiche che provenivano da un osservatorio sui rischi emergenti e quello della geopolitica è uno dei rischi più importanti per i prossimi anni. In secondo luogo, perché, anche se siamo in Italia, non possiamo rifiutarci di far parte del mondo, lo vediamo con i dazi negli Stati Uniti e con l’aumento dell’inflazione, tutti fenomeni che hanno ripercussioni anche sul mercato domestico. Changes ha come obiettivo osservare le sfide che dovremmo affrontare noi come gruppo ma anche come singoli individui nei prossimi anni e cerca di farlo in modo responsabile”.

Responsabilità, una parola chiave che ha accompagnato le aziende verso il brand journalism. “Le aziende si sono sempre raccontate, ma mentre un tempo lo facevano per promuovere prodotti e servizi ora, in quanto attori presenti e radicati sui territori, devono arrivare ai cittadini anche incontrando la loro sensibilità e i loro valori su temi quali la sostenibilità ambientale, la salvaguardia degli oceani, il benessere alimentare, l’educazione finanziaria e l’educazione alla salute. Forti di questa nuova postura, le aziende non solo producono informazione e divulgazione ma stanno diventando anche editrici di loro stesse”, spiega Vallifuoco.

Questo pone alcuni punti interrogativi: le aziende che decidono di informare fanno concorrenza agli editori e ai giornalisti? L’informazione deve essere monopolio di giornalisti o influencer o appartiene a tutte le persone comuni che in qualche modo possono essere creatrici di senso e consenso?

Sono domande che fanno da fondamenta al Brand Journalism Festival: “Il nostro primo obiettivo è quello di superare la polarizzazione che c’è tra media e giornalisti da una parte e le aziende dall’altra riguardo all’informazione, come se da un lato ci siano i buoni e dall’altro i cattivi. Io penso che la relazione tra giornalisti e aziende debba essere motivo di orgoglio culturale e che questa collaborazione debba essere mostrata. Anche perché questa polarizzazione nei rapporti di forza, inevitabilmente, si trasforma in polarizzazione politica che poi si traduce in polarizzazione nell’urna, quando si va a votare”, continua Vallifuoco.

“Il secondo obiettivo è aiutare i giovani a disambiguare cos’è comunicazione e informazione e cosa non lo è. In questo periodo di bulimia informativa si rischia di alimentare questa confusione e di perdere di vista il senso di determinati contenuti. Per noi i giovani sono un focus essenziale, infatti questo festival vuole fornire gli strumenti adeguati a distinguere informazioni e contenuti di carattere commerciale da quelli di carattere informativo. Lo facciamo coinvolgendo aziende, editori, giornalisti ma anche istituzioni pubbliche e università, per creare un osservatorio permanente, creare anche momenti di decision making e sviluppare un discorso che prosegua di anno in anno, continuando a evolvere”.

Quest’ultimo obiettivo porta al Fuori Festival, un format itinerante che va nelle aziende per raccontare i protagonisti della loro comunicazione direttamente ‘a casa loro’. Spiega Vallifuoco: “Abbiamo voluto creare un format che parcellizzasse l’avvicinamento al festival con approfondimenti tematici, ospiti e protagonisti del brand journalism ma che sapesse andare anche oltre l’appuntamento annuale del Brand Journalism Festival”.

Conclude: “Fuori Festival vuole essere piattaforma di una discussione permanente, di una ‘campagna permanente’ che si canalizzi nell’appuntamento del festival e che rimanga come accompagnamento e approfondimento costante”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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