Giuseppe Bono (Sogin): “Nucleare, la nuova sfida energetica è anche industriale”

Giuseppe Bono (Sogin)

Dalle centrali dismesse ai distretti hi-tech: la visione di Sogin per il rilancio del nucleare.

Il nucleare è un asset strategico particolarmente complesso soprattutto per chi lavora nelle relazioni istituzionali, poiché fortemente regolato e soggetto all’intervento di numerosi enti e istituzioni.

Il 28 febbraio scorso il governo ha approvato un disegno di legge ‘in materia di energia nucleare sostenibile’ con l’obiettivo di creare le basi normative per tornare a produrre energia nucleare in Italia dopo quasi quarant’anni così da “garantire la continuità nell’approvvigionamento energetico, la sostenibilità dei costi gravanti sugli utenti finali e la competitività del sistema industriale nazionale” e “concorrere agli obiettivi di decarbonizzazione necessari a fronteggiare il cambiamento climatico”.

In Italia, nel settore nucleare opera dal 1999 Sogin, Società di Stato nata da una costola dell’Enel, con il compito iniziale di smantellare le quattro centrali nucleari di Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE), fermate nel 1987, a cui si sono aggiunti negli anni gli impianti di ricerca e fabbricazione del combustibile. Inoltre, l’azienda ha il compito di individuare, realizzare e gestire il parco tecnologico all’interno del quale sarà costruito il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, ma è anche impegnata nella valorizzazione industriale dei siti nei quali si trovano questi impianti, come recentemente indicato anche negli indirizzi strategici indicati dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica.

Per aiutarci a comprenderne le sfide, abbiamo incontrato Giuseppe Bono, da ottobre 2023 direttore Regolatorio, istituzionale e comunicazione di Sogin.

Quali sono le priorità strategiche di Sogin?

Proseguire e portare a termine il nostro lavoro di decommissioning. In parallelo, stiamo preparando un programma di valorizzazione industriale dei nostri siti, come ci ha chiesto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

Immagino che ci sia un grande lavoro di gestione degli aspetti regolatori e istituzionali, oltre che comunicativi.

Sono tre ambiti che devono necessariamente camminare in parallelo. C’è bisogno, innanzitutto, di un quadro normativo chiaro e di una Autorità per il nucleare che si occupi esclusivamente della regolazione di questo settore strategico per il rilancio del nostro Paese, sia per lo sviluppo e la crescita della nostra industria che per il raggiungimento della autonomia energetica.

Le relazioni istituzionali rivestono – a loro volta – un ruolo rilevante e si incrociano spesso con gli iter autorizzativi che partono dal territorio e dagli enti locali e che ci portano a governo, Parlamento e istituzioni internazionali. La comunicazione, infine, deve essere istituzionale (trattandosi di una azienda di Stato), tecnica (viste le materie trattate) e semplice (per rendere le tematiche legate al nucleare fruibili da tutti).

Sogin sta cercando di raggiungere questi obiettivi comunicativi anche attraverso iniziative come l’Open Gate, con cui ha deciso di aprire i cancelli dei propri siti per far vedere a tutti con quanta attenzione al tema della sicurezza stiamo lavorando, in maniera assolutamente trasparente.

Il Governo lavora per far tornare il nucleare fra le fonti di produzione dell’energia. Qual è la posizione di Sogin?

La domanda di energia elettrica raddoppierà entro i prossimi 30 anni, abbiamo l’obbligo di raggiungere gli obiettivi Net zero (0 emissioni di CO2) entro il 2050 e garantire l’autonomia energetica al nostro Paese. Non si può prescindere da un ritorno al nucleare. Noi siamo una società dello Stato, impegnata nella parte finale del ciclo di vita degli impianti nucleari; per cui, non possiamo che vedere con favore il ritorno a produrre energia elettrica da fonti nucleari.

Sogin è il maggior presidio di competenze ed esperienze italiane nel nucleare. Il decommissioning è, sì, l’ultima fase della vita di una centrale, ma viene gestita in buona parte con le procedure che si adottano quando l’impianto è in esercizio. Abbiamo perciò mantenuto un alto livello nella manutenzione e soprattutto nella conduzione di impianti che, benché non producano più, sono in funzione.

Quando un impianto viene spento, il combustibile rimane “attivo” e la gestione, di fatto. è molto simile. Nonostante i 40 anni di “sonno nucleare”, siamo riusciti a mantenere le competenze che potranno tornare molto utili.

Come immagina il futuro dei siti delle centrali e con quali vantaggi?

Fermo restando che qualsiasi decisione in merito spetterà al Parlamento e al governo, come abbiamo già detto in altre occasioni, i nostri siti sarebbero ideali per la ripartenza del nucleare in Italia e nulla vieta che sui siti dove ci sono le vecchie centrali nucleari in dismissione si realizzino nuovi impianti prima di aver completato lo smantellamento delle vecchie strutture.

È, infatti, possibile avere contemporaneamente, sullo stesso sito, reattori in funzione, in smantellamento e in costruzione, grazie a tecniche di compartimentazione di cantieri e sistemi di sicurezza. Le centrali di nuova generazione saranno più piccole, modulari ed efficienti.

Proprio per queste caratteristiche, questi siti potrebbero aspirare a diventare il cuore di nuovi distretti industriali ad alta tecnologia, ideali per attività che richiedono molta energia, come la produzione dell’acciaio, del vetro, della carta o per alimentare data center per l’intelligenza artificiale.

Un’opportunità di cui tener conto che, certamente, genererebbe sviluppo, innovazione e posti di lavoro.

Se l’Italia deciderà di tornare al nucleare, Sogin che ruolo potrà giocare?

Sogin non costruisce reattori nucleari. Come ho già accennato, noi siamo competenti nella costruzione e conduzione di impianti nucleari e li progettiamo per poi smantellarli alla fine del loro ciclo di vita. Aspettiamo di capire verso quale tecnologia ci si orienterà. In Italia ci sono quattro ex centrali nucleari (Trino, Caorso, Latina e Garigliano) in fase di smantellamento.

Questi impianti si trovano su siti preziosi sotto il profilo industriale e, ovviamente, nucleare. Sono infatti aree no fly zone, poco o affatto sismiche, che si trovano su dorsali ad alta tensione e dotate di cabine primarie e sottostazioni elettriche, con importanti difese idrauliche, attrezzate con i migliori sistemi di sicurezza, barriere fisiche e prese d’acqua per il raffreddamento del reattore. Siti che potrebbero essere immediatamente reimpiegati.

Se l’Italia sceglierà di tornare al nucleare, Sogin è pronta a mettere subito a disposizione del Paese l’enorme competenza e precisione acquisita e siti in termini infrastrutturali già pronti, riducendo tempi e costi per riportare il nucleare sostenibile all’interno della strategia della sicurezza e indipendenza energetica nazionale a favore della crescita sociale e della competitività del nostro sistema industriale.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

Philip Morris 07/2026
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