Dall’incidente all’oro paralimpico: la rinascita di Ambra Sabatini.
Nello spot Adidas per la campagna ‘Plus One’ c’è suo padre a bordo pista che raccomanda pazienza e le dice “sono qui, ti osservo”. Una promessa, un impegno, un atto di fede che vale oro – oro vero – e che serve ad alleviare un peso importante, un passato che fa male. Nel 2019 Ambra Sabatini ha 17 anni ed è un’atleta mezzofondista. Sta andando ad allenarsi a Grosseto insieme al papà quando lo scooter su cui viaggiano viene colpito da un’auto che invade la loro corsia di marcia. Ambra perde la gamba e per un po’ anche il respiro. Su quelle gambe correvano i sogni di un’adolescente che voleva andare alle Olimpiadi e vincere l’oro, su quelle gambe c’era il progetto di un’atleta che voleva il podio.
E quel podio arriva eccome. Nel 2020 Ambra Sabatini tornare a gareggiare nell’atletica con la protesi, prima ai campionati italiani paralimpici con ottimi risultati, fino al Grand Prix di Dubai in cui registra il nuovo record mondiale paralimpico. Si qualifica ai Giochi di Tokyo del 2021 ed è lì che arriva l’oro, è lì che batte il Record mondiale.
E allora il cerchio si chiude, o meglio si apre: il destino che le ha strappato qualcosa di importante, due anni dopo le restituisce un sogno. Come a chiedere scusa, a ricompensarla di un errore tragico, a restituirle vita e fiducia.
Eccola oggi Ambra Sabatini: 23 anni, un sorriso contagioso e la voglia di mangiarsi il mondo.
Simbolo di rinascita e testimonial per la sicurezza stradale, Sabatini racconta lo sport che l’ha salvata, il rapporto con i social e la passione per la politica. Prossima tappa: Los Angeles 2028, con il salto in lungo e i 100 metri.
Chi è davvero Ambra Sabatini, oltre ai titoli e ai record?
Mi considero una normale ventitreenne con una passione per l’atletica che mi accompagna da sempre e che mi ha portato fino a dove sono. Ho sempre avuto tanta energia, cercavo un posto per esprimermi al meglio e l’ho trovato nello sport.
Ci sono riuscita anche grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto lasciandomi libera di scegliere, senza imporre nulla. Mi hanno sempre trasmesso gli stessi valori che insegna lo sport. Parlo per esempio del rispetto di alcune regole, della capacità di rialzarsi dopo tante cadute e anche di dare il meglio di sé in qualsiasi circostanza.
Ripeti spesso che “il vero sport è rialzarsi”.
Lo sport ci mette continuamente davanti a ostacoli, spesso inaspettati. Non è solo questione di vincere una medaglia, ma di avere la forza e la pazienza per ripartire ogni volta. La vera vittoria è la capacità di superare quelle difficoltà.
L’incidente ha diviso la tua vita in due? C’è una Ambra pre-2019 e una post?
In un certo senso sì. Prima ero una ragazza molto timida che correva il mezzofondo, una specialità mentalmente dura. Ero spesso infortunata, ma ricordo bene che ogni volta trovavo la forza di rialzarmi.
Quindi la resilienza non è mai mancata…
No, quella no. Forse sono state quelle piccole cadute a darmi la forza di reagire nel momento più complicato, quello dell’incidente.
Quella è stata la vera sfida – che lì per lì mi è sembrata semplice – dovevo riprendere a correre. Certo, dovevo farlo con nuovi strumenti, entravo in un mondo nuovo fatto di protesi. Però l’ho fatto, queste protesi mi hanno aperto porte che altrimenti magari non si sarebbero aperte. Ebbene, dopo l’incidente ho sempre cercato e trovato il lato positivo delle cose.
Ai Giochi di Parigi 2024 sei caduta a pochi metri dal traguardo.
È stato difficile, non me l’aspettavo. Ma ho capito che non tutto dipende dalla medaglia. Il percorso che avevo costruito fino a quel momento valeva tantissimo. La caduta mi ha insegnato ancora una volta a dare valore al viaggio, non solo al risultato.
Il docufilm ‘A un metro dal traguardo’ racconta la tua storia anche per sensibilizzare sulla sicurezza stradale. Come ti sembrano i ragazzi della tua età rispetto a questo tema? C’è consapevolezza dei rischi che si corrono alla guida?
Io mi sono resa conto di essere stata fortunata: mi sono salvata per una serie di coincidenze, tanti miei coetanei no. Molti ragazzi oggi sono distratti dai dispositivi elettronici e questo succede anche alla guida.
Con questa campagna voglio trasmettere ai giovani l’importanza di comportamenti responsabili. E poi voglio far capire che lo sport può davvero salvarti nei momenti più bui.
Che rapporto hai con i social?
Prima dell’incidente li usavo pochissimo, poi ho capito che potevano essere uno strumento potente per trasmettere messaggi importanti. Mostrarmi senza vergogna con la protesi poteva aiutare altri a non nascondersi, a sentirsi liberi di essere sé stessi.
Sebbene le Paralimpiadi siano un evento sportivo di grande importanza e soprattutto di grande sport, spesso affrontano problemi di visibilità e di esposizione, generando polemiche sulla scarsa copertura mediatica, sulla percezione del pubblico e sulla rappresentazione degli atleti. Tu che ne pensi?
Il racconto è migliorato rispetto al passato, ma restano molte discriminazioni, anche verso altri sport ‘minori’. Poi noi atleti paralimpici in Italia abbiamo poche occasioni per competere e farci conoscere davvero.
Mi è dispiaciuto, per esempio, che il Golden Gala, una manifestazione sportiva eccezionale, non trasmettesse la gara paralimpica in diretta. Dovremmo sforzarci di insegnare alle nuove generazioni che nello sport c’è spazio per tutti e che siamo tutti uguali.
Quasi politica Ambra Sabatini…
Certo, ho anche votato all’ultimo referendum. L’ho fatto perché è importante, votare è un diritto che abbiamo conquistato a fatica. Tutto è politica, anche lo sport.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

