I dati diffusi oggi da Istat non danno buone notizie per la natalità italiana, anche il 2024 infatti si è chiuso con un record negativo. Si sono registrati 369.944 nati residenti in Italia, circa 10mila in meno rispetto al 2023. Un trend iniziato nel 2008 e che sta proseguendo ormai da più di 10 anni.
Tra i fattori principali di questo fenomeno figura la bassa propensione delle coppie ad avere figli. Il 2024 ha registrato la media di circa un figlio per coppia. Tuttavia sono anche i potenziali genitori a mancare, dal momento che questi appartengono a quelle generazioni che, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, si sono fatte sempre più esigue.
Questi dati, tuttavia, suggeriscono alcuni spunti di riflessione. Le nascite risultano stabili, tendenzialmente, in quelle coppie dove almeno uno dei genitori è straniero. Occorre poi fare i conti con il progressivo invecchiamento della popolazione che porta anche a un calo dell’offerta della forza lavoro. Quindi meno lavoratori disponibili equivalgono a una minor capacità produttiva in grado di sostenere il nostro sistema pensionistico e di welfare.
Ma è un altro il dato interessante, ravvisato anche dal Corriere della Sera, che rappresenta non solo un’eccezione ma anche una possibile inversione di tendenza. Se le regioni dove la natalità è più bassa sono Abruzzo e Sardegna, quelle dove non solo è più alta ma anzi tende a crescere sono le regioni montane e quindi Valle d’Aosta, che ha registrato un +5,5%, e Trentino Alto Adige (nella provincia autonoma di Bolzano l’incremento è dell’1,9%, mentre in quella di Trento è dello 0,6%).
Uno dei fattori che può spiegare questa tendenza riguarda lo statuto speciale di cui godono entrambe le regioni. Tuttavia entra in gioco anche la qualità della vita, aspetto per il quale (sempre secondo i dati Istat) entrambe si distinguono. Gioca un ruolo fondamentale anche l’aumento delle persone che vanno a vivere in zone di montagna. Queste infatti sono spesso fornite di servizi che consentono diversi stili di vita, come ad esempio lo smart working.
Non è un caso che l’Istat, all’inizio del mese, abbia osservato come Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige siano le regioni con i tassi di soddisfazione e felicità lavorativa più alti in tutta la Penisola, in entrambi i casi superiori al 60%.
