La Cina accende la corsa all’oro: record storici e dati che cambiano il mercato globale

oro cina

Secondo uno degli economisti più ascoltati di Wall Street, la Cina è oggi la forza principale che spinge l’oro ai massimi storici del 2025. Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management e autore della newsletter The Daily Spark, ha spiegato che l’impatto del Paese non dipende solo dagli acquisti delle banche centrali, ma anche dal trading d’arbitraggio, dalla forte domanda interna e dal comportamento difensivo degli investitori cinesi. I dati che presenta confermano la tesi. Sullo sfondo dell’incertezza macroeconomica globale, Slok osserva che presto le banche centrali mondiali potrebbero detenere più oro che dollari, la valuta di riserva del pianeta.

“La Cina ha un ruolo chiave nel rialzo dell’oro grazie agli acquisti delle banche centrali, al trading d’arbitraggio e alla crescente domanda speculativa e di rifugio da parte delle famiglie”, ha scritto Slok nella Daily Spark di martedì, allegando quattro grafici a sostegno. Un quinto mostrava come “l’aumento dell’incertezza tra le imprese statunitensi stia contribuendo a far salire i prezzi dell’oro”.

Le sue parole sono arrivate in un momento di alta volatilità: la mattina di una brusca correzione seguita al rafforzamento del dollaro, che ha fatto segnare la peggior caduta dell’oro in 12 anni, con un calo del 6,3% dopo il record di 4.381,52 dollari l’oncia del giorno prima. “È durante le correzioni che si misura la vera forza di un mercato, e questa volta non farà eccezione”, ha commentato Ole Hansen, strategist di Saxo Bank. Alle 12:10 (ora di New York), l’oro quotava 4.151,20 dollari l’oncia, in calo del 4,78%, ma ancora in rialzo di oltre il 55% dall’inizio dell’anno.

L’aumento del 50% nel 2025 segna una svolta storica: il metallo ha superato i 4.000 dollari l’oncia dopo che il presidente Donald Trump ha imposto dazi del 100% sulla Cina, destabilizzando il commercio mondiale e minando la fiducia nel dollaro. Mentre la valuta americana perde valore e i listini Usa arretrano, l’oro torna a brillare come bene rifugio. L’analista Ed Yardeni prevede un prezzo di 5.000 dollari nel 2026 e fino a 10.000 entro il 2028 se le tendenze attuali continueranno, citando la “debasement trade”: la corsa verso oro e Bitcoin quando le valute tradizionali rischiano inflazione e instabilità.

Anche altre fonti confermano le analisi di Slok. La Banca Popolare Cinese ha acquistato oro per l’undicesimo mese consecutivo a settembre, secondo il sito specializzato Kitco. Le riserve ufficiali hanno raggiunto 2.264 tonnellate a metà 2025, ma gli analisti ritengono che la cifra reale sia più alta: Pechino tende a sottostimare i dati per motivi strategici. Questi acquisti istituzionali non sono un dettaglio: creano un “pavimento” di prezzo che incoraggia investitori pubblici e privati a seguirne l’esempio, alimentando ulteriormente la domanda.

Anche i consumatori cinesi spingono il rally. I prelievi d’oro dalla Shanghai Gold Exchange sono saliti a 118 tonnellate in settembre, in aumento sia su base mensile che annuale. Gli ETF legati all’oro hanno registrato nuovi afflussi netti e i volumi sui futures sono cresciuti sensibilmente. Tutto questo indica una combinazione potente di domanda di sicurezza e speculazione interna, che amplifica l’influenza cinese sui prezzi globali.

Slok cita i dati della China Financial Futures Exchange: le scorte d’oro del Paese sono aumentate per tutto il 2025, e secondo Bloomberg cresce anche la domanda di ETF da parte delle famiglie. Non è solo la banca centrale a muovere il mercato: milioni di investitori privati stanno comprando, mentre la guerra commerciale tra Pechino e Washington prosegue. Xi Jinping e Donald Trump dovrebbero incontrarsi a breve: Xi prepara nuove restrizioni sulle terre rare, Trump minaccia nuovi dazi al 100%, poi sembra fare marcia indietro.

Effetti globali: l’incertezza americana alimenta la corsa all’oro

Gli acquisti cinesi restano il motore principale, ma anche l’aumento dell’incertezza economica negli Stati Uniti contribuisce. La volatilità, le tensioni geopolitiche, la debolezza del dollaro e i tagli ai tassi spingono anche gli investitori americani verso l’oro. Le grandi banche d’investimento, tra cui Goldman Sachs, hanno rivisto al rialzo le previsioni: fino a 4.900 dollari l’oncia entro dicembre 2026, ben oltre i livelli record attuali. Unendo questi fattori ai dati di Slok, emerge un quadro chiaro: la Cina è il fulcro del movimento, ma l’effetto è globale.

L’analisi di Slok coincide con le osservazioni di Lina Thomas, strategist di Goldman Sachs, e di Pierre Lassonde, leggendario investitore canadese in oro. Entrambi hanno sottolineato che il rally attuale ha basi solide, non è una bolla. Thomas attribuisce la crescita — +65% nel 2025, fino a 4.242 dollari l’oncia — all’instabilità economica, ai dazi e al calo del dollaro. Con gli Stati Uniti e la Cina in stallo commerciale, banche centrali e investitori privati cercano alternative alla valuta americana, alimentando ulteriormente la domanda di oro.

Thomas e Lassonde vedono un parallelo con gli anni Settanta, quando la fine del gold standard e il caos fiscale fecero impennare i prezzi di oltre il 2.300%. Lassonde paragona l’attuale fase al “1976 di quel ciclo rialzista”, e prevede che la corsa possa durare ancora anni.

Anche gli scettici stanno cambiando idea. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha ammesso che “questa è una delle poche volte in cui ha senso avere un po’ d’oro in portafoglio”, segno del livello d’incertezza globale descritto anche da Slok.

Ken Griffin, fondatore del fondo Citadel, ha espresso un sentimento simile, ma con preoccupazione: “Oggi vedo l’oro come un porto sicuro, come una volta si vedeva il dollaro. Ed è questo che mi spaventa.”

Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, ha consigliato di destinare il 15% del portafoglio all’oro, definendolo “un eccellente diversificatore”. La Cina, a quanto pare, è d’accordo.

L’articolo originale è su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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