Il dibattito sulle nuove misure fiscali legate agli affitti brevi nella manovra economica è molto acceso: il Governo sostiene di voler incentivare le locazioni a lungo termine per rispondere a un’esigenza abitativa crescente. Su questo importante tema interviene Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che nell’intervista a Fortune Italia ha analizzato le potenziali ricadute delle nuove norme, le criticità del mercato delle locazioni e le difficoltà legate all’esecuzione degli sfratti, anche in presenza di provvedimenti giudiziari.
Presidente, la manovra potrebbe prevedere un aumento della tassazione sugli affitti brevi, con l’obiettivo – secondo il Governo – di incentivare i contratti a lungo termine e rispondere così a un’esigenza abitativa sempre più pressante. Qual è la posizione di Confedilizia su questa misura?
Non siamo d’accordo. Non riteniamo che la soluzione sia penalizzare gli affitti brevi, che rappresentano una forma legittima e utile di utilizzo del patrimonio immobiliare. Piuttosto, occorre intervenire incentivando i contratti a lungo termine attraverso misure fiscali di vantaggio. Invece di aumentare la cedolare secca per gli affitti brevi, bisognerebbe ridurre la tassazione su quelli di lunga durata, così da rendere questo tipo di locazione più attrattivo per i proprietari. Ci aspettiamo di essere convocati in audizione parlamentare, come accade ogni anno, per illustrare questa posizione e proporre un approccio più equilibrato ed efficace.
Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha paragonato gli affitti brevi a ‘investimenti finanziari’. Condivide questa visione?
Non condividiamo affatto questa impostazione. Paragonare gli affitti brevi a investimenti finanziari è fuorviante, perché si tratta di due realtà completamente diverse. Gli investimenti finanziari, peraltro, in alcuni casi sono tassati al 12,5% e solo sul guadagno netto. Nel caso degli affitti brevi, invece, la tassazione si applica sul reddito lordo, senza considerare i numerosi costi che il proprietario deve sostenere: dall’Imu alle spese di manutenzione, fino ai costi di gestione, spesso molto elevati.
In molte città italiane si parla di emergenza abitativa e di carenza di alloggi disponibili. Ritiene che colpire fiscalmente gli affitti brevi possa far ampliare l’offerta di case in locazione stabile?
Non riteniamo che colpire fiscalmente gli affitti brevi possa incidere in modo significativo sull’emergenza abitativa, anche perché rappresentano una quota minima rispetto al totale degli immobili. Demonizzarli non serve. Piuttosto, occorre mettere in campo politiche strutturali per ampliare e migliorare l’offerta di alloggi, valorizzando la proprietà diffusa e alleggerendo la pressione fiscale sui contratti di locazione più lunghi. Sarebbe inoltre opportuno rifinanziare i fondi destinati a sostenere gli inquilini in difficoltà, che da tempo mancano di risorse. Infine, va rafforzato il ruolo dell’edilizia pubblica, che deve tornare a essere uno strumento efficace per rispondere ai bisogni abitativi più urgenti, un fronte su cui il Governo ha già avviato alcuni interventi nella scorsa Legge di Bilancio.
C’è poi la questione degli sfratti: anche in presenza di un provvedimento giudiziario, spesso l’esecuzione incontra ostacoli e ritardi. Come giudica questa situazione e quali correttivi auspica per tutelare meglio i proprietari?
È una situazione che richiede un intervento urgente. Da un lato, è necessario migliorare la normativa: stiamo lavorando a una proposta di modifica legislativa che mira a rendere più rapidi e certi i tempi delle procedure esecutive, una volta ottenuto il provvedimento giudiziario. Dall’altro, serve anche un cambio culturale, perché troppo spesso l’esecuzione dello sfratto incontra ostacoli ingiustificati. Il caso di Bologna, con sette tentativi e oltre due anni di attesa, è emblematico. Occorre inoltre un’assunzione di responsabilità anche da parte degli enti territoriali, che non possono ignorare il problema ma devono attivarsi per individuare soluzioni concrete. I cittadini devono poter contare sul fatto che le istituzioni garantiscano davvero i diritti sanciti dalla legge.

