Nei primi sei mesi del 2025 sono stati 2.755 gli incidenti cyber rilevati nel mondo dai ricercatori di Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica. Di questi, il 10,2% si è verificato in Italia (nel 2021 la nostra quota si fermava al 3,4%) mentre quest’anno il peso delle tensioni geopolitiche si fa sentire: il settore più colpito (da attacchi di ‘hacktivism’, cioè di norma dimostrativi) è quello governativo e della Difesa.
L’associazione testimonia da anni la vulnerabilità del nostro Paese rispetto agli attacchi hacker. Anche nel 2025 il nostro Paese si colloca tra le nazioni più “incapaci di contenere gli attacchi”, che per Clusit sono incidenti cyber di pubblico dominio, che hanno avuto “impatti significativi in termini economici, tecnologici, legali, reputazionali sulle organizzazioni vittima degli stessi”.
L’offensiva hacker è naturalmente in crescita in tutto il mondo: si registra un +36% rispetto al secondo semestre del 2024. Da noi l’aumento è minore (13%), ma ci sono ancora tanti campanelli d’allarme: 280 incidenti noti hanno avuto “particolare gravità”, e costituiscono da soli il 75% degli eventi rilevati nel 2024.

Il peso della geopolitica
Gli attacchi riflettono le tensioni nel mondo, soprattutto con la Russia: in Italia quelli di matrice “attivista” ora sono il 54%.
I settori più colpiti? Quello governativo-militare-forze dell’ordine, con un incremento che va oltre il 600% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una quota del 38% rispetto agli attacchi totali.
I ricercatori di Clusit hanno evidenziato che nel 2025 l’Italia è stata molto più colpita da incidenti di tipo DDoS realizzati da gruppi di sedicenti attivisti che, “in realtà, sono molto probabilmente sabotatori coordinati da strutture governative russe”. Pur trattandosi di incidenti con impatti di livello tipicamente medio-basso, la loro frequenza, secondo gli esperti, rende necessarie azioni di mitigazione specifiche.
“In proporzione al dato globale la percentuale di incidenti realizzati verso il nostro Paese risulta anomala, sia rispetto alla dimensione della popolazione che a quella del PIL nazionale, il che rappresenta uno svantaggio competitivo per il Paese”, ha dichiarato Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit. I dati emergono dalla tredicesima edizione del Rapporto Clusit – la seconda nel 2025 – presentata nel Security Summit Streaming Edition, l’appuntamento di fine anno che riunisce esperti del settore, aziende e professionisti per approfondire i temi più attuali della cybersecurity.

Gli altri settori più colpiti
Altro incremento significativo c’è stato nei trasporti: in sei mesi gli incidenti rispetto all’intero anno precedente sono aumentati della metà.
“La crescita degli attacchi nel settore trasporti e logistica sembra riconducibile alla volontà degli attaccanti di mettere in crisi interi comparti dipendenti dalle filiere dei fornitori, colpendo più segmenti di mercato contemporaneamente e limitando la capacità di garantire approvvigionamento e distribuzione. Ne sono testimonianza sia l’aumento degli attacchi di matrice attivista tramite tecniche DDOS in questi ambiti, sia le violazioni ai danni di soggetti della supply-chain, che hanno avuto ripercussioni trasversali su numerose organizzazioni del settore”, ha commentato Luca Bechelli, del Comitato Direttivo Clusit.
Il settore Manifatturiero, in cui è avvenuto il 13% degli incidenti nel primo semestre dell’anno, raccoglie come sempre in Italia una quota più significativa di incidenti rispetto al resto del mondo (8%) spiegabile, secondo i ricercatori di Clusit, con la peculiarità del tessuto economico del nostro Paese, formato da tante piccole imprese in perenne ritardo sulla sicurezza informatica. Di norma, il settore italiano è così vulnerabile da rappresentare un quarto degli attacchi al manifatturiero a livello globale.
Il Commercio ha registrato in Italia una crescita rilevante di incidenti: in sei mesi sono il 70% dei 12 mesi precedenti. A confronto con i dati del 2024, i ricercatori di Clusit segnalano una diminuzione degli incidenti nel settore della Sanità.

Cybersecurity, il record di attacchi nel mondo
Il totale degli incidenti registrati a livello globale nel primo semestre del 2025 segna un record storico dall’inizio della pubblicazione del Rapporto Clusit, nel 2011.
Negli ultimi cinque anni e mezzo si è assistito a un’escalation: sono stati registrati 15.717 incidenti, una cifra pari al 61% di quelli verificatisi a partire dal 2011.
Rispetto alla seconda metà del 2024, gli episodi rilevati sono aumentati in modo significativo, passando da una media di 337 a 459 attacchi mensili, oltre 15 al giorno.
La gravità degli incidenti in Italia e nel mondo
In crescita in sei mesi anche la gravità degli incidenti: l’impatto medio stimato a livello globale è stato infatti “critico” o “elevato” nell’82% dei casi, contro il 77% del totale nel 2024 e il 50% nel 2020.
In Italia gli attacchi fanno meno danni: gli incidenti con impatto medio sono “più numerosi, ma i loro danni risultano circoscritti”, scrivono gli esperti di Clusit.
Nel nostro Paese – come è stato rilevato dagli autori del Rapporto – la quota di incidenti con gravità “critica” o “elevata” è stata più bassa che nel resto del mondo.
Gli incidenti di gravità “media”, al contrario, hanno avuto un’incidenza molto più alta in Italia arrivando a rappresentare il 60% degli incidenti, contro il 18% a livello globale.
“Le analisi dei dati da parte di Clusit, a livello nazionale e globale, mettono in evidenza un marcato squilibrio tra la crescente capacità offensiva degli attaccanti e l’efficacia delle contromisure, purtroppo sempre più a vantaggio degli attaccanti. La difficoltà crescente nel difendersi porta a un aumento significativo dei rischi e, se questa tendenza dovesse consolidarsi, il problema rischia di espandersi coinvolgendo tutto il sistema organizzativo, industriale e sociale”, ha commentato Anna Vaccarelli, presidente di Clusit.
Oltre all’aumento delle attività di matrice criminale, le operazioni condotte dagli Stati, direttamente o tramite gruppi sponsorizzati, sembrano ormai diventate la norma.“Questo approccio dei cybercriminali” secondo Vaccarelli, “si aggiunge alle tradizionali attività di spionaggio e si concentra su infrastrutture e piattaforme governative, civili e industriali. A ciò si accompagna una persistente attività di disinformazione verso la popolazione, che genera disorientamento e incertezza come mai in passato”.

