Zohran Mamdani è diventato il primo sindaco di New York musulmano, battendo l’indipendente Andrew Cuomo e il repubblicano Curtis Sliwa.
Nato in Uganda da genitori di origine indiana, Mamdani si è trasferito nella Grande Mela con la famiglia all’età di sette anni. Ha frequentato la Bronx High School of Science e in seguito ha conseguto una laurea in Studi Africani al Bowdoin College, dove è stato co-fondatore della sezione universitaria di ‘Students for Justice in Palestine’.
Le promesse di Mamdani in campagna elettorale
Mamdani, come spesso accade ai candidati, ha inondato la sua campagna elettorale di numerose promesse. Sicuramente la più mediatica è stata quella di voler rendere la città ‘accessibile’ a tutti gli abitanti, abbattendo i costi attraverso metodi svariati e, talvolta, pittoreschi. Nel suo programma il tema della casa è centrale e ha promesso di congelare l’affitto con canone stabilizzato o calmierato, realizzare 200.000 nuove abitazioni a prezzi controllati, punire i proprietari che mostrano negligenza nei confronti degli inquilini e, infine, ha espresso l’intenzione di riequilibrare il sistema di tassazione alzando l’aliquota ai quartieri più ricchi.
Mamdani, per andare incontro alla popolazione più povera, vuole creare una rete di supermercati di proprietà comunale, concentrati sul mantenimento dei prezzi bassi, non sul profitto. Secondo lui ciò sarebbe possibile senza far pagare l’affitto o le tasse sulla proprietà di queste attività.
In più, uno dei progetti più ambiziosi e costosi (si stima almeno 800 milioni) è quello di rendere i trasporti gratuiti, oltre che migliorare la loro velocità.
Il 34enne ha poi assicurato che avrebbe aumentato l’assistenza nei confronti delle famiglie con figli che frequentano gli asili nido e le scuole materne. Inoltre, ha in programma di alzare gli stipendi delle maestre per parificarli a quelli delle insegnanti degli istituti primari.
Per quanto riguarda i lavoratori, Mamdani ha promesso di farsi promotore di una nuova legge locale che porti il salario minimo dei newyorkesi a 30 dollari l’ora entro il 2030.
Anche il tema della sicurezza è stato molto battuto durante la campagna elettorale: la sua proposta prevede la creazione del dipartimento per la Sicurezza della Comunità per prevenire la violenza prima che accada.
Questa agenda, come è facilmente intuibile, ha un costo elevato e quasi spropositato. Infatti, molti punti sono difficilmente realizzabili nonostante il ‘piano di entrate‘ di Mamdani che si basa esclusivamente sull’aumento della tassazione nei confronti delle attività produttive private e dei cittadini considerati ricchi. Inoltre, questo piano non tiene conto del fatto che sulle modifiche fiscali è necessaria l’approvazione dello Stato, cosa tutt’altro che scontata.
Le ombre del Qatar
La fede musulmana di Mamdani è stato uno dei temi più discussi durante la campagna elettorale, anche a causa dei presunti finanziamenti da parte del Qatar a progetti cinematografici e teatrali di Mira Nair, madre di Zohran Mamdani. A settembre il ‘New York Post’ aveva pubblicato un articolo da cui si evinceva che Al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, sorella dell’emiro regnante, ha sostenuto Mira Nair almeno dal 2009 e, nel 2022, aveva ricevuto un invito personale a partecipare al programma culturale organizzato dal Paese, in occasione della Coppa del Mondo. Inoltre, la sceicca Al-Thani ha promosso la candidatura a sindaco di New York di Mamdani attraverso i suoi profili social evidenziando i sondaggi a lui favorevoli.
Mira Nair non ha mai fatto mistero del suo antisionismo e ha boicottato l’Haifa International Film Festival a causa delle politiche israeliane che, a suo dire, “privilegiano una religione rispetto a un’altra”. Mamdani sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda e, in un’intervista alla Cnn, aveva dichiarato che poiché Netanyahu si reca spesso nella Grande Mela per intervenire alle Nazioni Unite, lo avrebbe fatto arrestare se fosse diventato sindaco della città, sostenendo che “New York merita che i suoi valori si riflettano nei nostri impegni, e credo che la nostra città debba rispettare i mandati emessi dalla Corte penale internazionale”. Anche in questo caso, la promessa non è realizzabile perché gli Stati Uniti non sono firmatari della Convenzione che costituisce la Cpi.

