Difesa europea, l’accesso al credito resta l’anello debole

difesa ue

I leader dei Paesi membri della Nato hanno assunto un impegno storico per una sicurezza transatlantica condivisa, annunciando un aumento della spesa annuale per la difesa al 5% del Pil entro il 2035: il 3,5% dedicato agli armamenti e un ulteriore 1,5% per la sicurezza, inclusa la protezione delle reti e l’innovazione.

Tuttavia, per le aziende europee di questo comparto l’accesso al credito non è stato semplificato: uno studio del Nato Innovation Fund sulle politiche di esclusione dei 75 maggiori istituti di credito europei per asset e valore di mercato ha rilevato che quasi il 10% aveva direttive che limitavano i finanziamenti per la produzione di armi convenzionali.

A riprova di ciò, Germania, Francia e Regno Unito sono stati convinti sostenitori dell’aumento della spesa per la difesa, ma i loro istituti finanziari hanno politiche più restrittive di altre. In effetti, lo studio ha evidenziato che le banche dell’Europa orientale concedono più facilmente i finanziamenti, incentivati anche dall’imminente minaccia della Russia ai loro confini. Secondo il Nif, con il continuo cambiamento del sentiment dell’opinione pubblica, tali restrizioni potrebbero ulteriormente attenuarsi. Gli esponenti del mondo bancario hanno ammesso – nel sondaggio svolto dal Nato Innovation Fund – che uno dei principali motivi per cui le aziende del settore della difesa hanno difficoltà ad accedere al credito sia la loro reputazione negativa agli occhi della persona comune.

L’importanza delle banche e le loro difficoltà

Oltre ai principi etici, gli istituti di credito trovano ulteriori complicazione per avviare la procedura di finanziamento nei confronti delle aziende che operano nel settore della difesa poiché esse generano maggiori preoccupazioni, rispetto ad altri comparti economici, in merito ai reati finanziari, come il riciclaggio di denaro, e al rispetto delle sanzioni globali e delle normative bancarie. Il quadro normativo che regola il tutto è ‘Basilea III‘, implementato dopo la crisi finanziaria del 2008, che impone alle banche di valutare i rischi reputazionali e di conformità attraverso un framework per il rischio operativo. A ciò si aggiungono le normative antiriciclaggio del 2017, che includono una due diligence rafforzata in materia di Know Your Customer (Kyc), antiriciclaggio (Aml) e anticorruzione.

Inoltre, la percezione del rischio artificialmente elevata per l’industria della difesa, scoraggia le banche a concedere prestiti e, secondo il Nit, una soluzione per ovviare a questa problematica potrebbe essere quella di strutturare partnership tra pubblico e privato per ridurre tale rischio. A giugno 2025, ad esempio, la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha triplicato i suoi finanziamenti intermediati per le Pmi nel settore della difesa, portandoli a 3 miliardi di euro.

Investire nella difesa significa stare al passo coi tempi

Il quadro geopolitico è piuttosto fosco e impone un cambio di passo per l’Europa che deve pensare a difendersi in maniera autonoma, senza dipendere da altri attori geopolitici. Dunque, per rendere tutto ciò possibile è necessario rendere più snella la procedura di accesso al credito per questo tipo di aziende così da migliorare la sicurezza del continente ed ottemperare agli impegni internazionali.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.