Gigafactory AI, nella maxi-proposta italiana con Eni e Leonardo c’è anche Fibercop

“Siamo stati gli unici a presentare una proposta comune quindi siamo certi: una gigafactory sarà assegnata al nostro Paese”. Durante l’assemblea Anci di Bologna il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, si dice sicuro che riusciremo ad aggiudicarci una delle quattro-cinque gigafactory previste dal maxi piano di investimenti europeo da 20 mld di euro per i grandi centri di calcolo legati all’intelligenza artificiale. E la nuova Gigafactory AI italiana punta ad essere una delle principali in Europa, con un’infrastruttura spartita tra Lombardia, con la quota maggiore, grazie ad Eni, e la Puglia, per la precisione Grottaglie in provincia di Taranto, grazie a Leonardo.

Oltre ad Eni e Leonardo, Fortune Italia è in grado di confermare tra le aziende coinvolte nel progetto la presenza di Fibercop.

Tra gli altri player ci sono Fastweb e il Cineca di Bologna, che sulle infrastrutture AI ha sviluppato negli anni uno dei know-how più rilevanti d’Europa. Il capoluogo emiliano non sarà però sede di infrastrutture legate alla gigafactory.

Cineca si sta occupando del coordinamento insieme all’Istituto italiano per l’intelligenza artificiale AI4I di Torino. Repubblica ha riportato per prima la notizia di una Gigafactory ‘distribuita’. Iit di Genova e Sparkle, altri nomi fatti nelle scorse settimane, non sarebbero della partita.

Il progetto, a fasi, potrebbe prevedere una prima ‘delivery’ da 95 MW di potenza, e si parla della possibilità di raggiungere i 500 MW totali, ma per i dettagli bisognerà attendere il bando di gara. L’obiettivo Ue è accendere le Gigafactory entro il 2028.

L’importanza della Gigafactory italiana

La proposta italiana sarebbe di primo piano in Europa: una stima di UBS degli scorsi mesi calcolava che in base al numero di processori previsti dall’Ue per questi nuovi data center, la potenza totale delle gigafactory europee sarà di 1.5-2 GW.

Tutti, in Europa, vogliono una Gigafactory, e la proposta tricolore se la dovrà vedere con le tante arrivate a Bruxelles.

L’Ue dovrà scegliere le sue nuove quattro-cinque mega fabbriche di intelligenza artificiale dopo un programma di investimento che ha aumentato esponenzialmente l’impegno del continente rispetto alle più piccole AI Factory, una delle quali in Italia, presso il Cineca di Bologna (anche in questo caso, al nostro Paese è andato uno dei due investimenti maggiori).

Basta contare i processori AI contenuti nei data center: le gigafactory ne avranno 100mila, mentre le ‘vecchie’ (in realtà, si stanno costruendo ora) AI factory superano le 20mila Gpu.

Il costo per le Gigafactory oscilla tra i 3 e i 5 mld di euro, come detto dalla stessa Henna Virkkunen, executive vice president della Commissione, e una quota preponderante sarà a carico degli attori privati, con il 35% di fondi pubblici.

In tutto l’Europa ha stanziato 20 mld di euro come punto di partenza per gli investimenti nelle gigafactory, e a inizio 2025 lo ha definito come il “più grande investimento pubblico nell’AI al mondo”.

Il progetto è fortemente sostenuto dal Governo italiano, soprattutto tramite Ministero delle Imprese e Made in Italy e ministero dell’Università e della ricerca.

D’altronde il cv tricolore è di tutto rispetto: siamo tra i Paesi con i supercomputer più potenti del mondo, attualmente quarti per potenza di calcolo ‘tradizionale’ secondo le classifiche di Top500 (la potenza di calcolo specializzata in AI è un discorso a parte) e ci siamo aggiudicati gare importanti, proprio come nel caso dell’AI factory di Bologna, che vale 430 mln di euro ed è una delle due più grandi d’Europa.

Chi farà la Gigafactory?

I player industriali a capo del progetto del Governo italiano sono due.

Il primo è Eni, che già oggi in Lombardia, a Ferrera Erbognone, vicino Pavia, ha già il suo Green Data Center e uno dei supercomputer più potenti al mondo, l’Hpc6.

Nella partita un ruolo lo potrebbe avere uno dei leader globali del settore, Khazna Data Centers: con gli emiratini Eni ha annunciato un accordo lo scorso luglio per la costituzione di una joint venture per lo sviluppo di un AI Data Center Campus, con capacità IT complessiva di 500 MW, nel sito di Ferrera Erbognone. Questo ‘head of terms’ fa parte di una partnership strategica più ampia tra Italia e Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di arrivare a una capacità complessiva da 1 GW.

L’altro grande attore coinvolto è Leonardo, che a Grottaglie ha già uno stabilimento produttivo. La riconversione dei siti industriali è un elemento importante del dossier italiano, tenuta in considerazione tanto da Leonardo quanto da Eni. Il piano, in ogni caso, contiene diverse ipotesi sui siti, anche se la localizzazione in Lombardia sembra scontata.

Lo stesso ministro Adolfo Urso ha parlato dell’eventualità che una parte della Gigafactory vada a Taranto, provocando l’irritazione di molti a Genova, una delle prime città ad avanzare una candidatura forte di una storia importante nel supercalcolo, con il mega-calcolatore della stessa Leonardo, davinci.

Ma Leonardo ed Eni, come detto, non sono gli unici player coinvolti. Insieme a loro una catena di soggetti si sta occupando in questo momento di dare corpo alla proposta italiana. Cineca e Ai4i, in particolare, hanno messo insieme le varie manifestazioni d’interesse italiane arrivate a Bruxelles durante la prima fase del progetto e si occupano anche del coordinamento con le istituzioni.

Bologna non ospiterà quindi l’infrastruttura alla base della proposta italiana, ma in Emilia Romagna c’è già quello che può essere considerato un primo ‘pilota’, in termini di intelligenza artificiale messa a disposizione dell’industria. Un anno fa il consorzio Innovate coordinato da Cineca si è aggiudicato il primo supercalcolatore industry-grade promosso dall’EuroHpc, una ‘macchina per l’industria’ da 16,9 mln di euro che potrebbe insegnare molto su come utilizzare anche la Gigafactory.

In ogni caso alla proposta si sta ancora lavorando. L’obiettivo europeo è stato finora far convergere le tante, troppe (76 da 16 stati membri in 60 siti diversi) manifestazioni di interesse espresse nella fase preliminare avviata dalla Commissione, e questo ha cercato di fare l’Italia: creare una proposta coesa e competitiva che integri competenze pubbliche e private e che verrà messa a punto nei prossimi mesi, con l’appuntamento con la gara fissato a inizio 2026.

Poste Italiane Dic 25

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