Trentamila imprese di trasformazione, oltre 240mila aziende nella fase primaria della filiera, 74mila occupati, un fatturato di 16 miliardi di euro e il 9% di peso sul food & beverage nazionale. Sono questi i numeri del vino italiano oggi, illustrati dalla ricerca “La competitività del vino italiano nello scenario di mercato: evoluzione e prospettive” realizzata da Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor e presentata all’incontro “Il vino italiano tra eccellenza e sfide globali” organizzato dal Comitato Leonardo con Herita Marzotto Wine Estates e Nomisma.
All’incontro ha partecipato anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida che ha spiegato: “Il vino non è solamente un prodotto, ma anche un patrimonio culturale e identitario, capace di preservare l’ambiente oltre che il lavoro. L’Italia si è battuta nelle sedi internazionali per distinguere l’eccesso di consumo di alcol dal consumo consapevole di vino, e presto partiremo con una campagna comunicativa per raccontare questo prodotto nelle sue diverse declinazioni”.
Verso nuovi mercati
La ricerca di Pantini, oltre che sui numeri, s’è concentrata anche sul ruolo socio-economico del vino italiano, su valori, criticità e scenari futuri nonché sulle tendenze in atto. Interessante il quadro che riguarda le esportazioni che puntano a nuovi orizzonti: “Se a inizio millennio l’Italia era leader nell’export di vino in appena nove mercati – ha spiegato l’esperto di Nomisma – oggi lo siamo in 46, con una quota valore che è passata dal 17 al 22% contro un calo dei vini francesi, che sono diminuiti dal 38 al 33% dell’export mondiale. La forza del vino made in Italy è rilevante e sta portando alla conquista di nuovi mercati nel SudEst Asiatico, in America Latina e nell’Est Europa”.
Nel complesso i dati parlano di un export di vino italiano per 8,11 miliardi di euro nel 2024, con un aumento di 0,34 miliardi rispetto al 2023 (7,77 mld) e di ben 3 miliardi di euro se confrontato a dieci anni prima (5,11 mld). Relativa l’incidenza invece dei dazi americani, che hanno sì portato a una diminuzione dello 0,9% in valore, ma hanno paradossalmente colpito maggiormente proprio i produttori americani.
Domina il Prosecco
Interessante anche l’analisi della struttura del vino italiano e della frammentazione della produzione. A fronte di 409 Dop e 118 Igp, le prime cento imprese coprono soltanto il 46% del fatturato e il 58% dell’export, contro percentuali molto più alte in Francia e Australia.
C’è inoltre una forte dipendenza dal Prosecco, che da solo rappresenta un quarto dell’export imbottigliato italiano, una concentrazione – com’è stato spiegato all’incontro del Comitato Leonardo – che espone il sistema ai rischi di saturazione dei mercati e di variazioni regolatorie o commerciali.
Prosecco che ha un’incidenza tra i vini top sull’export nazionale di imbottigliato del 24%, seguito in questa classifica da Cava (14%), rossi Bordeaux (12%), rossi Rioja (11%) e dallo Champagne (10%).
Per quanto riguarda invece il prezzo medio nel 2024 dei vini fermi imbottigliati, in Italia è stato di 4,43 euro al litro, con un aumento piccolo rispetto al 2014 (costava 3,15 euro al litro) soprattutto se confrontato col rialzo francese, passato in un decennio da 4,63 a 7,81 euro.
Infine, sul mercato nazionale quasi raddoppia il consumo di spumanti rispetto al 2010 (da 8,3 a 15,2%). Leggerissimo aumento anche per i rosè (da 7,4 a 7,9%). Al contrario, calano un po’ i leader rossi fermi (da 43,9 a 37,3%) e i bianchi fermi (da 40,4 a 39,6%). Consumo generale che registra però un trend in calo: se nel periodo 1995-1999 il dato, quantificato in migliaia di ettolitri, era di 32.915, dal 2020 al 2024 è stato invece di 23.067, con una diminuzione quindi del 30%.

