La Commissione europea incassa un brutto colpo: la Bce non fornirà le sue garanzie su un prestito da 140 mld di euro destinato all’Ucraina che Bruxelles vuole costruire grazie agli asset russi attualmente congelati.
Lo riporta il Financial Times, le cui fonti riferiscono come la proposta di Bruxelles secondo la Banca centrale europea violi il mandato dell’Eurotower.
Il piano della Commissione è quello di mettere in piedi un prestito gigantesco che aiuti l’Ucraina in uno dei momenti più delicati del conflitto con la Russia utilizzando i beni russi bloccati. In tutto l’UE ha congelato 210 mld di euro in asset di Mosca dall’invasione del 2022. Su quegli asset l’amministrazione Trump ha fatto delle proposte alternative, in relazione al suo piano di pace, il che preoccupa Bruxelles.
Proprio oggi 2 dicembre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che l’incontro di oggi tra Vladimir Putin e l’inviato Usa Steve Witkoff è “un passo importante per la risoluzione pacifica” del conflitto in Ucraina.
Come funziona il prestito
Il meccanismo pensato dalla Commissione prevede che il rischio sul prestito venga spartito tra i Paesi membri dell’Unione, ma inserire la Bce tra i prestatori in un meccanismo di backstop serviva per scongiurare una eventuale crisi di liquidità in caso di emergenza.
Gli asset russi sono immobilizzati presso un depositario belga, Euroclear, al centro del meccanismo di prestito, ma secondo quanto riferiscono le fonti del FT la Bce ha concluso che la proposta della Commissione equivaleva a un finanziamento diretto ai governi, perché la banca centrale avrebbe coperto le obbligazioni finanziarie degli Stati membri.
Il finanziamento diretto è una pratica vietata nell’Unione europea, principalmente per gli effetti al rialzo che potrebbe avere sull’inflazione: avere un aumento dei prezzi sotto controllo, per Francoforte, è la priorità numero uno.
Il prossimo fondamentale vertice europeo sui finanziamenti a Kiev è previsto il 18 dicembre.
L’importanza delle garanzie e gli screzi tra Belgio ed Europa
Le garanzie sono fondamentale anche per lo stesso Belgio, sede di Euroclear, che si oppone al prestito all’Ucraina sottolineando che in caso di sblocco degli asset russi (e reclami da Mosca) la stessa banca belga non potrebbe da sola rimborsare il denaro. Per questo il governo del Belgio ha chiesto garanzie “legalmente vincolanti, incondizionate, irrevocabili, immediate e con responsabilità solidale” da parte degli altri Stati europei.
Secondo il Belgio le garanzie degli Stati membri il meccanismo di backstop sono fondamentali per garantire una copertura nel caso in cui le sanzioni UE – che vanno rinnovate ogni sei mesi all’unanimità – venissero improvvisamente annullate. Il timore è che l’accordo sostenuto degli Usa possa prevedere l’annullamento delle sanzioni europee e portare a un rimborso immediato.
Negli scorsi giorni è stato riportato come i governi europei ritengano eccessive le richieste del Belgio, il che potrebbe mettere a rischio il piano Ue per gli asset russi.
Il Financial Times riferisce che la Commissione non si è fermata, e ha iniziato a lavorare su proposte alternative per un prestito da 140 miliardi di euro che abbia alle sue spalle la liquidità necessaria per eventuali rimborsi in caso di obblighi di restituzione degli asset alla banca centrale russa.

