Netflix è a un passo dalla più grande trasformazione della sua storia. E, con essa, l’intera Hollywood potrebbe cambiare volto. Il colosso dello streaming non è più soltanto in esclusiva negoziale: ha ora raggiunto un accordo formale per acquisire gli studios e la divisione streaming di Warner Bros. Discovery.
Secondo i dettagli ufficiali, l’offerta del gruppo guidato da Ted Sarandos e Greg Peters è di 27,75 dollari per azione WBD, per un valore complessivo di 82,7 miliardi di dollari (enterprise value), di cui 72 miliardi in equity. La struttura prevede un pagamento composto da 23,25 dollari in contanti e 4,50 dollari in azioni Netflix per ogni titolo WBD. Confermata anche una breakup fee miliardaria, a tutela del rischio antitrust. È la mossa che ha convinto definitivamente il board di Warner dopo mesi di rilanci incrociati.
Warner Bros. Discovery era alla ricerca di un compratore da mesi. L’azienda ha accumulato debiti enormi negli ultimi anni – fino a 55 miliardi, scesi a 32 grazie a tagli brutali, cancellazioni di progetti e licenziamenti. Il lancio di HBO Max nel 2020, pur strategico, ha aggravato la situazione finanziaria e costretto l’ad David Zaslav ad avviare formalmente un processo di vendita. Lo scorso autunno il board aveva già respinto un’offerta da circa 60 miliardi di Paramount Skydance, preferendo una procedura competitiva che ha portato alla trattativa con Netflix.
Il perimetro dell’accordo per Netflix
Il perimetro dell’accordo è ora definito: restano esclusi i canali via cavo – CNN, TBS, TNT e gli altri – che verranno scorporati in una nuova società, Discovery Global, prima della fusione. Non sono nei piani di Netflix, che punta invece ai pezzi pregiati: gli storici studi di Burbank, una delle librerie più ricche di Hollywood (Harry Potter, DC Comics, Game of Thrones) e l’intera piattaforma HBO Max e il marchio HBO, simboli della serialità premium da The Sopranos a White Lotus.
Warner Bros. Discovery vale oggi oltre 60 miliardi di dollari, ma la divisione televisiva tradizionale è in declino: le entrate sono scese del 23% nell’ultimo trimestre, tra fuga di spettatori e inserzionisti. Per Netflix, che nel 2023-2024 ha raggiunto 39 miliardi di ricavi, ha un valore di Borsa di 438 miliardi e impiega 14 mila persone, l’operazione rappresenta una svolta strategica storica: la compagnia aveva sempre rifiutato la strada delle acquisizioni, puntando sulla crescita organica.
Per Netflix sarà una metamorfosi
Netflix cambierà quindi pelle. I benefici strategici sono enormi: in primis il controllo diretto su IP globali (da Batman a Il Trono di Spade), riducendo la dipendenza dagli studios esterni. Poi l’integrazione verticale di contenuti, distribuzione e nuove aree di business – giochi, eventi live, merchandising – e il potenziale impatto sul modello delle uscite cinematografiche.
Netflix, che ha sempre limitato i passaggi in sala, si ritroverebbe proprietaria di uno dei maggiori studi del mondo, rafforzando la propria competitività in un mercato dominato da concorrenti come Disney, Paramount, YouTube e Amazon. L’unione con HBO Max, sostengono alcuni osservatori, potrebbe perfino ridurre i costi dello streaming per i consumatori grazie a economie di scala e integrazione tecnologica.
Allarme antitrust e appello al Congresso
L’annuncio ha provocato un terremoto nell’industria. Un consorzio di figure di primo piano ha già chiesto al Congresso americano di valutare l’impatto dell’operazione, denunciando il rischio di “una crisi strutturale” per gli studios indipendenti. Il nuovo gigante avrebbe infatti il controllo simultaneo della piattaforma di streaming più grande al mondo, di una libreria di franchise da decine di miliardi e di uno dei principali centri produttivi globali: una concentrazione di potere senza precedenti a Hollywood. Gli organismi antitrust statunitensi ed europei saranno il vero ago della bilancia.
La stessa Netflix, consapevole della durezza dell’esame, ha accettato condizioni particolarmente rigide, incluse penali miliardarie in caso di blocco regolamentare. Il closing è comunque subordinato allo spin-off di Discovery Global, previsto entro il terzo trimestre 2026. Per alcuni, è la nascita del nuovo impero dei media; per altri, un rischio sistemico per concorrenza e diversità creativa. Gli occhi ora sono puntati su Washington, sul Dipartimento di Giustizia e sulle autorità europee: saranno loro a decidere se questo matrimonio ridisegnerà davvero – e per sempre – il panorama dell’intrattenimento globale.

