Il comparto assicurativo nazionale mostra evidenti lacune nell’implementazione di tecnologie innovative per la valutazione dei rischi. I dati IVASS rivelano che appena il 27% delle compagnie assicurative impiega algoritmi di Machine Learning nei processi che coinvolgono direttamente la clientela, segnalando un considerevole gap tecnologico nel settore.
Contemporaneamente, la richiesta di polizze per rischi digitali è cresciuta del 60% nel 2024, generando una pressante necessità di soluzioni assicurative più raffinate e su misura.
In questo scenario di cambiamento tecnologico si inserisce un approccio rivoluzionario: l’utilizzo del metodo TRIZ (Teoria della Risoluzione dei Problemi Inventivi) per l’analisi dei rischi nel settore assicurativo. Antonio Fierro, professionista con oltre venticinque anni di esperienza nell’analisi dei rischi industriali e della mobilità pubblica, ha elaborato e codificato questa metodologia ingegneristica di origine sovietica adattandola alle esigenze delle PMI italiane, pubblicando il volume ‘TRIZ per l’analisi dei rischi assicurativi Rami Danni e Vita’.
“Il nostro principale ostacolo come Agenti Assicurativi è sempre stato quello di confrontarci con rischi estremamente diversificati e articolati, molti operatori del settore non possiedono specializzazioni specifiche ma devono reinventarsi continuamente diventando dei generalisti, trovandosi a dover assicurare aziende con attività completamente diverse e processi produttivi dei quali non sono esperti”, dichiara Fierro.
Il professionista evidenzia come l’approccio tradizionale basato sull’esperienza personale e su domande apparentemente pertinenti non consenta di penetrare a fondo nei meccanismi interni delle imprese, rendendo le proposte assicurative incerte o conservative nella gestione dei rischi.
“Ritengo che un professionista non possa permettersi di assicurare elementi che non comprende completamente”, sottolinea Fierro.
Il metodo TRIZ, concepito dall’ingegnere sovietico Genrich Altshuller attraverso l’esame di migliaia di brevetti, individua 40 principi universali di innovazione che caratterizzano ogni soluzione inventiva. Fierro ha rielaborato questa teoria per sviluppare un sistema a griglia che consente di esaminare metodicamente i processi aziendali e identificare tutti i potenziali rischi anche senza una conoscenza approfondita del settore specifico dell’impresa analizzata.
“Sostanzialmente opera come un sistema di filtraggio”, prosegue Fierro. “Ogni risposta fornita dal cliente consente di navigare all’interno delle griglie, eliminando percorsi che si rivelano improduttivi in quanto non generano rischi degni di considerazione e facendo emergere con maggiore chiarezza le criticità dei processi esaminati”.
Questo metodo strutturato permette di raggiungere tre obiettivi essenziali: identificare precisamente quali tipologie di rischi proporre per l’assicurazione, riconoscere quali rischi non risultano economicamente vantaggiosi da assicurare e individuare rischi che potrebbero essere eliminati attraverso investimenti aziendali mirati.
L’efficacia di questa metodologia si manifesta particolarmente nella gestione di rischi industriali complessi. “Quando l’Assicuratore visita uno stabilimento di stagionatura formaggi senza aver mai ispezionato un magazzino simile, riuscirà a formulare domande pertinenti le cui risposte faranno emergere rischi concreti ed escludere falsi allarmi, permettendo di proporre soluzioni appropriate e ragionevoli”, racconta Fierro.
Gli imprenditori spesso rimangono favorevolmente colpiti dalla precisione delle domande generate dal sistema TRIZ, percependo di rapportarsi con un esperto del loro settore specifico piuttosto che con un neofita.
La codificazione di questo approccio ha condotto alla pubblicazione del primo manuale italiano dedicato all’applicazione del TRIZ nel settore assicurativo. Il volume di 296 pagine, giunto alla seconda edizione, presenta il modello TRIZ analizzandolo dalle fondamenta e applicandolo al comparto assicurativo, corredato da casi studio reali che dimostrano le potenzialità del metodo in diversi settori industriali, dall’allevamento intensivo alla raffinazione, dalla meccanica di precisione alla gestione di sostanze pericolose.
“Negli ultimi due anni abbiamo formato una trentina di collaboratori a questo approccio”, afferma Fierro. “Anche chi non ha ancora maturato un’esperienza pluridecennale, una volta assimilato il funzionamento del modello, può riuscire a orientarsi tra rischi complessi. Credo sia anche stimolante cimentarsi nell’analisi delle aziende applicando il TRIZ, i risultati professionali possono essere davvero eccezionali”.
Le prospettive future del settore indicano una crescente necessità di strumenti analitici sofisticati. La digitalizzazione accelerata delle vendite di polizze e l’incremento della complessità dei rischi industriali richiedono metodologie che superino l’esperienza personale dell’assicuratore. Il metodo TRIZ si configura come una soluzione che coniuga rigore scientifico e applicabilità pratica, consentendo di trasformare anche consulenti meno esperti in analisti competenti di rischi complessi.
“Non sempre il metodo conduce alla conclusione del contratto”, ammette Fierro riferendosi a un caso recente di un’impresa manifatturiera di medie-grandi dimensioni del nord-est.
L’analisi TRIZ aveva identificato la necessità di interventi di adeguamento degli impianti significativi e l’impossibilità di trasferire alcuni rischi all’Assicurazione, mentre la concorrenza ha ritenuto di assicurare l’impresa senza approfondire le inadeguatezze strutturali emerse dall’analisi.
Questa evoluzione appare particolarmente significativa in un mercato dove la quota delle compagnie che utilizzano algoritmi avanzati rappresenta il 78% del comparto specifico, suggerendo una concentrazione dell’innovazione in pochi operatori leader.
L’applicazione del metodo TRIZ al settore assicurativo italiano apre nuove prospettive per la professionalizzazione del comparto e per lo sviluppo di soluzioni sempre più personalizzate e tecnicamente accurate.
