L’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, ha accesso diretto al presidente Donald Trump e ha molto da dire su ciò che l’amministrazione dovrebbe fare per sostenere l’industria automobilistica statunitense.
Farley ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg Television, giovedì, che la Casa Bianca è stata “ottima” con cui lavorare, ma ha anche avanzato diverse richieste su come l’amministrazione possa migliorare le politiche commerciali per rafforzare i produttori auto americani.
“Rispondono sempre al telefono”, ha detto Farley. “Ma c’è una lunga lista di questioni su cui dobbiamo lavorare”.
Trump ha visitato martedì lo stabilimento Ford di Dearborn, nel Michigan, dove ha assistito alla produzione del pick-up F-150, nel tentativo di mostrare sostegno alla manifattura statunitense in un contesto di crescenti preoccupazioni per un mercato del lavoro debole. Nonostante le case automobilistiche americane abbiano investito miliardi di dollari nel rientro delle attività produttive e nell’espansione della produzione negli Stati Uniti, i posti di lavoro manifatturieri domestici hanno continuato a diminuire. Ford sta effettuando una svolta da 19,5 miliardi di dollari, riducendo parte della produzione di veicoli elettrici di grandi dimensioni a favore di modelli meno costosi e più orientati all’ibrido, mentre affronta una domanda EV più bassa e le preoccupazioni dei consumatori legate all’accessibilità economica. Questa mossa segue la decisione di Trump di eliminare il credito d’imposta per i veicoli elettrici, entrato in vigore alla fine di settembre.
Per Ford è necessario affrontare le minacce dei rivali cinesi
Secondo Farley, l’amministrazione ha cercato di affrontare alcune di queste criticità. Ha elogiato la decisione di Trump di ridurre gli standard sull’efficienza dei consumi e di alleggerire alcuni dazi sulle auto, ma ha affermato che la sua azienda continua a subire l’impatto delle tariffe, in particolare quelle sull’alluminio, un materiale ampiamente utilizzato nella produzione automobilistica. Nel febbraio 2025, Farley ha dichiarato che i dazi costeranno a Ford miliardi di dollari, rappresentando al contempo una “manna” per i concorrenti asiatici del settore auto.
Farley ha infatti individuato la Cina come uno dei principali concorrenti dell’industria automobilistica statunitense, una “minaccia esistenziale”, non solo per le capacità tecnologiche del Paese, ma anche per la sua infrastruttura del lavoro a supporto della manifattura. Già lo scorso settembre aveva spiegato che la produzione americana è in ritardo rispetto ai rivali cinesi nella cosiddetta “economia essenziale”, ovvero i settori che producono beni fisici. Ha quindi invitato imprese e decisori politici statunitensi a investire nella costruzione di una forza lavoro operaia.
Giovedì Farley ha affermato che la Cina è riuscita a conquistare una quota di mercato significativa in Europa – fino al 10% nel segmento dei veicoli elettrici – grazie a prezzi più bassi, che ha attribuito ai sussidi del governo cinese.
“Rappresentano una forte minaccia per il lavoro a livello locale, hanno enormi sussidi governativi che esportano all’estero”, ha detto Farley. “Come Paese, dobbiamo decidere quale sia un campo di gioco equo”.
Visioni divergenti sugli accordi commerciali
Tra le principali preoccupazioni di Farley c’è la prosecuzione dell’Accordo Canada–Stati Uniti–Messico (CUSMA), il trattato commerciale che ha sostituito il NAFTA e che quest’anno è soggetto a revisione. L’accordo potrà essere lasciato scadere oppure rinnovato per altri 16 anni.
“Abbiamo costruito l’intero settore automobilistico tra Canada, Messico e Stati Uniti”, ha dichiarato Farley. “Dobbiamo rivedere questo accordo”.
Sebbene Trump abbia imposto lo scorso anno un dazio del 25% sulle auto provenienti da Messico e Canada, il CUSMA ha consentito alcune soluzioni alternative per attenuare l’impatto delle tariffe. Farley ha detto di voler proteggere l’accordo, poiché gran parte dell’industria automobilistica nordamericana è interconnessa e dipende dall’apertura delle catene di approvvigionamento transfrontaliere, che garantiscono efficienza e riduzione dei costi.
Trump, che ha firmato l’accordo nel 2020, ha però messo in discussione il trattato, mostrando scarso interesse per le auto prodotte in altre parti del Nord America. Le critiche più recenti del presidente all’accordo sono arrivate poco dopo la visita allo stabilimento Ford.
“Potremmo averlo oppure no. Per me non farebbe differenza”, ha detto Trump. “Non mi interessa granché”.
L’articolo originale è su Fortune.com

