Il 67% dei minori italiani non ha mai assistito a uno spettacolo teatrale, configurando una vera e propria emergenza educativa che coinvolge oltre 4 milioni di bambini nel nostro Paese. Una cifra drammatica che evidenzia come sette bambini su dieci crescano completamente estranei al mondo del teatro, privati di un’esperienza formativa fondamentale per lo sviluppo cognitivo ed emotivo.
I dati del 2023 mostrano che solo il 27,9% dei giovani tra i 6 e i 24 anni ha assistito a spettacoli teatrali, rappresentando paradossalmente la quota più alta di spettatori rispetto ad altre fasce d’età. Un paradosso che sottolinea quanto sia critica la situazione per le generazioni più giovani.
“Quando arrivo in un paese sotto i 5.000 abitanti per fare uno spettacolo, spesso un bambino mi chiede a fine rappresentazione: ma che bello, come si chiama questo film? Non sa nemmeno che esiste il teatro”, racconta Pierpaolo Bonaccurso, operatore teatrale che da anni lavora nei piccoli centri italiani. “Sono sparite quelle occasioni di rappresentazioni dal vivo, e i bambini sono abituati a vedere le persone solo all’interno di contenuti digitali”.
La crisi del teatro per l’infanzia si manifesta in modo particolare nei piccoli comuni, dove la maggior parte delle repliche teatrali viene realizzata ma dove spesso mancano le strutture adeguate.
Di fronte a questa emergenza, Bonaccurso con la sua Teatrop sta reagendo con iniziative concrete: “Abbiamo deciso di portare il teatro direttamente nei territori, perché crediamo che ogni bambino abbia il diritto di accedere alla cultura e all’educazione attraverso l’arte scenica”.
La compagnia ha avviato questo autunno due tournée nazionali con spettacoli specificatamente pensati per l’infanzia, toccando città dalla Sardegna al Friuli-Venezia Giulia.
La prima tournée, svoltasi in ottobre in Sardegna, ha portato nei teatri di Sinnai, Paulilatino, Orroli e Quartu Sant’Elena lo spettacolo ‘Una merenda da paura‘, che affronta il tema dell’alimentazione sana attraverso la storia dello Stregone Bart e della sua cugina. “Il teatro diventa uno strumento potentissimo per veicolare messaggi educativi”, sottolinea Bonaccurso. “I bambini imparano divertendosi e interiorizzano concetti importanti come la corretta alimentazione in modo naturale e coinvolgente”.
La seconda tournée di dicembre ha invece toccato i teatri di Benevento, Bari, Trieste, Pordenone e Spoleto con ‘L’abete, una storia di natale‘, uno spettacolo che esplora il mondo delle emozioni attraverso tecniche narrative multisensoriali. L’opera, ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen ma arricchita con riferimenti contemporanei, mira a sviluppare l’empatia e la comprensione emotiva nei più piccoli. “Utilizziamo linguaggi che i bambini riconoscono per creare ponti verso la comprensione di temi complessi come le emozioni”, precisa Bonaccurso.
Nel 2025, 40 compagnie teatrali hanno organizzato 323 spettacoli coinvolgendo 38.645 studenti, numeri che appaiono insufficienti rispetto alla popolazione scolastica nazionale.
“Il nostro obiettivo è ricreare una connessione tra il teatro e le nuove generazioni”, spiega Bonaccurso. “Le nuove generazioni cambiano velocemente come la tecnologia, il teatro deve seguire lo stesso andamento. Ci occupiamo di ricerca per l’infanzia e la gioventù, sperimentando nuovi linguaggi che non solo portano i bambini a teatro una volta, ma li convincono a tornare”.
Il settore teatrale ha registrato nel 2025 un gettito di 96.792.098 euro, con un aumento del 7,3% rispetto al 2024, ma questi investimenti sembrano non tradursi in una maggiore accessibilità per i più giovani. La sfida principale rimane quella di raggiungere i bambini nei territori dove il teatro fisicamente non esiste, adattando gli spettacoli a spazi non convenzionali come scuole e palazzetti.
“Stiamo sperimentando spettacoli che definiamo di teatro di rianimazione, dove i protagonisti diventano i bambini stessi”, continua Bonaccurso. “I bambini di oggi, rispetto alle generazioni precedenti, vogliono essere protagonisti. Li rendiamo partecipi dell’azione scenica, partecipi di questo rituale del teatro”.
L’innovazione passa anche attraverso l’integrazione tecnologica: “Stiamo creando uno spettacolo che si chiama Pinocchio a bivio, dove durante la rappresentazione ci sono dei momenti in cui i bambini decidono come prosegue lo spettacolo, proprio come nelle serie interattive”.
La questione assume dimensioni ancora più preoccupanti considerando il ruolo educativo del teatro. Gli esperti sottolineano come il teatro sia stato utilizzato con successo nelle carceri e nelle comunità di recupero, dimostrando il suo potere trasformativo.
“Il teatro genera soft skills, ( competenze trasversali ) è uno strumento educativo fondamentale”, afferma Bonaccurso. “Abbiamo visto bambini che in classe non stanno insieme neanche con le cannonate, rimanere fermi un’ora in sala senza parlare durante uno spettacolo, cooperare insieme durante i laboratori”.
La responsabilità non ricade solo sulle istituzioni. “Oltre a delegare sempre allo Stato, alla Regione, alla scuola, dobbiamo prenderci una responsabilità da genitori”, conclude Bonaccurso. “Se il bambino chiede di andare a teatro e al padre non interessa nulla perché preferisce guardare la partita, il lavoro educativo del teatro viene vanificato. La famiglia deve essere partecipe, perché da uno a undici anni si forma un essere umano”.
La crisi del teatro per l’infanzia rappresenta quindi non solo un problema culturale, ma un’emergenza educativa che rischia di compromettere la formazione di un’intera generazione, privandola di uno strumento fondamentale per lo sviluppo dell’empatia, della creatività e delle competenze relazionali.
Per questo motivo il teatro deve essere sostenuto dalle istituzioni pubbliche.
In questo triennio 2025/2027 Teatrop ha ottenuto il contributo statale tramite la legge di produzione teatrale articolo 13 e grazie al sostegno della regione Calabria sempre attraverso la legge a sostegno delle produzioni, Teatrop ha la possibilità di creare un progetto più ampio più forte e può portare il teatro nei luoghi dove non esiste.

