L’economista capo di Apollo, Torsten Slok, ha individuato un’anomalia nei dati finanziari. Per anni il prezzo dell’oro e i tassi d’interesse reali si sono mossi in direzioni opposte: quando i tassi salivano, l’oro scendeva. Ora questo rapporto si è spezzato. Non emerge più alcuno schema riconoscibile. Per Slok è un altro segnale dell’inquietudine degli investitori sullo stato dell’economia.
“Con grande frustrazione della comunità dei quant, quando la Fed ha iniziato ad alzare i tassi nel 2022, la forte correlazione tra oro e tassi reali si è interrotta”, ha scritto Slok in un post pubblicato lunedì.
L’oro ha consolidato il suo ruolo di bene rifugio. Molti lo considerano un salvagente nelle fasi di turbolenza dei mercati. Dal primo rialzo dei tassi nel 2022, il prezzo è aumentato di oltre il 150% e ha raggiunto il record di 5.000 dollari l’oncia troy il mese scorso. Investitori come Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, suggeriscono di allocare fino al 15% del portafoglio in oro, alla luce delle tensioni geopolitiche e del debito pubblico statunitense in crescita. Il fatto che l’oro non segua più la relazione storica con i tassi rafforza però l’idea che i mercati si stiano preparando a scenari avversi.
“Questo indica che gli investitori sono preoccupati per i rendimenti offerti dagli asset tradizionali”, ha spiegato Slok a Fortune. “Per questo iniziano a guardare agli asset alternativi”.
Secondo i dati Bloomberg e Macrobond citati da Slok, fino all’inizio del 2022 oro e tassi reali mostravano una correlazione inversa. Poi la Fed ha avviato una serie di rialzi per frenare un’inflazione che aveva toccato il 9%. A quel punto il modello si è rotto. L’oro non è sceso come accadeva in passato. Ha resistito e ha continuato a salire anche mentre la Fed manteneva i tassi elevati.
Per Slok questa rottura segnala che, in un contesto di tassi alti, gli investitori considerano nuovi rischi nel valutare le prospettive future, soprattutto per l’oro. L’inflazione resta infatti sopra il target del 2% fissato dalla Fed.
“In sintesi, emergono nuovi rischi quando l’inflazione rimane stabilmente sopra il 2%”, ha scritto nel suo blog.
Perché si è spezzata la relazione tra oro e tassi?
Gli analisti di Goldman Sachs Lina Thomas e Daan Struyven, in un report dell’agosto 2025, definiscono l’oro un asset unico. L’estrazione richiede risorse crescenti e l’offerta aumenta lentamente. Quasi tutto l’oro estratto nella storia resta in circolazione. Questo ne sostiene il valore.
“Ogni anno servono più roccia, più energia, più lavoro e più capitale per produrre la stessa oncia”, scrivono gli analisti. “Questa offerta limitata e poco elastica ha dato all’oro il suo status di riserva di valore”.
In passato, la relazione inversa con i tassi dipendeva dal fatto che l’oro non genera cedole né dividendi. Quando i tassi salgono, detenere obbligazioni diventa più conveniente rispetto a un asset che non produce rendimento. Quando i tassi scendono, la domanda di oro tende a crescere.
Dopo la pandemia, però, l’inflazione ha cambiato lo scenario. Nel 2022 i portafogli tradizionali 60/40, composti per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni, hanno sofferto. I rialzi dei tassi hanno ridotto la capacità delle obbligazioni di fungere da copertura. L’oro, che molti considerano una protezione contro l’inflazione, ha invece guadagnato terreno.
L’inflazione oggi si aggira intorno al 2,7%. Per Slok, però, questa persistenza crea un nuovo equilibrio in cui l’oro risulta più attraente e gli asset tradizionali meno affidabili.
“Può sembrare una differenza minima tra 3% e 2%”, ha detto Slok. “Ma se l’inflazione resta al 3% per anni, il portafoglio perde il 3% di potere d’acquisto ogni anno, non il 2%”.
Il peso delle tensioni geopolitiche
Anche i fattori geopolitici hanno sostenuto il prezzo dell’oro. La guerra tra Russia e Ucraina ha spinto molti investitori verso asset reali. Le sanzioni contro Mosca hanno inoltre rafforzato l’interesse delle banche centrali per un bene che non può essere facilmente colpito da misure restrittive.
Le banche centrali continuano a diversificare le riserve. Ridimensionano l’esposizione al dollaro ma ne restano ancora fortemente dipendenti. Gli analisti di Goldman Sachs osservano che il rischio macro percepito nel 2025 resta elevato. Ritengono quindi probabile una domanda stabile di coperture legate all’oro, anche nel 2026.
Cosa aspettarsi
Slok non prevede necessariamente un ritorno alla vecchia prevedibilità. L’attrattiva dell’oro dipenderà dalla durata delle pressioni inflazionistiche e dalle tensioni geopolitiche. Gli investitori si chiedono se l’inflazione più alta rappresenti un’anomalia temporanea o un nuovo regime strutturale.
“Se entriamo in un regime di inflazione più elevata in modo permanente, allora potrei aver bisogno di una protezione permanente attraverso asset reali, in particolare l’oro”, ha osservato.
Slok collega questa dinamica anche alla crescita dell’interesse per il credito privato e per gli investimenti internazionali. La tendenza potrebbe rafforzarsi finché gli investitori considereranno difficile riportare l’inflazione stabilmente al 2%.
L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

