Poste Italiane: raccontare un Paese che cambia

Paolo Iammatteo, Direttore della Comunicazione di Poste Italiane.

La comunicazione di Poste Italiane tra identità, innovazione e fiducia.

In un’Italia attraversata da trasformazioni profonde, Poste Italiane rappresenta una presenza quotidiana, un punto di connessione tra persone, luoghi e generazioni. Comunicare una realtà così significa tenere insieme memoria e futuro, prossimità e innovazione, dimensione pubblica e visione industriale. In questa intervista, Paolo Iammatteo, Direttore della Comunicazione di Poste Italiane, racconta come si costruisce oggi una strategia capace di valorizzare un gruppo che è insieme rete fisica e piattaforma digitale, servizio universale e motore di cambiamento.

Quali strategie comunicative permettono oggi di valorizzare al meglio un settore complesso come il vostro?

La nostra comunicazione integrata coniuga l’eredità della storia e della tradizione di Poste Italiane e la vocazione innovativa che, da sempre, è propria dell’azienda. In ogni messaggio puntiamo a una narrazione autentica che colloca al centro le persone, i territori e l’evoluzione dei nostri servizi. In sostanza, comunichiamo l’identità di un Gruppo capace di integrare digitale e presenza fisica sul territorio, con una rete di quasi 13.000 uffici postali, servizi al cittadino e innovazione, logistica e finanza, in piena armonia con le linee guida del nostro piano strategico al 2028 “The Connecting Platform”.

L’altra peculiarità della nostra strategia di comunicazione è l’uso di tutti i media tradizionali e digitali, cogliamo le potenzialità dei social media per rafforzare il dialogo con i nostri stakeholder e raccontare in tempo reale il valore che generiamo. Le nostre campagne parlano in modo semplice e accessibile dei nostri prodotti e servizi e dell’immagine del Gruppo nel suo insieme.

Un esempio di quel che dico è stata la campagna pubblicitaria lanciata nel periodo natalizio, un nuovo episodio delle “Storie di Poste Italiane” con cui l’azienda ha augurato buone feste agli italiani. Un racconto sulle note de ‘La sera dei miracoli’ di Lucio Dalla nel quale un bambino ricorda con nostalgia il nonno inviandogli in Paradiso un pacco per il Natale, metafora fiabesca che simboleggia la capacità di Poste Italiane di unire persone, luoghi, storie, generazioni e anche sogni. Lo spot ha emozionato il pubblico riscuotendo grande successo e giudizi positivi dalla critica di settore.

Altro strumento strategico è TG Poste che ormai da oltre cinque anni è un punto di riferimento nella comunicazione interna ed esterna. Il TG, in diretta ogni giorno, online e negli uffici postali, racconta la vita dell’azienda, dei suoi progetti e delle persone che ne fanno parte.

In un contesto iper-connesso e ad alta complessità, come si protegge – e soprattutto come si racconta in modo credibile – la reputazione di un’azienda?

La reputazione è uno degli asset immateriali più strategici e, al tempo stesso, più vulnerabili per un’azienda. La reputazione non si acquisisce mai una volta per tutte ma vive di un equilibrio dinamico tra identità, azione e percezione. Poste Italiane è un marchio forte, conosciuto e radicato in ogni angolo del Paese, gode di un cospicuo capitale di fiducia accumulato in quasi 165 anni di servizio al fianco dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni.

È un’eredità intangibile che va coltivata con coerenza e trasparenza per riguadagnare ogni giorno la fiducia ricevuta. In definitiva, proteggere e raccontare la reputazione oggi significa costruire coerenza tra ciò che si è, ciò che si fa e ciò che si comunica.

La protezione della reputazione richiede un approccio integrato e trasversale, un lavoro collettivo che pretende coesione interna e una cultura condivisa della responsabilità. Non basta reagire alle crisi: è necessario anticipare, ascoltare e costruire relazioni solide e continue con tutti gli stakeholder. In Poste Italiane, questo si traduce nella capacità di raccontare l’impatto reale delle nostre attività sui territori, sulle comunità, sull’economia del Paese.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

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