Quando l’Università non basta più: studenti lavoratori e nuovi modelli di formazione internazionale. Il commento di Nicola Muscogiuri

Nicola Muscogiuri

L’Università italiana si trova oggi di fronte a una trasformazione profonda. Non si tratta di una crisi nel senso tradizionale del termine, ma di un cambiamento strutturale che riguarda il rapporto tra formazione, lavoro e biografie personali. In questo contesto si inserisce il forte aumento delle iscrizioni alle università telematiche, che nell’Anno accademico 2023/2024 hanno raggiunto quota 273.762 studenti, segnando una crescita significativa rispetto al passato. Questo dato non rappresenta soltanto un successo quantitativo, ma segnala un bisogno reale: una parte sempre più ampia della popolazione studentesca non riesce più a conciliare i modelli accademici tradizionali con le proprie esigenze professionali e di vita. In particolare, studenti lavoratori e professionisti che hanno interrotto gli studi faticano a rientrare in percorsi pensati per un’utenza “lineare”, spesso distante dalla realtà adulta. Secondo il professor Nicola Muscogiuri, cofondatore insieme al professor Emanuele Cerquiglini e al professor Gabriele Mencarini del Campus HETG, il punto di svolta è stato rappresentato dai profondi cambiamenti introdotti nel sistema universitario italiano negli ultimi decenni.

“La riorganizzazione dei percorsi di studio ha avuto effetti positivi sotto molti aspetti, ma ha anche reso più complesso il cammino per chi studia e lavora insieme. Molti studenti riescono a completare la triennale, ma poi si fermano, non per mancanza di capacità, bensì per incompatibilità con i tempi e le modalità della formazione”.

Il fenomeno della dispersione universitaria non va quindi letto come un fallimento individuale, ma come il segnale di un sistema che fatica ad adattarsi alla pluralità delle traiettorie personali. Non a caso, circa il 70% degli studenti iscritti alle università telematiche considera la modalità online non una scelta opzionale, ma l’unica realmente praticabile. È in risposta a questo scenario che stanno emergendo modelli formativi alternativi, capaci di integrare rigore accademico, flessibilità organizzativa e valorizzazione dell’esperienza professionale. “L’idea alla base di HETG – spiega Muscogiuri – non è quella di sostituire l’università tradizionale, ma di affiancarla, offrendo percorsi coerenti con le competenze già maturate dalle persone nel corso della loro vita lavorativa”.

In questo approccio, il curriculum professionale non viene considerato un elemento marginale, ma una risorsa formativa a tutti gli effetti. L’esperienza sul campo diventa parte integrante del percorso accademico attraverso sistemi di riconoscimento strutturati e un accompagnamento didattico individuale. “Chi ha lavorato per anni in un settore specifico possiede conoscenze operative e competenze di alto livello che meritano di essere integrate in un percorso universitario serio e qualificato”, sottolinea Muscogiuri.

Questo modello sta attirando un numero crescente di manager e professionisti che, pur avendo raggiunto posizioni di rilievo, sentono l’esigenza di completare o riorientare la propria formazione accademica. Si tratta spesso di figure con carriere consolidate, per le quali il titolo di studio non è un fine in sé, ma uno strumento di allineamento tra competenze, riconoscimento e crescita personale.

Le prospettive di sviluppo confermano questa tendenza: le previsioni per l’Anno accademico 2026/2027 e per gli anni successivi indicano un ulteriore incremento delle iscrizioni alle università telematiche, con una crescita significativa anche tra gli studenti Under 25. Un segnale chiaro del fatto che la flessibilità non è più percepita come una soluzione di ripiego, ma come una modalità formativa pienamente legittima.

L’innovazione, tuttavia, non riguarda soltanto la didattica a distanza. Sempre più istituzioni stanno ampliando la propria offerta verso ambiti emergenti e interdisciplinari, rispondendo a una domanda formativa che nasce direttamente dal mercato del lavoro e dalle trasformazioni sociali in corso. In questo quadro, il Campus HETG si muove con l’obiettivo di strutturare percorsi altamente specializzati, mantenendo standard accademici elevati e una forte attenzione alla qualità dei contenuti.

Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dall’internazionalizzazione. I corsi vengono erogati in cinque lingue e coinvolgono una popolazione studentesca globale, nella quale cresce anno dopo anno anche l’interesse da parte degli studenti italiani. Questo consente di superare i limiti dei singoli sistemi nazionali e di costruire un ambiente formativo realmente internazionale, fondato sul confronto tra esperienze e culture diverse. I risultati occupazionali sembrano confermare l’efficacia di questo approccio: una larga parte dei laureati trova un impiego entro un anno dal conseguimento del titolo. Un dato che riflette non solo la spendibilità dei percorsi di studio, ma anche il supporto continuo garantito durante l’intero cammino formativo. “La vera sfida per il futuro – conclude Muscogiuri – sarà continuare a innovare senza rinunciare al rigore. La flessibilità deve andare di pari passo con la qualità, con l’attenzione alla persona e con una valutazione attenta del percorso di ciascuno. È in questo equilibrio che si gioca il futuro dell’istruzione superiore”.

Poste Italiane Dic 25

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