Un pozzo da 500 milioni di barili di petrolio: Eni conferma la scoperta, definita “importante”, avvenuta nell’offshore dell’Angola. È la seconda buona notizia in pochi giorni per il Cane a 6 zampe: la scorsa settimana è stato autorizzato da Donald Trump a operare in Venezuela.
Secondo quanto comunicato dall’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro Usa, Eni ha ricevuto la licenza insieme a Bp, Chevron, Repsol e Shell. Questo consente a queste cinque big di negoziare contratti con la compagnia petrolifera statale, PDVSA.
Eni entra in questo modo a far parte dei piani di Trump per il Paese sudamericano dopo la cattura di Nicolás Maduro e l’inizio della presidenza di Delcy Rodríguez.
Il pozzo di Eni e Bp in Angola
Nel dettaglio parliamo del pozzo Algaita-01 nel blocco 15/06 a circa 18 km dalla FPSO Olombendo, unita’ galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico.
Il pozzo è stato avviato il 10 gennaio 2026 ed è stato perforato da un’altra italiana, Saipem fino a 667 metri.
Il pozzo – riporta il comunicato – ha incontrato arenarie mineralizzate ad olio in diversi intervalli del Miocene superiore, caratterizzate da eccellenti proprietà petrofisiche: “Una campagna completa di acquisizione dati, compreso il campionamento dei fluidi, ha confermato la qualita’ del giacimento e le caratteristiche dei fluidi”. La presenza di infrastrutture di produzione gia’ esistenti nelle vicinanze “aumenta ulteriormente il valore della scoperta e ne migliora le prospettive di sviluppo”.
Il blocco è gestito da Azule Energy (36,84%, controllata in parti uguali da Eni e Bp), in partnership con SSI (26,32%) e Sonangol E&P (36,84%). “Questo successo conferma ulteriormente la solidita’ del portafoglio Upstream in Angola”, secondo Eni.
La licenza in Venezuela
“La licenza generale n.50 è stata appena emessa; prendiamo atto che Eni è esplicitamente inclusa e stiamo attualmente valutando le opportunità che essa apre nell’ambito di un dialogo costante e costruttivo con le autorità statunitensi”, ha affermato un portavoce del gruppo energetico italiano dopo che l’ok delle autorità statunitensi.
L’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro ha concesso licenze generali a Bp, Chevron, Eni, Repsol e Shell, “autorizzando transazioni relative alle operazioni nel settore petrolifero e del gas in Venezuela” a determinate condizioni. Di fatto le autorizzazioni riguardano la ripresa delle operazioni e la possibilità di stipulare contratti con la compagnia petrolifera statale venezuelana, attraversi i permessi del Tesoro statunitense.

