Petrolio, prezzi alle stelle dopo la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz

Pompa di benzina

La nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, annunciata nella notte fra sabato e domenica dall’Iran dopo aver lanciato un drone contro una nave battente bandiera cipriota, torna a infiammare i prezzi del petrolio.

La quotazione della benzina è salita dell’equivalente di due centesimi e mezzo, quella del gasolio di oltre sei. Il Brent – principale indicatore mondiale per il prezzo del petrolio – è schizzato del 10%, ben al di sopra degli 80 dollari. Lo segnala Staffetta Quotidiana nella rilevazione giornaliera dei prezzi dei carburanti alla pompa che “continuano la loro corsa, al massimo da metà giugno”.

La recrudescenza delle tensioni in Medio Oriente si riflette subito sui distributori italiani: la benzina vola verso 1,89 euro, il gasolio sfiora i due euro al litro. E dieci regioni sono già al di sopra della soglia del prezzo al self service: Basilicata, Bolzano, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trento, Valle d’Aosta. Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,973 euro/l per la benzina (+4), 2,070 euro/l per il gasolio (+5), 0,883 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,587 euro/kg per il metano (+5).

Urso: “Pronti a intervenire sul prezzo carburanti se il blocco di Hormuz persiste”

Se il “Perdurare del blocco di Hormuz comportasse anche l’aumento del prezzo dei carburanti alla fonte noi interverremmo come abbiamo fatto sin dall’inizio, con misure specifiche e mirate”. Lo ribadisce il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’evento degli Stati Generali della Space Economy a Milano. “Quello che questa vicenda ci deve insegna è che occorre realizzare politiche di lungo respiro per ridurre la dipendenza dall’estero e aumentare la capacità di produrre energia elettrica con fonti da noi controllate nel nostro paese”, sottolinea il ministro. Il governo – fa sapere Urso – “Ha accelerato sulla strada delle rinnovabili, e per questo ha riaperto con responsabilità la strada del nucleare civile di nuova generazione. Ci auguriamo che il Parlamento condivida il provvedimento prima della pausa estiva, così che i decreti attuativi siano pronti entro quest’anno”.

Gli analisti temono una carenza di risorse petrolifere

Nel contesto delle tensioni mediorientali, a preoccupare gli analisti sono le riserve di petrolio: secondo i dati della società di analisi Kpler, riportati dall’emittente televisiva statunitense Cnn, dall’inizio del conflitto il mondo ha perso più di 1,15 miliardi di barili di approvvigionamento. E più la crisi in Medio Oriente si protrae, più aumenta la carenza di prodotti raffinati che, inevitabilmente, pesa sui prezzi alla pompa di benzina e gasolio.

Poste Italiane Dic 25

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