Dall’assegnazione di una medaglia al pianto di liberazione sul traguardo, fino all’ultimo centesimo che decide una gara, viviamo le emozioni degli atleti delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 come se fossimo a bordo pista. Highlights in tempo reale, replay immediati, dati, classifiche aggiornate al secondo: tutto appare naturale, scontato. Quasi nessuno infatti si chiede come sia possibile rendere visibile, in diretta, un evento diffuso su oltre 22 mila chilometri quadrati, tra Lombardia, Veneto e Trentino, da zero a tremila metri di altitudine, con più di 3.000 atleti e decine di sedi operative.
La risposta sta in un’infrastruttura digitale progettata per essere intelligente, resiliente e sicura fin dalla nascita. A raccogliere la sfida HPE (Hewlett Packard Enterprise), selezionata come Network Equipment Hardware Partner dei Giochi, che ha messo in campo una rete di ultimissima generazione basata sull’intelligenza artificiale nativa.
Un risultato raggiunto dopo anni di lavoro. La rete olimpica conta oltre 4.900 access point, più di 1.500 switch, oltre 70 router, più di 50 firewall e più di 30 smart session router. Deve connettere ogni cosa: dalle località sciistiche più remote alle telecamere mobili negli stadi, garantendo continuità operativa in condizioni meteo e geografiche estremamente diverse. È la vera ‘rete di controllo’ dei Giochi: gestisce ticketing, timing – cruciale nelle gare cronometrate – logistica e sicurezza, assicurando un’esperienza digitale senza interruzioni per atleti, media, volontari e spettatori.
HPE Mist, il cuore tecnologico
Il cuore tecnologico è HPE Mist, piattaforma cloud-based basata sull’AI e sviluppata con l’idea di reti “self-driving”. L’automazione end-to-end consente di governare centralmente l’intera infrastruttura, anticipando i problemi prima ancora che si manifestino. L’attenzione non è rivolta soltanto alla connettività, ma alla qualità dell’esperienza dell’utente finale, misurata e ottimizzata in tempo reale. La rete si adatta dinamicamente ai diversi profili di utilizzo – dai volontari ai broadcaster, fino agli atleti – modulando priorità e prestazioni in base alle necessità. Con Marvis AI, i team IT possono persino interagire con l’infrastruttura in linguaggio naturale, velocizzando configurazione e risoluzione dei problemi.
“C’è, ma non si vede”, sintetizza con ironia Claudio Bassoli, Presidente e Amministratore Delegato di HPE Italia. Ed è proprio questa invisibilità la misura del suo successo. “Gestiamo milioni di interazioni digitali al secondo attraverso reti di nuova generazione definite ‘self-driving’, costantemente monitorate da sistemi di intelligenza artificiale integrati nella loro architettura. L’AI consente di modellare e ottimizzare la rete in modo continuo, garantendo sicurezza, performance elevate e un’esperienza d’uso allineata alle esigenze di utenti e applicazioni”.
Tutte le attività di controllo e adattamento avvengono in tempo reale, con tempi di intervento impercettibili per l’uomo. È questa la base tecnologica che sostiene eventi globali come le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, permettendo una fruizione fluida e sincronizzata a livello planetario.
I pilastri su cui si fonda la tecnologia
Networking, cloud ibrido e intelligenza artificiale sono i tre pilastri su cui si fonda la strategia tecnologica dell’azienda. L’AI apre opportunità senza precedenti, ma richiede infrastrutture capaci di garantire performance uniformi anche per applicazioni ad alta intensità di calcolo. Negli ultimi dodici mesi HPE ha installato numerose piattaforme AI in Italia, rafforzando un ecosistema pronto a sostenere la trasformazione digitale.
Le reti implementate per Milano-Cortina rispondono alle esigenze delle nuove generazioni: sicurezza intrinseca integrata a ogni livello, con monitoraggio di milioni di interazioni digitali al secondo; capacità di auto-configurarsi e auto-istanziarsi su larga scala; sistemi di auto-riparazione basati su telemetria e machine learning, in grado di prevedere e risolvere criticità prima che diventino visibili; un orientamento totale all’esperienza, dove ogni singola transazione digitale deve offrire il risultato atteso, sia per una persona sia per un’applicazione autonoma.
“Sul fronte della sicurezza, la cybersicurezza è integrata nel DNA stesso della rete: ogni componente è progettato secondo un principio di protezione nativa e ogni transazione viene verificata in base a regole predefinite. – continua l’Ad – La sicurezza è incorporata persino a livello di silicio, così da prevenire e bloccare eventuali attacchi hardware, in una strategia di protezione a 360 gradi”.
Cosa ne sarà però di tutta questa rete infrastrutturale al termine dei Giochi? Gli apparati non riutilizzati verranno ritirati, ricondizionati o riconfigurati e destinati ad altri clienti. “L’auspicio è che anche il sistema sportivo italiano scelga di adottare queste soluzioni per trasformare l’esperienza dei fan in chiave sempre più immersiva. In questa prospettiva, anche il futuro Stadio San Siro potrebbe diventare un modello di innovazione tecnologica applicata allo sport”.
Una sfida globale
La sfida è globale: fino a un milione di dispositivi connessi e oltre due miliardi di spettatori nel mondo. Per i media internazionali significa poter contare su immagini e video disponibili all’istante, già nativamente pensati per una distribuzione multicanale. Per il pubblico, significa continuare a emozionarsi davanti a uno schermo con la sensazione di essere lì, nel cuore dell’azione.
“L’investimento che abbiamo fatto rappresenta anche una vetrina globale per dimostrare come le reti di nuova generazione, abilitate da piattaforme come Juniper Mist AI, siano in grado di autogestirsi, prevenire criticità e autodifendersi. – conclude Bassoli – Una tecnologia che non solo gestisce enormi volumi di dati in tempo reale, ma che punta a trasferire al pubblico l’intensità e l’emozione dell’esperienza sportiva”.

