Un sistema multilivello e policentrico che riflette la complessità dei settori strategici, ma che nel tempo si è trasformato in un freno alla competitività. È questa la fotografia scattata dall’Istituto per la Competitività (I-Com) nello studio “EX PLURIBUS UNUM. Una roadmap verso una regolazione economica pro-competitiva”, presentato a Roma.
Secondo il think tank guidato dall’economista Stefano da Empoli, la cosiddetta ‘poliarchia regolatoria’ – con competenze distribuite tra Unione europea, Stato, Regioni, enti locali e autorità indipendenti – è ormai strutturale. Ma senza un coordinamento efficace genera frammentazione, sovrapposizioni e ritardi decisionali, con effetti diretti su investimenti, innovazione e attrattività del Paese. I settori più esposti sono salute, telecomunicazioni ed energia. Ed è proprio su quest’ultima che emergono le criticità maggiori per l’economia.
Energia: transizione lenta e costi regolatori
Nel comparto energetico, la frammentazione delle competenze – in particolare tra Stato e Regioni – ha prodotto un quadro disomogeneo, segnato da contenziosi e differenze territoriali. La transizione nei trasporti stradali procede con ritardi: nel 2024 l’elettricità ha coperto appena lo 0,73% dei consumi energetici del settore nell’Ue. In Italia le auto elettriche a fine 2024 erano meno di 280 mila su oltre 41 milioni di automobili circolanti, lontane dall’obiettivo di 4,3 milioni al 2030.
In questo contesto, lo studio indica nei biocarburanti una leva strategica per centrare i target europei, anche alla luce della revisione dello stop ai motori endotermici dal 2035 e dei nuovi obiettivi sulle rinnovabili fissati dalle direttive RED, che al 2030 prevedono il 29% di rinnovabili nei trasporti o una riduzione del 14,5% dell’intensità di gas serra.
Il nodo, però, è soprattutto regolatorio. Il sistema multilivello tra Ue e autorità nazionali genera oneri burocratici elevati e quella che I-Com definisce ‘rendita regolatoria‘: un costo prodotto dalla regolazione stessa e trasferito sui prezzi finali. La proposta è una maggiore armonizzazione europea, a partire da un sistema unico di certificazione e conteggio delle rinnovabili, fino a un possibile mercato europeo dei certificati.
“La riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione, che ha collocato l’energia tra le materie di competenza concorrente, ha reso più complessi i rapporti tra Stato e Regioni” dichiara Antonio Sileo, Direttore Area Sostenibilità Osservatorio Innov-E dell’Istituto per la Competitività (I-Com). “La materia, per sua natura articolata, ha richiesto numerosi tentativi di semplificazione”.
Un possibile superamento delle attuali logiche negoziali e spesso conflittuali? Secondo Sileo “potrebbe passare attraverso meccanismi di coordinamento più efficaci. Ad esempio, la Conferenza Stato-Regioni potrebbe essere riorganizzata introducendo procedure standardizzate, tempi certi per l’approvazione dei piani energetici regionali, linee guida vincolanti per i procedimenti autorizzativi e criteri uniformi per la localizzazione degli impianti. In questo modo si potrebbe rafforzare una reale collaborazione istituzionale fondata su lealtà e cooperazione tra le diverse articolazioni dello Stato”.
Sulla base dei risultati dello studio, aggiunge: “Quello che abbiamo capito è che, ancor più in ragione del mutato contesto delle relazioni internazionali (la geopolitica, come si usa dire oggi), la regolazione dovrà diventare adattativa per evitare che – paradossalmente – la troppa rigidità allontani gli obiettivi. Il caso di quelli climatici e ambientali è in tal senso paradigmatico”.
Salute e TLC
Nel settore sanitario la poliarchia regolatoria intreccia diritto alla salute e competenze distribuite tra più livelli di governo. Il paper analizza in particolare l’uso dei dati sanitari e dell’AI, con riferimento al Fascicolo sanitario elettronico e all’ecosistema dei dati sanitari, il cui percorso è stato segnato da tensioni istituzionali. Per I-Com, il nuovo Testo Unico farmaceutico sarà efficace solo se accompagnato da una reale semplificazione dei processi. Analoga criticità riguarda i dispositivi medici, ancora privi di un organismo nazionale dedicato.
Nel settore delle telecomunicazioni, nonostante le riforme, restano disomogeneità territoriali e ritardi autorizzativi. Migliorano i tempi medi per le infrastrutture fisse (105 giorni per i cavidotti e 92 per gli scavi), ma solo il 15% delle richieste viene convocato in conferenza dei servizi. Nel mobile la quota sale al 59%, con forti squilibri regionali.
La sfida dell’attuazione
Secondo I-Com, la competitività dell’Italia dipenderà dalla capacità di rendere sistematici gli strumenti di better regulation – consultazioni pubbliche, valutazioni ex post e monitoraggi – e soprattutto dalla loro effettiva applicazione. Perché se la complessità è inevitabile, la frammentazione non può diventare un costo permanente. E nell’energia il tempo perso nella regolazione rischia di tradursi in ritardo competitivo e maggiori oneri per il sistema economico.

