Enrico Galletti (RTL 102.5): Nella radio il ‘tic tac’ degli italiani

Enrico Galletti

Enrico Galletti, caporedattore di RTL 102.5,  racconta il suo percorso da giovane cronista locale a voce della prima radio italiana. Ogni giorno conduce Non stop News, portando notizie di attualità, politica e sport direttamente agli ascoltatori, accompagnandoli nella loro quotidianità.

Liliana Segre sostiene che “la bellezza, il consumismo, il successo, l’essere qualcuno sono diventati idoli, ma poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche”. Un pensiero, quello della Senatrice a vita, che si adatta bene alla storia del cremonese Enrico Galletti, giovane caporedattore di RTL 102.5, prima radio italiana. C’è chi lo definisce un ‘prodigio’, ma lui preferisce parlare di sé come di “un ragazzo fortunato”, per aver creduto fino in fondo a un sogno che molti gli avevano suggerito di chiudere in un cassetto.

Ogni giorno racconta attualità, politica e sport a Non stop News, seguendo una sola linea editoriale: la curiosità verso le storie. Il motore che accende le sue giornate? L’idea che un’intervista possa diventare notizia. La paura che lo angoscia? Un fatto che, per ragioni anagrafiche, potrebbe non riconoscere come importante. Studioso instancabile, oggi legge soprattutto saggi – ha messo da parte, almeno per ora, i romanzi – nella speranza di trovare in quelle pagine qualche spunto interessante per il suo domani.

Perché ha scelto proprio la professione di giornalista?

Perché era il mio sogno da quando ero bambino e credo sia una grande fortuna avere le idee chiare così presto. I miei genitori fanno tutt’altro nella vita, quindi non avevano un manuale di istruzioni da passarmi. Avevo 14 anni quando ho suonato al citofono del giornale locale, ‘La Provincia di Cremona’. All’inizio mi diedero un blog: scrivevo cronache scolastiche, seguivo eventi locali. Poi, passo dopo passo, sono arrivati i quotidiani nazionali e la radio. È nato tutto da una passione autentica.

Ogni giorno intervista i protagonisti della politica italiana, da Salvini a Meloni. Cosa si prova a stare davanti a personalità così influenti?

È una posizione di privilegio, ma soprattutto di grande responsabilità. Molti italiani vorrebbero fare direttamente domande a chi prende decisioni pubbliche. In questo senso la radio è uno strumento potentissimo: accompagna le persone mentre vanno al lavoro, a scuola, mentre vivono la loro quotidianità. La cosa più interessante, e diversa rispetto al passato, è che spesso sono proprio i politici a chiedere di venire in radio, soprattutto in campagna elettorale. Qui puoi spiegare anche i temi più complessi in modo diretto, umano. Parlare con la presidente del Consiglio per 40 minuti, da soli, è stato molto stimolante dal punto di vista professionale.

Cosa le piace del giornalismo di oggi?

Mi piace il giornalismo che riesce ancora a trovare le notizie e a portarle al pubblico. Non è vero che non abbiamo più bisogno dei giornali cartacei o dei media tradizionali: le notizie passano ancora da lì, poi arrivano sui social e sul web. Mi affascina quel giornalismo che si pone il problema del dopo: oggi non basta più trasporre online ciò che va sulla carta. Servono nuovi linguaggi, nuove forme di comunicazione. Il digitale deve essere un valore aggiunto, non una semplice copia.

Cosa risponde a chi sostiene che si debba parlare in modo diverso alle nuove generazioni?

Che è vero, ma non riguarda solo i giovani. È cambiato il modo di concentrarsi sui contenuti per tutti. Non bisogna limitarsi a dire che il giornalismo di ieri fosse migliore perché semplicemente era diverso. Oggi bisogna adattarsi al cambiamento: i pezzi lunghi funzionano poco, gli approfondimenti catturano. Abbiamo più stimoli, meno tempo. Per questo servono nuovi linguaggi: podcast, video, radiovisione. Anche la radio si è evoluta, senza perdere la sua anima.

Il miglior consiglio ricevuto che ancora oggi applica nel suo lavoro?

Che non esistono domande sbagliate a prescindere. Spesso si pensa che con un ospite importante, ad esempio un politico, serva la domanda ‘brillante’, quella che dimostra quanto hai studiato. Studiare è fondamentale, certo. Ma la domanda migliore è quella che nasce dalla tua curiosità. Se la fai anche a microfoni spenti, allora è quella giusta. Perché è la stessa che si stanno facendo gli ascoltatori.

Come immagina il giornalismo di domani?

Sempre più digitale, inevitabilmente, ma spero resti fatto da professionisti e soprattutto che le persone tornino a riconoscere che la buona informazione si paga, così come siamo stati abituati per anni ad andare in edicola a comprare il giornale. Pagare per avere informazione di qualità significa allontanarsi dal mare magnum di fake news e rendere il digitale un luogo più onesto.

La radio, così come la tv, continuerà ad accompagnare le nostre vite: è un mezzo intimo, un termometro straordinario del tempo degli italiani. Ci sono ascoltatori che ogni mattina sanno che, quando sentono l’oroscopo, è il momento di fare la doccia o uscire di casa. Se provassimo a spostare una rubrica di dieci minuti, scoppierebbe una rivolta popolare. Questo dice molto del legame che le persone hanno con i media tradizionali.

Progetti futuri?

Fare ancora radio, cercando di farla sempre meglio. E coltivare la scrittura, perché è da lì che sono partito ed è il modo in cui mi esprimo in maniera più naturale. Continuerò a raccontare sempre più le storie di persone normali, non solo dei Vip. Le ‘ very normal people’, come le chiamiamo noi. Secondo me è anche questo il ruolo di un buon giornalista: raccontare storie originali, difficili da duplicare, in cui chi ascolta o legge possa riconoscersi. Sono molto grato che questo sogno si sia realizzato così in fretta, per tornare all’inizio della nostra chiacchierata, ma ci sto ancora prendendo le misure.

RTL 102.5, la prima radio d’Italia

RTL 102.5 continua a scandire le giornate di milioni di italiani: circa 6,9 milioni di ascoltatori ogni giorno, che diventano 9,6 milioni includendo Radio Zeta e Radiofreccia. Numeri che raccontano più di un primato: raccontano un legame quotidiano con il pubblico, fatto di notizie, musica e appuntamenti diventati rituali. La fedeltà emerge anche nelle rilevazioni del quarto d’ora, a conferma della forza della linea editoriale. La radio non è solo ascolto, è compagna di vita, capace di evolversi con podcast, video e radiovisione senza perdere la propria anima. “È la conferma di un legame solido con gli ascoltatori e di una radio ancora capace di dominare il panorama italiano”, sottolinea il presidente Lorenzo Suraci, che vede nella fedeltà del pubblico il vero cuore del successo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di febbraio 2026 (numero 1, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

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