Per anni il Sud è stato considerato l’anello debole dell’economia italiana, con livelli di produttività e reddito pro capite significativamente inferiori. Ultimamente, però, sembra esserci stata una inversione di tendenza. Secondo lo studio “Le prospettive di sviluppo dell’economia meridionale pubblicato nel 2025 dalla Banca d’Italia“ (Occasional Paper n. 951), nell’ultimo quinquennio – in particolare nel periodo successivo alla pandemia – l’economia del Mezzogiorno è aumentata a ritmi superiori rispetto a quella del Centro-Nord.
La crescita, si legge dal documento, è stata sostenuta soprattutto nel biennio post-pandemico ed è risultata trainata in larga misura dalla spesa pubblica e dagli incentivi fiscali. Le costruzioni hanno registrato una forte espansione (e un impatto significativo) grazie agli strumenti di riqualificazione edilizia, come il Superbonus e il bonus facciate. Anche i servizi a prevalente componente pubblica, in particolare sanità e istruzione, hanno contribuito alla crescita, riflettendo l’aumento della spesa e l’allentamento dei vincoli per le assunzioni nel settore pubblico.
Lo stesso studio della Banca d’Italia sottolinea però che non si tratta solo di spesa pubblica. Si osservano segnali di rafforzamento nei servizi privati ad alta intensità di conoscenza, in particolare nell’ICT e nei servizi professionali. Dal 2014 a oggi infatti il comparto delle tecnologie digitali è cresciuto nel Mezzogiorno a un ritmo superiore rispetto alla media nazionale, con poli dinamici soprattutto nelle aree urbane di Napoli, Bari e Catania.
A Bari circa cinquemila nuovi posti di lavoro
Secondo il rapporto della Presidenza del Consiglio sulla Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno del 2024, soltanto a Bari sedici multinazionali dell’informazione e comunicazione avrebbero contribuito alla creazione di circa cinquemila nuovi posti di lavoro. I dati occupazionali indicano circa 91 mila addetti in elettronica e digitale in Campania, 57 mila in Puglia, 50.500 in Sicilia e 19 mila in Calabria, numeri che mostrano una crescente specializzazione in comparti tecnologici, pur partendo da livelli storicamente inferiori rispetto al Centro-Nord.
In questo quadro, alcuni segmenti del Sud risultano più concentrati in settori ad alta crescita globale, come il digitale, l’aerospazio, il farmaceutico, i semiconduttori e alcune tecnologie verdi. Il punto non è che il Mezzogiorno abbia superato il Nord in senso assoluto, ma che specifici distretti meridionali appaiano meglio posizionati, in termini di dinamica settoriale, rispetto a quelli del Centro-Nord tradizionalmente legati alla meccanica e all’automotive e più esposti al rallentamento della filiera tedesca.
Il divario del Sud in termini di reddito pro capite
Resta tuttavia una sfida aperta il divario in termini di reddito pro capite con il Centro-Nord, che rimane eccezionalmente ampio. Secondo la Banca d’Italia, a pesare non è soltanto la minore produttività, ma soprattutto il tasso di occupazione, che nel Mezzogiorno è tra i più bassi d’Europa.
Le politiche di riduzione dei divari territoriali dovrebbero quindi concentrarsi prioritariamente sull’incremento stabile dell’occupazione, una sfida complessa che richiede il coinvolgimento di varie fasce di popolazione con livelli di competenze e di esperienza lavorativa limitati.
