Il titolo scelto per la Relazione Annuale sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza 2026 non lascia spazio a dubbi: “Governare il cambiamento: scenari della Sicurezza Nazionale”. Presentata dal Comparto Intelligence alla Camera dei Deputati, la relazione di quest’anno segna uno spartiacque metodologico e strategico, definendo un perimetro in cui la tecnologia non è più un semplice settore, ma l’architettura stessa della difesa nazionale.
Una nuova postura per lo Stato
L’intervento di Vittorio Rizzi, Direttore Generale del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza), ha chiarito la magnitudo di questa sfida: “Siamo in un momento storico in cui la tecnologia è diventata il motore del cambiamento e uno dei principali fattori che incidono sulla sicurezza di una Nazione”. Secondo Rizzi, ci troviamo di fronte a un “totale cambio di paradigma” che impone all’Italia una nuova postura strategica.
L’obiettivo è duplice: da un lato, difendere lo Stato e la democrazia cogliendo quei “segnali deboli” che spesso precedono le grandi crisi; dall’altro, accettare la sfida dell’innovazione come precondizione della libertà. “Il tema della tecnologia è trasversale a tutte le minacce che fronteggiamo”, ha aggiunto il Direttore Generale, ribadendo un concetto chiave: per rimanere uno Stato sovrano e democratico nel 2026, l’innovazione non è un’opzione, ma una necessità vitale.
L’intelligenza artificiale: da strumento a metodo
Coerentemente con questa visione, la Relazione 2026 introduce una novità assoluta: l’integrazione di casi studio elaborati attraverso l’intelligenza artificiale generativa (GenAI). Per la prima volta, i nostri apparati di intelligence (DIS, AISE e AISI) mostrano come l’AI possa supportare l’analisi di scenari complessi, quali il conflitto Russia-Ucraina, la competizione nello spazio e le proiezioni dei flussi migratori.
L’approccio adottato è rigorosamente “antropocentrico”: l’AI non sostituisce l’analista, ma ne potenzia le capacità di processare l’enorme mole di dati provenienti da fonti aperte (OSINT). La Relazione sottolinea come la GenAI permetta di far emergere schemi invisibili all’occhio umano, a patto che il controllo resti saldamente nelle mani del personale tecnico. Tuttavia, l’IA può rappresentare anche una minaccia: il rapporto avverte sull’uso di deepfake e campagne di disinformazione algoritmica come strumenti di “guerra cognitiva”, volti a inquinare il dibattito pubblico.
La frontiera del quantum
Un intero inserto del documento è dedicato poi alla tecnologia quantistica. Il Quantum Computing è descritto come una “discontinuità rilevante” capace di scardinare gli attuali sistemi di cifratura che proteggono i segreti di Stato. L’Intelligence italiana sta accelerando la transizione verso la crittografia post-quantistica, conscia che chi dominerà per primo il calcolo quantistico otterrà una supremazia informativa assoluta.
Oltre al calcolo, il Quantum Sensing (sensori quantistici) promette di rivoluzionare il dominio sottomarino e quello spaziale, rendendo obsoleti gli attuali sistemi di occultamento. La sfida per l’Italia è garantire una sovranità tecnologica che eviti nuove e pericolose dipendenze da attori extra-europei.
Sovranità tecnologica e sicurezza economica
La Relazione 2026 ribadisce che la sicurezza nazionale coincide oggi con la capacità di gestire dati, algoritmi e filiere tecnologiche critiche. La protezione non riguarda più solo i confini fisici, ma la resilienza dei cloud nazionali e l’integrità delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori.
In un mondo dove il “dual-use” (tecnologie per uso sia civile che militare) è la norma, l’Intelligence vigila sui tentativi di acquisizione di asset strategici italiani. La dipendenza tecnologica è diventata una leva di pressione politica: governare il cambiamento significa impedire che tali asimmetrie vengano usate per condizionare le scelte democratiche del Paese.
Le minacce ibride e la “zona grigia”
Infine, la relazione esplora la vulnerabilità del dominio cognitivo. La tecnologia è il fattore abilitante delle “minacce ibride”, operazioni che colpiscono un avversario senza mai superare la soglia del conflitto armato. Anche la criminalità organizzata si è evoluta, utilizzando comunicazioni cifrate e criptovalute per eludere le indagini, rendendo necessaria una risposta intelligence sempre più orientata all’analisi degli ecosistemi digitali.
In sintesi, la Relazione 2026 delinea un’Intelligence che ha recepito pienamente il monito di Vittorio Rizzi: per proteggere il futuro, bisogna abitarlo. “Governare il cambiamento” non è solo uno slogan, ma un mandato operativo che trasforma i nostri Servizi in un baluardo di competenza tecnologica, essenziale per garantire che l’Italia rimanga, nelle parole del Direttore del DIS, uno “Stato sovrano e democratico” in un secolo dominato dagli algoritmi.

