I raid in Qatar, l’Armageddon dell’energia e le conseguenze per l’Italia

I raid iraniani contro il Qatar hanno danneggiato siti che producono il 17% dell’export del Paese, ha reso noto il ceo di QatarEnergy, Saad al Kaabi. Saranno necessari fino a cinque anni per riportarli a una totale operatività.

Non basta più riaprire lo Stretto di Hormuz per sperare di riportare le cose come erano prima. La guerra in Medio Oriente è arrivata a un punto di non ritorno, che cambia già oggi, per anni, il flusso di idrocarburi nel mondo, oltre alle quotazioni di gas e petrolio nelle ore successive all’attacco.

In particolare gli attacchi contro Ras Laffan aprono lo scenario che gli esperti definiscono da ‘Armageddon’. Il sito, grande 290 km quadri, è il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo.

L’ad di QatarEnergy ha avvisato del possibile uso della forza maggiore sui contratti a lungo termine per le forniture di diversi Paesi, tra cui l’Italia. Dopo l’interruzione delle forniture dalla Russia, il Qatar rappresenta la metà del Gnl che importiamo, e siamo il Paese europeo che importa di più dal Qatar. Un’analisi di Ageei ricorda che il rapporto non è simmetrico: per Doha l’Italia è un cliente secondario, il che incide sulla nostra capacità contrattuale. E’ del 2023 l’accordo storico tra Eni e la stessa QatarEnergy: prevede la fornitura di Gnl per una durata di 27 anni.

Cosa farà l’Italia

“Stiamo parlando con tutti, direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni”, ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin a chi gli chiedeva se l’Italia stesse dialogando con Algeria, Azerbaigian e Usa per le forniture dal Qatar.

“Cerchiamo di agevolare le iniziative delle nostre imprese private” ha concluso il ministro, secondo il quale “il problema è più complesso”, perché “adesso l’Asia in particolare – pensiamo a un Paese come il Giappone, con il 70% delle importazioni che arrivano dal Golfo Persico – va a comprare in tutto il mondo e diventa un problema di concorrenza per noi, perché cerca di comprare dove avevamo le nostre forniture”.

L’attacco iraniano avrà “gravi ripercussioni” sull’approvvigionamento energetico mondiale anche secondo il Primo ministro Mohammed bin Abdelrahmane al-Thani.

L’attacco di Ras Laffan in Qatar

“Non avrei mai immaginato che il Qatar sarebbe stato colpito in un tale attacco, in modo particolare da un Paese musulmano fratello nel mese di Ramadan”, ha dichiarato Saad al Kaabi di QatarEnergy.

I missili iraniani hanno fatto fuori 12,8 milioni di tonnellate l’anno di gas, quasi un quinto della capacità qatariota, oltre a impianti di conversione, colpendo le esportazioni di diverse aziende occidentali: ExxonMobil, Edison, Shell, tra le altre. Anche Eni ha contratti di fornitura dal Paese.

Il danno per gli impianti è di 26 miliardi di dollari, ma le notizie sulle tempistiche di ripristino sono state accolte dal panico degli analisti occidentali. “Mi sono svegliata e ho pensato: Per favore, no. Questo è sempre stato il mio incubo, il mio scenario da Armageddon”, ha detto al Financial Times Anne-Sophie Corbeau, esperta del Center on Global Energy Policy della Columbia University.

La previsione del Ft? Con un’interruzione prolungata verranno cancellati gli ultimi cinque anni di crescita per il Gnl.

L’Europa, senza gas russo, è particolarmente esposta alla crisi mediorientale. E ora dovrà trovare alternative che passano necessariamente e a caro prezzo dagli Usa. Con l’aggiunta di dover competere con l’Asia, dove molti Paesi stanno già rinforzando il ruolo del carbone.

D’altronde quello a Ras Laffan non è stato l’unico attacco. Sia gli Usa che Israele hanno colpito l’isola di Kharg, centrale per le esportazioni di petrolio, e gli asset del giacimento di gas South Pars. Gli iraniani potrebbero colpire la raffineria Samref, (già attaccata senza conseguenze gravi) e Mesaieed in Qatar, Al Hosn negli Emirati e Jubail in Arabia Saudita, e parliamo solo degli obiettivi più importanti. Tra infrastrutture e navi, il numero di attacchi cresce sempre di più, anche se il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che Israele non attaccherà più i giacimenti di gas e petrolio dell’Iran, su richiesta di Donald Trump.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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