Crypto, cresce l’esposizione di Gen Z e millennial tra FOMO e volatilità dei mercati

crypto bitcoin criptovalute

Le criptovalute attirano da tempo gli investitori più giovani, grazie alla promessa di rendimenti elevati fuori dai circuiti della finanza tradizionale. Nonostante i rischi noti, Gen Z e millennial con patrimoni elevati investono in crypto molto più delle generazioni precedenti.

Tra gli investitori giovani con asset tra 100mila e 999mila dollari, il 48% possiede criptovalute, secondo un report del CFA Institute. Una quota quasi doppia rispetto a Gen X e baby boomer, tra cui solo circa un quarto investe in crypto.

Il trend si conferma anche tra i più ricchi. Tra i milionari Gen Z e millennial, il 50% detiene criptovalute. Tra genitori e nonni la quota si ferma al 33%.

Il peso della FOMO

Alla base delle scelte di investimento c’è spesso la paura di restare esclusi. Il 44% della Gen Z e il 49% dei millennial dichiarano che il loro interesse per le crypto nasce dalla FOMO, il timore di perdere un’opportunità.

Rendimenti e volatilità

Negli ultimi mesi il quadro è cambiato. Dopo aver raggiunto un massimo di 124.000 dollari a ottobre, il Bitcoin è sceso a circa 66.000 dollari. Un calo vicino al 47% che mette sotto pressione i portafogli e testa la fiducia degli investitori.

Il tutto in un momento chiave. Nei prossimi anni circa 61mila miliardi di dollari passeranno dalle generazioni più anziane a quelle più giovani: 46mila miliardi ai millennial e 15mila miliardi alla Gen Z. Un trasferimento che aumenterà il loro peso finanziario, mentre crescono i dubbi sulla loro alfabetizzazione economica.

Gli esperti mettono in guardia: prendere decisioni basate sulle mode può essere rischioso. “La vulnerabilità dei giovani alla FOMO può portare a scelte reattive, guidate dall’entusiasmo e non da obiettivi di lungo periodo”, spiega Genevieve Hayman del CFA Institute.

Il ruolo dei social

I social media hanno un ruolo centrale. Da un lato avvicinano i giovani agli investimenti sempre prima. Più della metà della Gen Z inizia a informarsi prima di entrare nel mondo del lavoro, contro il 20% dei baby boomer.

Dall’altro lato, la qualità delle informazioni è discontinua. Molti giovani mostrano ancora lacune su temi base come risparmio, credito e investimenti.

“L’accesso alle informazioni può essere utile, ma espone anche a contenuti fuorvianti e consigli da influencer senza adeguate garanzie”, osserva Hayman.

L’effetto collaterale è l’aumento dell’ansia da esclusione, quando altri sembrano guadagnare con investimenti di tendenza.

Educazione finanziaria e segnali di rischio

Emergono già segnali di difficoltà. Il punteggio medio di credito della Gen Z negli Stati Uniti è sceso a 676, ben al di sotto della media nazionale di 715.

Molti osservatori indicano nell’educazione finanziaria il nodo centrale. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, sottolinea la necessità di insegnare competenze di base come il risparmio.

Anche Kevin O’Leary insiste sul tema: “Abbiamo migliorato matematica e lettura, ma abbiamo fallito sull’educazione finanziaria”.

Il suo consiglio è semplice e va contro la logica del guadagno rapido: risparmiare, investire con costanza e lasciare che il capitale cresca nel tempo.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com
Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.