Vinitaly, l’Italia leader globale: export a 7,8 miliardi

In Italia possiamo davvero dire ‘we are the champions’ del vino: con il 22% del mercato globale, il Paese si conferma primo produttore al mondo, davanti a Francia e Spagna. Nel 2025 la produzione ha raggiunto i 47,3 milioni di ettolitri, sostenuta anche dal sistema delle denominazioni di origine, elemento distintivo e leva competitiva chiave per il Made in Italy.

L’export italiano, invece, ha toccato quota 7,8 miliardi di euro nel 2025. In testa il Veneto, seguito da Toscana e Piemonte, mentre nuove aree produttive stanno progressivamente rafforzando la propria presenza sui mercati internazionali. È quanto emerge dall’analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly: traina il settore non solo la quantità, ma soprattutto il cambio di paradigma nei consumi, con una domanda sempre più orientata alla qualità.

L’obiettivo dichiarato all’inaugurazione del Vinitaly da Matteo Zoppas, presidente di Ice, è di “portare le esportazioni a 10 miliardi di euro nel più breve tempo possibile”. Un traguardo ambizioso, soprattutto alla luce della complessità dello scenario internazionale, sempre più incerto e allarmante. “Non dobbiamo avere paura”, ha sottolineato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, facendo riferimento alle tensioni globali. “Il vino deve raccontarsi come un prodotto centrale nel nostro modello di impresa e di economia, ma anche di cultura”.

Bollicine protagoniste, ma cresce la sfida dei vini fermi

Nei mercati storici gli Stati Uniti continuano a premiare le bollicine italiane: il comparto registra una crescita del +4%, trainata dal Prosecco. Nel Regno Unito, invece, la partita si gioca sempre di più sui vini fermi: l’obiettivo è rafforzare la presenza di rossi e rosé provenienti da regioni chiave come Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo, con una crescita stimata intorno al +3%.

È però il Giappone la vera ‘terra promessa’ per potenzialità di crescita. Qui il posizionamento si sposta oltre il premium, puntando al segmento luxury, che secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly è destinato a raggiungere una quota di mercato del 20%. Un’evoluzione che premia l’alto valore aggiunto e la narrazione qualitativa del vino italiano.

I mercati del vino in evoluzione

Tra gli altri mercati, la Cina mostra segnali di maturazione: calano i volumi, ma cresce il valore. Entro il 2029, i vini premium registreranno un +10%, con l’Italia pronta a intercettare una quota di crescita (+2,5%), soprattutto grazie a spumanti e Moscato d’Asti.

Dinamiche simili si osservano anche in Corea del Sud, dove il potenziale del vino italiano resta ancora inespresso: oggi pesa solo per il 6% sul totale premium. Guardando all’America Latina, emergono nuove opportunità. In Messico i vini rossi crescono a ritmi sostenuti, mentre in Brasile la riduzione dei dazi favorisce il passaggio dai prodotti più tradizionali a etichette di maggiore qualità.

Thailandia, Vietnam, Filippine e India si distinguono per tassi di crescita elevati. Quest’ultima, in particolare, segna un +76%: un mercato giovane e dinamico, diviso tra la diffusione dei cocktail a base di vino e una crescente attenzione alla cultura enologica. In tutta l’area, il filo conduttore resta lo spumante, ma si aprono spazi sempre più rilevanti anche per i vini fermi, sia bianchi sia rossi.

“Dobbiamo resistere nei mercati tradizionali e nel contempo aprire nuove vie, – aggiunge il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – per questo sollecitiamo la Commissione Europea a finalizzare anche gli altri accordi che sono in programma, a partire dai Paesi del Sud Est asiatico: Malesia, Indonesia, Filippine”.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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