Flee: quando l’auto non deve appartenere, deve servire

Gabriele Ratti, Ceo e fondatore di Moov, parla di Flee, un modello che prova a immaginare la mobilità del futuro.

Per oltre un secolo l’automobile è stata molto più di un mezzo di trasporto: un bene da possedere ma spesso anche un investimento emotivo oltre che economico. Oggi, però, quel paradigma comincia a mostrare le sue crepe. Costi crescenti, nuove abitudini di consumo e la diffusione dei modelli ‘on demand” stanno cambiando il rapporto tra le persone e la mobilità. Secondo Gabriele Ratti, Ceo e fondatore di Moov, la trasformazione è prima di tutto culturale. Le nuove generazioni non rinunciano alla libertà di movimento, ma la interpretano in modo diverso: preferiscono l’accesso al possesso, esattamente come accade con musica, film o servizi digitali. È da questa intuizione che nasce Flee, un modello che prova a superare sia l’auto di proprietà sia la rigidità del noleggio tradizionale, proponendo un sistema in cui il costo della mobilità è proporzionato all’utilizzo reale.

Per decenni l’auto è stata uno status symbol. Lei parte dall’idea opposta: che la proprietà non sia più centrale. È un cambiamento culturale o un vincolo economico?

Sono entrambe le cose, ma la radice è culturale. Le nuove generazioni ragionano in termini di accesso, non di possesso, dalla musica alla casa, fino all’auto. L’economia ha solo accelerato un cambiamento di mentalità già in corso. Flee nasce da questa consapevolezza: l’auto ti serve, non deve appartenerti. Ancora meglio se il concetto di accesso è esteso in modo semplice e gratificante a una pluralità di ‘pattern’ di mobilità, come trasporto pubblico, micromobilità o car sharing.

I giovani non sognano più l’auto o semplicemente non possono permettersela?

Non è che non la sognano – è che sognano diversamente. Da sempre l’auto è stata sinonimo di libertà. Un ventenne oggi continua a volere la libertà di movimento, ma non concepisce più un bene che si svaluta del 20% e che costituisce un vincolo e una fonte di preoccupazione. Il desiderio c’è, ma è diventato razionale. E noi gli offriamo un modo intelligente per soddisfarlo.

Qual è l’inefficienza strutturale della mobilità privata oggi?

L’auto di proprietà resta ferma il 95% del tempo. Nel frattempo perde valore, accumula costi fissi, assicurazione, bollo, manutenzione – e immobilizza capitale che potrebbe essere impiegato altrove. Inoltre non sempre l’accesso alla mobilità alternativa è possibile ovunque e per tutti. La nostra missione è costruire ecosistemi di mobilità che si adattino alle esigenze specifiche del cliente, ottimizzando la spesa.

Qual è il ‘bug’ del modello attuale?

Paghi sempre lo stesso, che tu guidi 30.000 km o 3.000, hai costi sommersi e una gestione complessa degli eventi, manutenzioni, guasti e così via. Se viene meno il desiderio del possesso, tutto il resto diventa un ‘bug’.

In cosa Flee è strutturalmente diverso dal noleggio a lungo termine tradizionale?

Il noleggio a lungo termine tradizionale è un contratto rigido: durata fissa, chilometri predefiniti, penali in caso di problemi. Flee ribalta la logica. Hai la tua auto dedicata, ma il canone si adatta al tuo utilizzo effettivo. Meno guidi, meno paghi. Senza sorprese durante o alla fine del contratto.

Flee non è car sharing a minuti. È un’auto dedicata con flessibilità di utilizzo. Qual è il cliente ideale? Il vostro competitor è il noleggio tradizionale o l’auto di proprietà?

Il cliente ideale è chiunque voglia un’auto sempre disponibile senza i vincoli della proprietà o la rigidità del noleggio classico: famiglie, professionisti, chi lavora in smart working e non ha più una percorrenza costante. Il nostro vero competitor? L’auto di proprietà. È quell’abitudine che stiamo sfidando.

Pagare in base all’uso rende davvero la mobilità più sostenibile o semplicemente più consapevole?

La consapevolezza è il primo passo verso la sostenibilità. Quando il costo è proporzionale all’uso, ogni chilometro diventa una scelta, non un’abitudine. E quando le persone scelgono, scelgono meglio, per il portafoglio e per l’ambiente.

Se il costo è legato ai chilometri, l’utente tende davvero a guidare meno? Avete dati?

Sì, i nostri dati lo confermano. Gli utenti Flee percorrono in media il 20% di chilometri in meno rispetto a un contratto NLT tradizionale con chilometraggio fisso. Non perché si privano di qualcosa, ma perché eliminano i viaggi inutili e ottimizzano quelli necessari. È un effetto comportamentale potente. Fra poco entreremo nella fase due di Flee: l’accesso ai servizi correlati alla mobilità e a quelli alternativi, il famoso ecosistema. Ci aspettiamo un’ulteriore evoluzione delle abitudini di consumo.

Per voi la sostenibilità è ambientale, economica o sociale?

È tutte e tre insieme, perché non puoi separarle. Meno chilometri significa meno emissioni. Un costo proporzionale all’uso significa equità economica. Un modello accessibile e flessibile significa inclusione sociale. La nostra protezione assicurativa garantisce la sicurezza, un altro pilastro della sostenibilità.

Lei immagina un futuro in cui nessuno possiede più un’auto o in cui la proprietà resta ma diventa residuale?

La proprietà non sparirà, ma diventerà una scelta consapevole, non un default. Come oggi puoi scegliere tra comprare un disco in vinile o ascoltare su Spotify. Chi vuole possedere potrà farlo, ma la maggioranza sceglierà l’accesso.

Tra dieci anni comprare un’auto sembrerà anacronistico quanto comprare un Dvd. L’auto diventerà un servizio come Netflix o resterà un bene identitario? Diventerà un servizio con componenti identitarie. Sceglierai il tipo di auto, il colore, l’allestimento ma non accenderai più un finanziamento ventennale. L’identità si esprimerà nella scelta, anche della tecnologia – elettrica, ibrida o termica – non nel possesso.

L’elettrico accelera o complica il vostro modello?

Sull’elettrico riteniamo che sia il cliente a scegliere il proprio veicolo in base alla propria esperienza d’uso. Certamente, chi sceglie l’elettrico, vista la potenziale obsolescenza rapida del prodotto – si muoverà naturalmente verso il noleggio, accelerando la transizione. Chi ha paura di investire 40mila euro in una tecnologia in rapida evoluzione, con Flee può accedere all’elettrico senza il rischio della svalutazione. Siamo l’antidoto all’ansia da transizione.

Se dovesse convincere un quarantenne che oggi possiede un’auto a passare a Flee, quale sarebbe l’argomento decisivo?

Fai due conti. Prendi il costo reale della tua auto (rata, assicurazione, bollo, tagliandi, gomme, svalutazione, e dividilo per i chilometri che fai davvero). Quel numero ti sorprenderà. Con Flee paghi solo per quello che usi: tutto incluso, senza sorprese. Non è rinunciare all’auto. È smettere di pagare per un’auto che resta ferma.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

 

Poste Italiane Dic 25

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