Dal coaching accessibile alla workforce globale:Valentina Ficaio, Cfo di Adecco, racconta la strategia del gruppo per non restare indietro.
La storia del lavoro ci insegna che ogni grande trasformazione, dalle rivoluzioni industriali all’avvento di Internet, porta con sé nuove opportunità, creando posti di lavoro e ridisegnando competenze e ruoli. Oggi ci troviamo di fronte a cambiamenti altrettanto profondi: l’intelligenza artificiale, la transizione energetica, il lavoro ibrido e la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento stanno ridefinendo il mercato globale. Per capire come affrontare queste sfide e coglierne le opportunità, abbiamo intervistato Valentina Ficaio, Cfo di The Adecco Group, che ci ha raccontato come il cambiamento vada abbracciato e non temuto, altrimenti rischia di distruggere valore.
Lei ha attraversato industrie diverse, dall’automotive ai servizi fino al mercato globale del lavoro. Qual è il cambiamento più profondo che ha visto nelle grandi aziende in questi anni?
Più ci penso, più per me è il cambio in sé che sta causando un’evoluzione nella forma in cui lavoriamo, pensiamo e ci organizziamo. Oggigiorno l’incertezza è una variabile costante. I cicli economici diventano più corti e la crescita e la recessione non hanno più la stessa durata di prima, soprattutto dopo la pandemia.
Le aziende guardano al prossimo trimestre o al massimo ai due successivi e il valore più importante è l’adattabilità. Stiamo vedendo un ritorno da una forte verticalizzazione verso un modello più bilanciato: è fondamentale dare empowerment locale, specialmente vicino al cliente, pur mantenendo una visione centrale per guidare il cambiamento.
Come cambia oggi il ruolo di un Cfo in una fase in cui le aziende devono gestire contemporaneamente innovazione tecnologica, transizione energetica e trasformazione del lavoro?
Si espande e non si limita più ad allocare capitali. Oggi un Cfo gestisce anche il valore generato dal cambiamento e dall’incertezza. Deve occuparsi del performance management non solo finanziario, come sostenibilità e esg. È importante essere un grande comunicatore, internamente ed esternamente, per guidare le persone attraverso l’incertezza e tradurre i numeri in decisioni concrete. Infine, deve essere vicino al talento e all’engagement delle persone, perché altrimenti l’azienda non può definirsi pronta.
Dal suo osservatorio internazionale: quali sono le grandi innovazioni che stanno ridisegnando il mercato del lavoro globale?
Le principali riguardano l’AI, che è la forza più dirompente, l’hybrid working che ridefinisce il modo in cui si lavora insieme dopo il periodo delle ‘grandi dimissioni’ post-Covid. La differenza sarà fatta dalla capacità di adattarsi velocemente.
Negli ultimi anni la logistica e le catene di approvvigionamento sono state scosse da crisi geopolitiche e nuove politiche industriali. Stiamo andando verso supply chain più corte e regionali?
Stiamo vedendo uno shift verso una supply chain più vicina al cliente, soprattutto nelle parti a maggiore valore aggiunto. Alcuni blocchi rimangono centralizzati o offshore, ma una parte strategica viene riportata più vicino ai mercati locali. Questo aumenta agilità e adattabilità, riducendo lentezza e burocrazia.
In che modo un player globale come Adecco può accompagnare la trasformazione delle industrie e delle competenze?
Ci concentriamo sull’agilità, offrendo soluzioni di lavoro temporaneo e permanente, coaching, skilling e placement per permettere ai clienti di essere flessibili. Inoltre, investiamo nella workforce readiness, democratizzando il coaching con il prodotto Ezra e collaborando con Salesforce nella joint venture R-Potential per diagnosticare i processi e la workforce globale, combinando lavoro umano e digitale e preparando le persone al futuro.
Dal punto di vista finanziario, quali indicatori guarda oggi un Cfo per capire se un’azienda è davvero pronta alle sfide dei prossimi anni?
La salute dell’azienda attraverso il bilancio, il livello di indebitamento, il management e il capitale umano.
I settori della mobilità, della logistica e dell’industria stanno cambiando molto rapidamente. Che tipo di competenze stanno diventando più critiche?
Stanno emergendo ruoli completamente nuovi legati ad automazione, robotica, machine learning, logistica sostenibile ed economia circolare. Questo crea opportunità sia per le imprese sia per i lavoratori, perché incentiva la mobilità interna e mantiene engagement.
Qual è la trasformazione che la sorprende di più nel mondo del lavoro oggi?
Mi sorprendono la percezione negativa dell’AI, la velocità con cui cambiano le competenze richieste e quanto le persone siano pronte ad adattarsi. Alcuni settori stanno evolvendo così rapidamente che le aziende devono ripensare continuamente ruoli, formazione e percorsi di carriera. Poi mi colpisce vedere come alcune organizzazioni riescano a trasformare queste sfide in opportunità reali, mentre altre no, anche quando la tecnologia e le condizioni di mercato lo richiedono.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
