Ted Turner, il gigante stra-americano della tv all news 

ted turner

Ci sono figure che fanno la storia, e nel mondo dei media Ted Turner è una di queste. Prova ne sia l’elogio che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha riservato al fondatore della tv da lui più vituperata e disprezzata, la Cnn. “Ted Turner, uno dei più grandi di tutti i tempi, è scomparso. Ha fondato la Cnn, l’ha venduta… la nuova proprietà ha preso la sua creatura e l’ha distrutta. E’ diventata woke, tutto ciò che lui non rappresentava… è stato uno dei più grandi della storia della tv e un mio amico. Ogni volta che avevo bisogno di lui, c’era, sempre pronto a battersi per una buona causa”.

Soprannominato “the Mouth of the South”, la bocca del Sud, per l’inclinazione a spararle grosse, Turner è stato un innovatore assoluto nel mondo dei media. A lui si deve l’invenzione della tv all news, insieme a un’altra intuizione, il connubio tra sport e tv. Fino alla fase finale della sua esistenza, la filantropia.

“Ho sempre visto me stesso come una lepre e i miei competitor come un branco di lupi. Mi inseguivano ma ero sempre più veloce di loro”, diceva di sé Ted Turner, scomparso a 87 anni nella sua casa in Florida, ormai affetto da demenza e costretto, nel 2018, a ritirarsi da tutto. Fu il primo a rendersi conto che il sistema mediatico della sua epoca – tre reti di New York che controllavano la programmazione e relegavano le news a uno spazio di trenta minuti all’ora di cena – doveva essere superato. Come accade a ogni imprenditore, per giunta self-made man, in un settore ancora poco esplorato, Turner tentò, fallì, cadde e seppe rialzarsi prima del grande successo. Nel 1976 utilizzò uno degli allora nuovissimi satelliti da telecomunicazioni per mandare in onda sua piccola stazione di Atlanta, Canale 17, agli operatori via cavo ditata l’America. Comprese, prima degli altri, che il ciclo delle notizie non poteva essere ristretto nella mezz’ora dei tre network nazionali e che meritava una copertura 24/7. Con Internet questo tipo di fruizione è diventata la norma. Nello stesso anno, il 1976, Turner acquistò la squadra di baseball degli Atlanta Braves non per un capriccio da tycoon ma per rimpolpare la programmazione televisiva anche di contenuti sportivi.

La Cnn, giugno 1980, è la grande scommessa delle news in diretta non mediate dal format canonico del tg. Per i primi cinque anni la società è in perdita. Nessuno vuole rilevarla. La svolta avviene nel 1991, guerra del Golfo, quando la Cnn spende 22 milioni di dollari per mantenere con i corrispondenti da Bagdad un collegamento telefonico costosissimo dopo che gli Stati Uniti avevano distrutto il sistema di comunicazione irachena. I network tradizionali si ritirano, tutto il mondo segue la diretta Cnn. Turner diventa l’uomo dell’anno di Time e costruisce un impero con la cineteca della Mgm. Negli anni si alternano successi e piani di risanamento fin quando nel 1996 chiude un accordo con la Time Warner. Perde il ruolo operativo e, nel 2000, la fusione tra Asl e Time Warner è la pagina finale: non viene neanche consultato, lui che è il maggiore azionista individuale.

Nella vita di questo stra-americano, sigaro e whisky, che si definiva un repubblicano conservatore, amico di Fidel Castro e difensore del regime cinese, ci sono anche i dolori familiari. Le malattie dei nipoti, il suicidio del padre per debiti, la depressione, i tre matrimoni, di cui l’ultimo, con Jane Fonda, si esaurisce nel 2001, dopo dieci anni. Nel 2003, Turner si dimette da ogni incarico e avvia l’ultima stagione della sua vita all’insegna della filantropia: dona 1 miliardo alle Nazioni Unite, sostiene il piano contro la proliferazione nucleare, e intanto osserva la Cnn, la sua creatura, sempre più diversa dalla tv da lui fondata. Così perbenista, così pol correct. Tutto ciò che Turner non era. Sono anche questi i paradossi di una vita vissuta con il piede sempre fisso sull’acceleratore.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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