Lo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente scuote l’Eurozona. I dati della Bce, nel bollettino economico appena diffuso, parlano nuovamente chiaro: ad aprile l’inflazione è balzata al 3% (era al 2,6% a marzo), spinta da una fiammata dei prezzi dell’energia che hanno segnato un +10,9%.
Per ora il Consiglio direttivo nell’ultima riunione ha scelto la prudenza, confermando i tassi d’interesse invariati (2% sui depositi), avvertendo: i rischi per la crescita sono ora orientati decisamente al ribasso. Lo stesso presidente della Bundesbank e membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, Joachim Nagel, ha detto che “si deciderà a giugno come procedere”.
La decisione sui tassi può cambiare? Molti indicano giugno per un rialzo, ma nella sua analisi la Bce è nuovamente prudente: “Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa”, scrive la Bce. Le aspettative d’inflazione sono uno dei parametri che la Bce usa nel decidere i tassi d’interesse. Nel documento la Bce rileva anche che, pur fra rischi al rialzo per l’inflazione, “le misure dell’inflazione di fondo sono rimaste pressoché invariate”.
Quello che è sicuro è che il rialzo delle quotazioni energetiche manterrà l’inflazione ben al di sopra del 2 percento a breve termine. “Con il protrarsi della fase di prezzi dell’energia elevati, si intensifica il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo impatto. Il Consiglio direttivo seguirà pertanto con attenzione l’entità e la persistenza dei rincari dell’energia, nonché il modo in cui questi si trasmettono alla formazione di prezzi e salari, alle aspettative di inflazione e
alla dinamica economica complessiva”.
L’impatto sulla crescita
Il bollettino conferma il rallentamento della crescita: nell’area euro nel primo trimestre è rallentata allo 0,1%, nonostante una “buona capacità di tenuta” dell’economia.
Tra i dati sottolineati da Francoforte c’è la disoccupazione ai minimi storici, anche se la Bce sottolinea anche dati meno positivi: la domanda di manodopera si sta raffreddando e i criteri di concessione del credito bancario si sono fatti più restrittivi. In generale il conflitto in Medio Oriente continua a determinare i rischi al ribasso per la crescita.
Secondo la Bce con il conflitto le catene di approvvigionamento mondiali sono di nuovo sotto pressione, con tempi di consegna che si allungano e costi degli input in aumento, richiamando alla memoria i fantasmi della crisi del 2022.
La triplice sfida degli esportatori
Oltre alla guerra, il Bollettino evidenzia una pressione strutturale senza precedenti per le imprese europee, strette in una “tripla morsa”: i dazi statunitensi, il caro-energia e la concorrenza aggressiva della Cina. Pechino, in particolare, sta sottraendo quote di mercato non più solo nei settori tradizionali (tessile), ma anche in quelli avanzati come l’automotive e l’elettronica, grazie a forti incrementi di produttività e sussidi governativi.


