‘Silenced No More’, il report sui crimini sessuali di Hamas del 7 ottobre

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Un’indagine durata due anni, basata su oltre 430 interviste e su un archivio composto da più di 10.000 fotografie e filmati per circa 1.800 ore complessive di materiale video. È su queste fondamenta che si basa ‘Silenced No More‘, il rapporto pubblicato il 12 maggio 2026 dalla Commissione civile sui crimini di Hamas del 7 ottobre contro donne e bambini, un organismo indipendente creato per documentare le violenze sessuali e di genere avvenute durante l’attacco del 7 ottobre 2023 e nella successiva prigionia degli ostaggi.

Secondo il documento, l’insieme delle evidenze raccolte indica che Hamas e i gruppi coinvolti avrebbero fatto ricorso in maniera sistematica alla violenza sessuale e di genere come parte integrante di una strategia di guerra e terrorismo. Non si tratterebbe quindi di episodi isolati, ma di un modello ricorrente finalizzato non solo a colpire le vittime dirette, ma anche a generare terrore diffuso tra famiglie, comunità e società nel suo complesso.

L’indagine si fonda su testimonianze di sopravvissuti, ostaggi liberati, testimoni oculari e operatori intervenuti nei luoghi degli attacchi, integrate da materiale audiovisivo raccolto in diversi contesti: abitazioni private, spazi pubblici, strade, basi militari, rifugi e l’area del Nova Music Festival, uno dei principali epicentri dell’attacco. Tutti i dati sono stati organizzati in un database dedicato, costruito per ricostruire le modalità operative e identificare schemi ricorrenti di violenza.

Uno degli elementi centrali del rapporto riguarda proprio la ripetitività delle modalità di aggressione. La Commissione sostiene di aver individuato tredici schemi ricorrenti di violenza sessuale e di genere, che includono stupri singoli e di gruppo, torture sessuali, mutilazioni, omicidi successivi agli abusi, nudità forzata, esposizione pubblica delle vittime, rapimenti di donne e bambini, minacce di matrimoni forzati e abusi commessi anche su uomini e ragazzi. A questi si aggiunge l’uso sistematico della registrazione e diffusione digitale delle violenze, con la circolazione dei contenuti sui social media come strumento di propaganda e guerra psicologica.

Il rapporto descrive inoltre una diffusione capillare delle violenze nei diversi scenari dell’attacco. Le aggressioni sarebbero avvenute in contesti domestici, lungo le strade, nei rifugi, nelle basi militari e nelle aree civili colpite, con una particolare concentrazione nell’area del Nova Music Festival. Le vittime identificate includono principalmente donne e minori, ma anche uomini, con episodi che, secondo la Commissione, presenterebbero caratteristiche operative simili tra loro, rafforzando l’ipotesi di un utilizzo strutturato della violenza sessuale come strumento di guerra.

Particolarmente grave è la descrizione delle cosiddette torture sessuali, che comprendono stupri, anche di gruppo, mutilazioni genitali, ustioni intenzionali, inserimento forzato di oggetti nel corpo delle vittime, esecuzioni successive agli abusi e profanazione dei cadaveri. In diversi casi, le vittime sarebbero state ritrovate immobilizzate, ammanettate o legate, mentre in altri episodi il rapporto segnala colpi d’arma da fuoco mirati al volto o alle aree genitali.

All’interno di questo quadro, la Commissione introduce anche il concetto di violenza “kinocidale”, definita come una forma di aggressione sessuale finalizzata alla distruzione del nucleo familiare. In alcune circostanze, secondo le testimonianze raccolte, le violenze sarebbero avvenute in presenza dei familiari delle vittime, con l’obiettivo di amplificare l’umiliazione e il trauma psicologico. In un caso specifico riportato nel rapporto, alcuni membri della stessa famiglia sarebbero stati costretti a partecipare reciprocamente ad atti di abuso.

Un altro elemento centrale riguarda l’uso della diffusione digitale come strumento di guerra psicologica. Il rapporto sostiene che i responsabili abbiano registrato e condiviso video delle violenze e degli omicidi attraverso social media e dispositivi personali, utilizzando anche gli account delle vittime. In molti casi, i familiari avrebbero scoperto la sorte dei propri cari proprio attraverso quei contenuti, poi rilanciati e diffusi in rete, con un effetto di amplificazione del trauma che si è protratto nel tempo.

La Commissione sottolinea inoltre che le conseguenze delle violenze non si limitano alle vittime dirette, ma si estendono all’intera società, generando un trauma diffuso e persistente che colpisce sopravvissuti, testimoni e famiglie. Questo impatto viene descritto come una forma di terrore con effetti psicologici e sociali di lunga durata, capace di compromettere i processi di elaborazione e recupero.

Sul piano metodologico, il rapporto evidenzia l’utilizzo integrato di testimonianze, materiali audiovisivi e documentazione proveniente dai diversi luoghi degli attacchi, poi analizzati e archiviati in un database strutturato. Questa base informativa è stata utilizzata per ricostruire le dinamiche degli eventi e supportare le conclusioni della Commissione.

Infine, il documento conclude che le condotte descritte configurerebbero, secondo il diritto internazionale, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di violenza sessuale assimilabili alla tortura, oltre a elementi che la Commissione qualifica come di natura genocidaria. Il rapporto sollecita l’attivazione di indagini e procedimenti giudiziari a livello nazionale e internazionale e auspica una cooperazione con le Nazioni Unite, sottolineando la necessità di strumenti investigativi specializzati per affrontare in modo adeguato i crimini sessuali nei contesti di conflitto.

Poste Italiane Dic 25

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