“Cosa, come se fosse difficile?”.
È una delle battute più celebri di Reese Witherspoon in “Legally Blonde”, ma è anche il principio che ha guidato gran parte della sua carriera. L’attrice americana ha trasformato la frustrazione per i ruoli femminili a Hollywood in una società media da quasi un miliardo di dollari.
A 34 anni, dopo due decenni nel mondo del cinema, Witherspoon aveva ormai perso la pazienza. Nel 2011, racconta durante il podcast Founder Mindset della Harvard Business School, continuavano ad arrivarle sceneggiature che definisce “terribili e degradanti”. Un progetto in particolare la convinse a cambiare strada. La trama ruotava attorno a un uomo e a due donne “in competizione per il suo affetto”, con battute che lei giudicava volgari e offensive.
“Ho chiamato il mio agente e gli ho detto che non volevo nemmeno fare il provino”, racconta. La risposta la colpì: tutte le attrici di Hollywood stavano cercando di ottenere quei due ruoli, perché non c’era praticamente altro.
La domanda che ha cambiato tutto
A quel punto Witherspoon iniziò quello che definisce un “listening tour”. Incontrò i responsabili dei sette principali studios americani e fece sempre la stessa domanda: quanti film con una protagonista femminile avevano in cantiere?
La risposta, quasi sempre, fu nessuno. Un dirigente arrivò perfino a dirle che quello studio aveva già realizzato “un film con una donna al centro” quell’anno e non poteva farne un secondo. “Prima mi sono arrabbiata, poi ho pensato: questo è uno spazio enorme ancora vuoto”, spiega. Da lì nasce il progetto che porterà a Hello Sunshine, società media fondata per mettere le storie femminili al centro di film, serie tv, podcast e libri.
I problemi economici in famiglia
Reese Witherspoon racconta che il rapporto con il denaro ha segnato profondamente la sua mentalità imprenditoriale.
Durante l’adolescenza, la sua famiglia attraversò difficoltà economiche importanti a causa dei problemi di spesa del padre. A 16 o 17 anni iniziò ad aiutare economicamente la famiglia. “Ho sempre avuto l’idea che nessuno sarebbe venuto a salvarmi”, dice. “Non avevo una rete di sicurezza economica”. Lo stesso approccio la spinse a lasciare Stanford dopo circa un anno.
“Molti raccontano la mia storia come se fossi una specie di genio precoce”, spiega. “In realtà semplicemente non potevo permettermi le tasse universitarie”. Le rette costavano circa 33mila dollari l’anno, mentre la recitazione iniziava già a garantirle entrate importanti.
Da Pacific Standard a Hello Sunshine
Il primo tentativo concreto di cambiare Hollywood arrivò con Pacific Standard, società di produzione creata insieme alla produttrice australiana Bruna Papandrea.
I primi due libri acquistati per un adattamento cinematografico furono “Wild” di Cheryl Strayed e “Gone Girl” di Gillian Flynn. Entrambi arrivarono al primo posto nella classifica del New York Times. Le trasposizioni cinematografiche, insieme alla serie HBO “Big Little Lies”, ottennero tre nomination agli Oscar e oltre 600 milioni di dollari al botteghino. Nonostante il successo, il modello economico non funzionava davvero.
“Avevo quattro dipendenti e arrivavo appena al pareggio”, racconta. “I costi generali mi stavano distruggendo. Non era un vero business”.
La vendita da 900 milioni di dollari
Nel 2016 nasce così Hello Sunshine insieme a Seth Rodsky di Strand Equity, inizialmente in partnership con Otter Media di AT&T. La missione era semplice: mettere le donne al centro di ogni storia.
In poco tempo arrivano successi come “Big Little Lies”, “Little Fires Everywhere”, “The Morning Show” e il Reese’s Book Club. Nel 2021, Witherspoon vende la quota di maggioranza di Hello Sunshine a un gruppo sostenuto da Blackstone e guidato dagli ex dirigenti Disney Kevin Mayer e Tom Staggs.
L’operazione valuta la società circa 900 milioni di dollari. Per Reese Witherspoon, però, il valore più importante dell’operazione non è la cifra finale. “Spero che altre persone pensino: avrò la prossima Hello Sunshine”, dice. “Perché è possibile”.

