Il migliore amico di Elon Musk potrebbe guadagnare 100 miliardi dalla IPO di SpaceX

IPO SpaceX

Dietro Elon Musk c’è da sempre una figura molto meno nota al grande pubblico, ma centrale nella costruzione del suo impero finanziario e tecnologico: Antonio Gracias. Investitore di private equity, 55 anni, originario di Detroit, Gracias accompagna Musk praticamente dagli inizi della sua carriera imprenditoriale.

I due si conobbero nei primi anni Duemila nella Silicon Valley. Quando Tesla era ancora vicina al fallimento, Gracias prestò personalmente a Musk un milione di dollari. Da allora è diventato uno dei suoi alleati più fidati: ha fatto parte dei board di Tesla, SpaceX, Neuralink, SolarCity e The Boring Company, mentre il suo fondo, Valor Equity Partners, è stato tra i primi investitori istituzionali di Tesla e ha finanziato quasi tutte le società riconducibili a Musk.

Ora, con la quotazione di SpaceX sempre più vicina, quella fedeltà potrebbe trasformarsi in una delle più grandi fortune personali della storia recente della Silicon Valley.

Una partecipazione che potrebbe valere oltre 100 miliardi

Secondo il filing depositato da SpaceX, le entità riconducibili a Valor Equity Partners controllano oltre 500 milioni di azioni Class A della società, pari a circa il 7,3% del capitale. Una quota che renderebbe Gracias il secondo maggiore azionista individuale dopo Musk.

Se SpaceX raggiungesse davvero la valutazione tra 1.750 e 2.000 miliardi di dollari ipotizzata da Bloomberg e Reuters, la partecipazione di Gracias potrebbe valere tra i 90 e i 140 miliardi di dollari.

Ma il punto più controverso non riguarda solo il valore della quota.

I contratti miliardari tra SpaceX e il fondo di Gracias

Nel filing emergono infatti tre accordi firmati tra una controllata di xAI — poi incorporata dentro SpaceX — e Valor Equity Partners per il leasing di infrastrutture hardware AI, in particolare GPU necessarie ai data center dell’intelligenza artificiale di Musk.

Nel complesso, questi accordi impegnano SpaceX a pagare quasi 20 miliardi di dollari nel corso degli anni. E soprattutto, i pagamenti sono garantiti direttamente da SpaceX.

Una struttura che ha attirato forti critiche da parte di esperti di governance e contabilità aziendale. Anche perché, secondo il filing, la società di revisione PwC avrebbe rifiutato di trattare l’operazione come un normale leasing, definendola invece un “failed sale leaseback”: in sostanza, un’operazione che economicamente assomiglia più a un finanziamento che a un vero contratto di locazione.

Di fatto, secondo PwC, il debito non poteva restare fuori dal bilancio di SpaceX ed è stato quindi contabilizzato come passività collegata a una parte correlata: proprio il fondo di uno dei membri del board della società.

I dubbi sulla governance

La vicenda ha sollevato interrogativi soprattutto sul tema della governance societaria. Diversi esperti citati da Fortune hanno definito “preoccupante” la struttura dell’operazione, sottolineando come il filing non specifichi chiaramente se gli accordi siano stati conclusi a condizioni realmente comparabili a quelle di mercato.

Il tema si inserisce in un quadro più ampio. Anche dopo la quotazione, infatti, SpaceX resterà una “controlled company” secondo le regole Nasdaq. Musk manterrà il controllo della società grazie alla struttura dual class delle azioni e il board non sarà soggetto agli stessi standard di indipendenza richiesti ad altre società quotate.

Negli ultimi anni SpaceX ha inoltre trasferito la propria incorporazione legale in Texas, mentre le dispute con gli azionisti saranno soggette ad arbitrato obbligatorio.

Secondo alcuni osservatori, il modello perseguito da Musk è chiaro: ottenere l’accesso ai capitali pubblici mantenendo però un livello di controllo tipico di una società privata.

L’effetto Nasdaq e i miliardi “obbligati” a comprare SpaceX

A rendere ancora più delicata la situazione contribuisce anche una recente modifica delle regole Nasdaq. Da marzo 2026, le grandi IPO possono entrare nel Nasdaq 100 dopo appena 15 giorni di contrattazione, accelerando enormemente l’inclusione nei principali ETF e fondi indicizzati.

Questo significa che strumenti come Invesco QQQ — insieme a migliaia di fondi pensione e ETF — potrebbero essere costretti ad acquistare azioni SpaceX quasi immediatamente dopo la quotazione, indipendentemente dalle valutazioni sulla governance o sul prezzo del titolo.

Secondo Goldman Sachs, il nuovo meccanismo potrebbe generare fino a 60 miliardi di dollari di acquisti automatici nel sistema Nasdaq.

Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante: la quotazione di SpaceX non rappresenta soltanto l’arrivo in Borsa di una società spaziale, ma il tentativo di ridefinire il rapporto tra mercati pubblici, potere dei founder e governance delle grandi aziende tecnologiche.

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.