Se esiste un esempio lampante di un marchio diventato immediatamente riconoscibile ancora prima del logo, quello è proprio Missoni. Bastano pochi elementi: gli zig zag, le trame multicolor, quella maglieria trasformata negli anni in un linguaggio estetico tutto italiano.
Un brand che fin dalla sua nascita ha legato indissolubilmente la propria identità tanto al territorio quanto alle radici familiari. A Sumirago, nel Varesotto, dove tutto è iniziato, molti continuano ancora a chiamarla semplicemente “la fabbrica”. Ma da tempo Missoni è molto più di uno stabilimento tessile. È uno dei simboli storici del made in Italy nel mondo, nato dall’intuizione di Ottavio Missoni e Rosita Missoni nel Dopoguerra e diventato negli anni sinonimo di moda, colore e identità visiva.
Ora però quella storia entra in una nuova fase.
La famiglia cede la maggioranza a Fsi
La famiglia Missoni ha comunicato ai dipendenti la decisione di cedere la maggioranza della maison a FSI, il fondo guidato da Maurizio Tamagnini, già presente nel capitale dell’azienda e ora salito a circa il 73%.
Il restante 27% resta invece nelle mani di Katjes International, gruppo tedesco controllato dalle famiglie Fassin e Bachmüller attraverso la controllata Katjes Quiet Luxury.
Nella lettera inviata ai lavoratori, gli eredi definiscono la scelta “importante e molto sofferta”, spiegando di averla presa “con grande senso di responsabilità per rafforzare le prospettive future” dell’azienda.
La fine di un capitalismo familiare
Per Missoni non si tratta soltanto di un passaggio societario.
La cessione rappresenta la conclusione di una lunga transizione iniziata dopo la morte di Ottavio Missoni nel 2013 e proseguita con la scomparsa di Rosita nel 2025. La coppia aveva costruito uno dei marchi più iconici della moda italiana, trasformando un laboratorio familiare in una maison riconosciuta a livello globale.
Nella comunicazione ai dipendenti, firmata dagli eredi della famiglia, emerge soprattutto il tentativo di tenere insieme continuità e cambiamento.
“Missoni è molto più di un’impresa”, scrivono. “È una storia di famiglia, di creatività, di passione e di impegno condiviso”.
Parole che sembrano rivolgersi soprattutto allo storico stabilimento di Sumirago, cuore produttivo e simbolico del marchio.
La nuova fase internazionale
L’operazione punta ora a rafforzare la crescita internazionale della maison in un mercato del lusso sempre più competitivo e concentrato.
Alla guida dell’azienda resteranno l’amministratore delegato Livio Proli e l’attuale management, mentre il nuovo consiglio di amministrazione sarà presieduto da Barnaba Ravanne, co-founder e co-managing partner di Fsi.
Negli ultimi anni Missoni ha continuato a crescere nonostante il rallentamento globale del lusso, la pandemia e le tensioni geopolitiche. Secondo l’azienda, il fatturato ha superato i 130 milioni di euro, più che raddoppiando rispetto agli anni precedenti.
Moda italiana e fondi: un trend sempre più diffuso
Il caso Missoni si inserisce in una trasformazione più ampia che coinvolge l’intero settore del lusso italiano.
Sempre più marchi storici scelgono infatti la strada dei fondi di investimento o delle aggregazioni internazionali per affrontare costi crescenti, espansione globale e nuove sfide industriali.
Nel caso di Missoni però il passaggio assume anche un forte valore simbolico. Perché insieme alla cessione della maison si chiude un altro capitolo del capitalismo familiare italiano costruito attorno ai fondatori, alle dinastie imprenditoriali e a un’identità profondamente legata al territorio.

