La guerra in Iran spinge le auto elettriche più di qualsiasi incentivo verde

Auto elettrica

Quando gli Stati Uniti hanno lanciato gli attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio, la preoccupazione immediata riguardava il prezzo del petrolio. Lo Stretto di Hormuz – attraverso il quale transita circa il 20% della fornitura mondiale di greggio – è stato chiuso, mandando in crisi i mercati energetici e spingendo il prezzo della benzina oltre i 4 dollari al gallone negli Stati Uniti nel giro di poche settimane. Sia negli Stati Uniti sia all’estero, i consumatori hanno avvertito direttamente l’impatto della carenza di petrolio: secondo Moody’s, il costo aggiuntivo per gli americani alla pompa avrebbe superato i 100 miliardi di dollari; in Bangladesh è iniziato il razionamento del carburante, mentre la Corea del Sud ha introdotto un tetto ai prezzi dei carburanti e così via. Questa scarsità di benzina poteva ricordare la crisi energetica degli anni Settanta, ma ha anche innescato un’accelerazione storica verso i veicoli elettrici, che tuttavia resta ancora limitata.

Per la prima volta nella storia, oltre un quarto di tutte le automobili vendute nel mondo sono state elettriche, ha scritto il team commodities di Goldman Sachs in un recente rapporto di ricerca. Nel quadro generale si tratta ancora di una quota relativamente modesta, soprattutto se si considera che le prime versioni della Prius sono arrivate sul mercato quasi trent’anni fa e che Tesla e altri veicoli elettrici di fascia alta esistono da circa quindici anni. Tuttavia, il rapporto evidenzia un aumento di 3,4 punti percentuali nelle vendite globali di veicoli elettrici dall’inizio dello shock di Hormuz, con una quota che a maggio ha raggiunto il 26,1% di tutte le vendite di automobili, un nuovo massimo storico.

L’accelerazione è stata diffusa: 12 dei 15 maggiori mercati per i veicoli elettrici hanno registrato un aumento della penetrazione dal mese di febbraio, secondo Goldman. La banca stima ora che questa transizione possa ridurre la domanda globale di petrolio tra 0,13 e 0,32 milioni di barili al giorno entro dicembre 2027. Si tratta di una quantità modesta rispetto ai circa 100 milioni di barili consumati quotidianamente nel mondo, ma significativa per un mercato che si trova già ad affrontare una crisi dell’offerta.

“Questa accelerazione delle vendite globali di auto elettriche suggerisce che il nostro scenario ribassista per i prezzi del petrolio è plausibile”, si legge nel rapporto.

Gli analisti di Goldman prevedono che il Brent possa scendere verso i 50 dollari al barile entro la fine del 2027 se le limitazioni nello Stretto di Hormuz dovessero persistere e se la crescita dei veicoli elettrici dovesse mantenere l’attuale ritmo.

La Cina guida la transizione, ma il fenomeno è globale

Secondo il rapporto, nessun mercato si è mosso più rapidamente della Cina. La quota di veicoli elettrici nel Paese è aumentata di 11,4 punti percentuali da febbraio, grazie a una combinazione di infrastrutture già sviluppate, prezzi competitivi dei produttori nazionali e costi dei carburanti che hanno reso sempre meno convenienti le auto a benzina durante il rialzo dei prezzi del petrolio.

La sola Cina rappresenta il 61% dell’aumento globale della diffusione dei veicoli elettrici registrato da febbraio, mentre i mercati OCSE contribuiscono per il 21% e i Paesi non OCSE, esclusa la Cina, per il restante 19%.

Gli Stati Uniti, al contrario, hanno registrato una crescita minima: appena 0,1 punti percentuali. Goldman attribuisce questa debolezza anche alla scadenza del credito d’imposta federale per l’acquisto di auto elettriche alla fine del 2025, che aveva anticipato molti acquisti e lasciato successivamente meno spazio alla crescita della domanda.

Goldman utilizza una regola empirica: ogni milione di veicoli che passa dai motori a combustione ai motori elettrici riduce la domanda di carburanti stradali di circa 30.000 barili al giorno negli Stati Uniti e di 20.000 barili al giorno nel resto del mondo.

Nello scenario più prudente, definito di “accelerazione temporanea”, che ipotizza una stabilizzazione della quota di mercato delle auto elettriche ai livelli attuali, la riduzione cumulata della domanda di petrolio raggiungerebbe 0,13 milioni di barili al giorno entro la fine del 2027. Nello scenario di “accelerazione persistente”, nel quale le tendenze attuali proseguono fino alla fine del 2027, la riduzione arriverebbe a 0,32 milioni di barili al giorno.

Goldman avverte tuttavia che questi dati potrebbero sottostimare il fenomeno. L’analisi riguarda esclusivamente le nuove vendite di automobili e non tiene conto dei cambiamenti nei comportamenti degli attuali proprietari di veicoli.

In Cina, ad esempio, i possessori di auto ibride plug-in scelgono sempre più spesso di ricaricare il veicolo anziché fare rifornimento. Secondo la banca, questo fenomeno contribuisce a un calo superiore al 20% su base annua nelle vendite di benzina e prodotti collegati.

Anche i veicoli elettrici a due e tre ruote stanno avendo un impatto rilevante: rappresentano il 92% delle vendite di veicoli elettrici in India, l’80% in Vietnam e il 35% in Cina, ma questi dati non compaiono nelle statistiche relative alle automobili.

Una trasformazione della domanda di lungo periodo

Il rapporto di Goldman è interessante per ciò che suggerisce sul rapporto tra shock energetici e adozione tecnologica. Politiche climatiche, standard sui consumi e incentivi pubblici ai veicoli elettrici hanno cercato per anni di orientare i consumatori verso la mobilità elettrica, ma la guerra con l’Iran potrebbe aver accelerato il processo più di quanto abbiano fatto anni di politiche pubbliche.

Lo scenario ribassista della banca prevede una perdita strutturale di 1,5 milioni di barili al giorno nella domanda globale di petrolio legata al conflitto, contro gli 0,5 milioni di barili previsti nello scenario di base. Un Brent intorno ai 50 dollari al barile rappresenterebbe un ostacolo significativo per i produttori che puntano su una crescita sostenuta della domanda nel corso del decennio.

Negli Stati Uniti, le vendite di nuovi veicoli elettrici hanno raggiunto circa 85.000 unità a maggio, pari appena al 5,7% del mercato automobilistico totale, in calo di quasi il 22% rispetto all’anno precedente. La contrazione è legata direttamente alla fine del credito d’imposta federale da 7.500 dollari, scaduto nel settembre 2025 e non ancora sostituito.

In Cina il quadro è opposto: a maggio i veicoli elettrici hanno rappresentato quasi il 63% delle vendite al dettaglio di automobili, mentre la quota delle auto a benzina è scesa al 37%. Già ad aprile, secondo i dati dell’associazione cinese dei produttori automobilistici, il mercato cinese aveva superato per la prima volta la soglia del 60% di vendite elettriche.

L’articolo originale è su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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