Atlas, il robot umanoide entra nella storia dei Mondiali: debutto sul campo della FIFA

World Cup 2026

Prima che Brasile e Norvegia tornassero in campo al New York/New Jersey Stadium per gli ottavi di finale disputati sabato, durante l’intervallo è accaduto qualcosa che non si era mai visto nella storia della FIFA World Cup.

Un robot umanoide alto quasi due metri ha raggiunto il bordo del campo, ha imitato le esultanze di Harry Kane, Erling Haaland, Matheus Cunha e Son Heung-min, quindi si è avvicinato all’arbitro per consegnargli il pallone della partita.

Il suo nome è Atlas. Realizzato da Boston Dynamics, il suo debutto ai Mondiali — davanti a 80mila spettatori presenti allo stadio e a milioni di telespettatori in tutto il mondo — è il risultato di un progetto sviluppato nell’arco di cinque anni.

“Portare Atlas al centro del rituale più iconico del calcio è stato un messaggio che nessuna campagna pubblicitaria avrebbe potuto trasmettere”, ha dichiarato a Fortune Sungwon Jee, Executive Vice President e Global Chief Marketing Officer di Hyundai Motor Company. L’azienda automobilistica, proprietaria di Boston Dynamics, è sponsor della FIFA da 27 anni. “La consegna del pallone rappresenta il momento in cui Atlas entra per la prima volta nell’immaginario collettivo: è l’inizio del percorso che lo porterà a diventare un partner capace di supportare le persone in modi concreti”.

Un robot che non viene programmato, ma addestrato

Atlas è un robot umanoide di quinta generazione: completamente elettrico, di dimensioni simili a quelle di un essere umano e progettato per affrontare quelle che Boston Dynamics definisce le attività industriali più impegnative.

Dispone di 56 gradi di libertà, ovvero 56 punti di articolazione indipendenti distribuiti lungo il corpo, può raggiungere un’estensione di 2,3 metri e sollevare fino a 50 chilogrammi. È inoltre in grado di sostituire autonomamente le proprie batterie, evitando così interruzioni operative.

La vera innovazione, però, riguarda il modo in cui apprende. “Un tempo veniva programmato”, spiega a Fortune Alberto Rodriguez, Director of Robot Behavior di Boston Dynamics. “Oggi non è più programmato: viene addestrato”.

Secondo Rodriguez, il funzionamento di Atlas è molto più vicino al modo in cui apprendono i large language model (LLM) che non alla logica tradizionale dei robot industriali. Un robot programmato esegue una sequenza prestabilita di istruzioni; un robot addestrato, invece, sviluppa comportamenti imparando ad adattarsi alle variabili dell’ambiente.

Come Atlas ha imparato a giocare a calcio

Prima ancora di toccare un pallone, Atlas ha osservato centinaia di video di calciatori professionisti impegnati in esercizi tecnici e movimenti sul campo, studiando la meccanica del gioco proprio come farebbe un atleta durante l’analisi delle partite.

Successivamente, i tecnici hanno integrato questi filmati con dati di motion capture, comprese registrazioni degli stessi ingegneri di Boston Dynamics mentre eseguivano i movimenti desiderati.

Tutte queste informazioni sono state trasferite in una simulazione fisica, consentendo al robot di ripetere gli stessi esercizi milioni di volte in parallelo grazie alla potenza di calcolo delle GPU nel cloud.

In questo modo Atlas ha imparato a gestire condizioni imperfette fino a rendere i propri movimenti affidabili. Un processo che avrebbe richiesto a un atleta umano circa un anno di prove ed errori è stato completato dal robot in appena 24 ore.

L’addestramento sull’erba e la “memoria muscolare” artificiale

Preparare Atlas per il palcoscenico dei Mondiali ha significato affrontare problemi completamente nuovi rispetto a quelli tipici di una fabbrica o di un laboratorio. Il principale? L’erba del campo.

“L’erba ha una caratteristica particolare: a volte si scivola, altre volte il piede resta bloccato”, racconta Rodriguez. “Abbiamo dovuto modificare il metodo di addestramento affinché Atlas imparasse a camminare e correre non solo sul cemento, ma anche su superfici complesse come un terreno di gioco”.

L’addestramento parte sempre da una dimostrazione umana, spesso registrata tramite motion capture, che funge da riferimento iniziale.

Successivamente il robot affronta migliaia di simulazioni in condizioni volutamente ostili: l’attrito del terreno cambia improvvisamente, il pallone viene posizionato in punti diversi da quelli previsti, vengono introdotti ostacoli oppure il sistema riceve informazioni errate perfino sulla dimensione dei propri piedi.

“Continuiamo a spingerlo, a ingannarlo sulla posizione del pallone, ad aggiungere ostacoli o modificare l’attrito del terreno”, spiega Rodriguez. “Non deve semplicemente imparare a svolgere un compito, ma adattarsi alle condizioni che incontrerà realmente”.

Il risultato è ciò che gli ingegneri definiscono una sorta di “memoria muscolare” artificiale: comportamenti eseguiti in modo istintivo, troppo rapidi per essere ricalcolati ogni volta.

«Abbiamo dimostrato che questo nuovo hardware umanoide è in grado di operare anche negli ambienti più estremi, funzionando in modo affidabile persino a temperature record e realizzando movimenti atletici spettacolari», afferma Rodriguez. «Più il pubblico vedrà i robot fare ciò che fino a poco tempo fa sembrava impossibile, più sarà pronto ad accettare il loro ingresso nella vita quotidiana.»

La strategia di Hyundai: dalla mobilità alla robotica

Nel 2021, Hyundai Motor Group ha acquisito da SoftBank una quota di controllo di Boston Dynamics. Da allora la strategia nel settore della robotica è diventata molto più concreta.

Il gruppo ha annunciato un piano di investimenti da 26 miliardi di dollari negli Stati Uniti nell’arco di quattro anni, comprendente anche un impianto dedicato alla produzione di robot nei pressi di Savannah, in Georgia, con una capacità prevista di 30mila Atlas all’anno entro il 2028.

Nel frattempo, il robot è già in fase di sperimentazione negli stabilimenti Hyundai, inizialmente per la gestione della sequenza dei componenti nella produzione automobilistica.

“Consideriamo la robotica non come un’attività secondaria, ma come una competenza strategica destinata a ridefinire il nostro modo di competere”, afferma Jee. “La mobilità non riguarda più soltanto le automobili: comprende sistemi autonomi, robotica e infrastrutture intelligenti”.

Per il manager, il debutto ai Mondiali rappresenta un momento simbolico: “La FIFA World Cup segna il passaggio dalla sperimentazione interna alla dimostrazione pubblica delle potenzialità di Atlas”.

L’articolo originale è disponibile su Fortune.com 

Poste Italiane Dic 25

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