Alphabet, la holding che controlla Google, ha scritto una pagina di storia, registrando per la prima volta un utile trimestrale a dodici cifre. Nel secondo trimestre del 2026, il gruppo ha messo a segno un utile netto di 112,1 miliardi di dollari, in crescita del 298% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Si tratta di un risultato senza precedenti, probabilmente non solo nella storia di Alphabet, ma anche nel panorama delle grandi aziende mondiali. Per dare un’idea delle dimensioni del traguardo, il profitto realizzato in appena tre mesi supera il fatturato annuo di 459 aziende presenti nella classifica Fortune 500.
Ricavi in crescita e Google Cloud protagonista
I ricavi del gruppo sono aumentati del 24%, raggiungendo 119,8 miliardi di dollari. A brillare è stata soprattutto la divisione Google Cloud, che ha registrato una crescita dell’82%.
L’amministratore delegato Sundar Pichai ha definito questi risultati la dimostrazione concreta che l’approccio “full stack” di Alphabet all’intelligenza artificiale sta producendo “valore reale e misurabile“.
Tuttavia, la straordinaria redditività del trimestre non deriva esclusivamente dalle attività tradizionali dell’azienda, come la pubblicità sul motore di ricerca o gli abbonamenti a YouTube.
I 99 miliardi di “altri ricavi” che hanno cambiato tutto
Accanto ai ricavi operativi, Alphabet ha contabilizzato ben 99 miliardi di dollari di altri proventi, una voce che comprende guadagni non direttamente legati alle attività quotidiane del gruppo.
Una nota allegata ai risultati trimestrali chiarisce l’origine di questa cifra record: l’azienda ha registrato 99 miliardi di dollari tra plusvalenze realizzate e non realizzate sui titoli azionari detenuti nel proprio portafoglio di investimenti.
Dopo l’effetto fiscale, questi guadagni hanno contribuito per 77,1 miliardi di dollari all’utile netto complessivo del trimestre. In termini di utile per azione (EPS), l’effetto è stato determinante: 6,26 dollari dei 9,11 dollari complessividerivano proprio da queste rivalutazioni finanziarie.
Anthropic e SpaceX: gli investimenti che hanno fatto esplodere gli utili
La parte più consistente di questi 99 miliardi di dollari proviene dagli investimenti strategici di Alphabet nel settore dell’intelligenza artificiale, in particolare nelle società Anthropic e SpaceX.
Sebbene non sia stato reso noto quanto ciascuna partecipazione abbia contribuito al risultato finale, entrambe hanno visto la propria valutazione crescere in modo eccezionale durante il trimestre.
SpaceX, di cui Google possedeva circa il 6% del capitale alla fine del 2025, è sbarcata in Borsa all’inizio di giugno con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 400 miliardi attribuiti quando era ancora una società privata appena un anno prima.
Anche Anthropic ha registrato una crescita impressionante: la sua valutazione sul mercato privato è passata da 350 miliardi a 965 miliardi di dollari nello stesso periodo.
Queste enormi rivalutazioni hanno incrementato il valore del portafoglio investimenti di Alphabet, traducendosi direttamente in un forte aumento dell’utile netto.
La scommessa sull’intelligenza artificiale iniziata nel 2023
L’eccezionale risultato finanziario è il frutto di una scelta strategica compiuta nell’aprile del 2023, quando Alphabet investì inizialmente 300 milioni di dollari in Anthropic.
Da allora, il valore della partecipazione è cresciuto fino a raggiungere 13,3 miliardi di dollari, mentre il gruppo ha assunto impegni di investimento che potrebbero arrivare fino a 30 miliardi di dollari.
L’accordo tra le due aziende prevede inoltre che Anthropic acquisti almeno cinque gigawatt di capacità di calcolo da Google Cloud, una potenza equivalente alla produzione di circa cinque reattori nucleari, sufficiente ad alimentare circa quattro milioni di abitazioni.
Questa enorme domanda di infrastrutture cloud alimenta direttamente la crescita della divisione Google Cloud, proprio quella che Wall Street ha osservato con maggiore attenzione nei risultati trimestrali.
Perché il titolo Alphabet è comunque sceso in Borsa
Nonostante numeri record, il mercato ha reagito con prudenza.
Dopo la pubblicazione dei risultati, il titolo Alphabet ha perso circa il 3% nelle contrattazioni after-hours.
Gli investitori hanno espresso preoccupazione soprattutto per il forte aumento degli investimenti in conto capitale (CapEx). L’azienda ha infatti rivisto al rialzo il piano di spesa per il 2026, portandolo a una forchetta compresa tra 195 e 205 miliardi di dollari, rispetto alla precedente stima di 180-190 miliardi.
A pesare sul sentiment anche la crescente concorrenza nel settore dell’intelligenza artificiale, dove la famiglia di modelli Gemini dovrà confrontarsi con rivali sempre più agguerriti.
Il rischio di un circuito finanziario autoreferenziale
Gli straordinari risultati ottenuti grazie agli investimenti nell’AI stanno però alimentando anche alcuni interrogativi tra gli analisti.
Il rapporto tra Alphabet e Anthropic potrebbe infatti generare un meccanismo definito da alcuni osservatori come circolare.
In pratica, Alphabet investe capitale in Anthropic, contribuendo ad aumentarne la valutazione. Successivamente Anthropic utilizza parte dei capitali raccolti per acquistare enormi quantità di capacità di calcolo da Google Cloud, facendo crescere i ricavi della stessa Alphabet. L’aumento della valutazione di Anthropic viene poi contabilizzato come utile nel bilancio del gruppo.
In altre parole, una parte delle stesse risorse finanziarie continua a circolare tra le due società, rafforzando reciprocamente sia le valutazioni sia i risultati economici.
Come ha osservato Robert Willens, consulente fiscale e contabile, in un’intervista rilasciata a Fortune lo scorso aprile: “È interessante il fatto che siano in grado di controllare o influenzare il valore di uno dei loro stessi asset”.
Già nel primo trimestre dell’anno una rivalutazione di Anthropic aveva contribuito a generare quasi la metà dell’utile complessivo di Alphabet.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

