La ricerca di informazioni online sta attraversando una trasformazione radicale che minaccia di rendere obsoleto il tradizionale approccio basato su parole chiave. Con Google che detiene l’89,79% della quota di mercato mondiale dei motori di ricerca nel 2025, il gigante di Mountain View e i suoi concorrenti stanno affrontando una sfida senza precedenti: l’emergere di intermediari AI che stanno cambiando profondamente il modo in cui gli utenti interagiscono con le informazioni digitali.
In un contesto in cui il 90% della popolazione italiana è connessa a Internet, con un tempo medio online di quasi 6 ore al giorno, questa evoluzione rappresenta un cambiamento di paradigma significativo. ‘Stiamo letteralmente assistendo a una vera e propria evoluzione. Sempre di più le persone utilizzano i motori di ricerca AI e quindi utilizzano sempre di più motori come ChatGPT oppure Perplexity per effettuare le loro ricerche’, afferma Davide Bergamini, fondatore di SHM Studio (Social Horizon Marketing).
La trasformazione in atto non riguarda solo gli strumenti utilizzati, ma anche il modo stesso in cui formuliamo le nostre richieste di informazioni. ‘L’utente deve prepararsi a confrontarsi con un motore diverso rispetto a quello che utilizzava prima, quindi si chiede più, fa delle domande, ecco, più che magari utilizzare una ricerca per parole chiave’, spiega Bergamini, evidenziando come il linguaggio naturale stia sostituendo le query tradizionali.
Questo cambiamento pone sfide significative per le aziende che hanno costruito la loro visibilità online attorno ai tradizionali motori di ricerca. Con Google che ha registrato 2,7 miliardi di accessi giornalieri a gennaio 2025, la posta in gioco è altissima. ‘L’azienda deve essere presente, quindi deve avere i propri portali, siti web aggiornati per riuscire a rispondere a questa nuova esigenza, data da questo nuovo modo di ricercare informazioni da parte dell’utente medio’, sottolinea Bergamini.
La rivoluzione in corso non deve essere vista solo come una minaccia, ma anche come un’opportunità. ‘Non dobbiamo vederla come una minaccia, ma un’opportunità per essere presenti, anche su più mercati’, afferma Bergamini. Tuttavia, è chiaro che l’impatto sarà differente per utenti e aziende. ‘È più importante soprattutto per le aziende perché le aziende che prima magari erano visibili nel motore di ricerca con una ricerca tradizionale, oggi si devono adattare al cambiamento’, aggiunge l’esperto.
La transizione verso un modello di ricerca basato sull’intelligenza artificiale comporta anche un ripensamento delle strategie di content marketing e SEO. Le aziende dovranno concentrarsi maggiormente sulla creazione di contenuti che rispondano a domande specifiche e forniscano informazioni complete e contestualizzate, piuttosto che ottimizzare semplicemente per parole chiave specifiche.
Gli esperti del settore prevedono che nei prossimi anni assisteremo a una coesistenza di modelli di ricerca tradizionali e basati su AI, con una graduale transizione verso questi ultimi. Le implicazioni di questo cambiamento si estenderanno ben oltre il marketing digitale, influenzando il modo in cui accediamo alle informazioni, prendiamo decisioni d’acquisto e interagiamo con i brand online.
Per gli utenti, questa evoluzione promette un’esperienza di ricerca più naturale e conversazionale, con risposte più dirette e personalizzate. Per le aziende, rappresenta una sfida immediata che richiede adattamento e innovazione. Chi saprà anticipare e abbracciare questo cambiamento potrà trarne vantaggio, mentre chi rimarrà ancorato ai vecchi paradigmi rischia di perdere visibilità e rilevanza nel panorama digitale in rapida evoluzione.
